Sifan Hassan, la corsa all'oro

24 Settembre 2019

Arrivata in Olanda da rifugiata a quindici anni, vola dagli 800 alla mezza maratona: aprirà ai Mondiali di Doha sui 10.000, poi la seconda gara da scegliere tra 1500 e 5000


 

di Giorgio Cimbrico

Il luogo di nascita di solito ha un significato: quello di Sifan Hassan è Adama, un tempo Nazret (mutazione in lingua oromo dall’originale Nazareth), 1700 metri di quota, un centinaio di chilometri a sud di Addis Abeba, Etiopia. La Rift Valley, la cicatrice che incide l’Africa dalla regione dei laghi per dirigersi verso il Mar Rosso, non è lontana. Chi ha visto la luce attorno a quella fenditura ha avuto in sorte doni importanti anche quando le onde del destino hanno trascinato lontano da quell’altopiano.

Con il riconoscimento di rifugiata, Sifan approda nei Paesi Bassi quindicenne, nel 2008. Tre anni dopo, mentre ha iniziato un corso da infermiera, si fa attrarre da una mezza maratona organizzata a Eindhoven. Corre e vince in un’ora e 17. Lo stile è abominevole, un incrocio tra Emil Zatopek e Paula Radcliffe, ma le attitudini appaiono subito formidabili. Non resta che vederla in pista, con il caldo consiglio di non sbracciare troppo e di non adottare tattiche stravaganti: ancor oggi lo sgraziato gesto e il comportamento poco ortodosso non sono stati del tutto cancellati dal repertorio.

Quel che lascia il segno della 26enne dagli occhi profondi e dall’iride cromaticamente difficile da definire (verde? Gialla come quella di un felino? Con riflessi violetti?), è la prodigiosa adattabilità a tutte le distanze, dagli 800 metri ai 21 km, con un balzo di qualità scandito nell’ultimo anno, dopo il suo trasferimento al Nike Oregon Project ideato e diretto da Alberto Salazar, accompagnata in quest’avventura da Konstanze Klosterhalfen, la Twiggy del XXI secolo, la tedesca compaesana di Beethoven (Bonn è la città) che da atleta di passo si sta trasformando in mezzofondista capace di artigliare in lunghi finali in forte crescendo. Anche per la magrissima “Koko” strage di record, personali e tedeschi, tutti di fresco conio, dal miglio ai 5000: 4:21.11, 8:20.07, 14:26.76.

Il miglior modo per inquadrare Sifan, per definirla una delle stelle nel cast di Doha, è offrire lo “specchietto” dei suoi record: 1:56.81 negli 800, 2:34.68 nei 1000, 3:55.30 nei 1500, 4:12.33 nel miglio, 8:18.49 nei 3000, 14:22.12 nei 5000, 31:18.12 nei 10.000, 1h05:15 nella mezza maratona. Quello del miglio è record mondiale, strappato dopo 23 anni a Svetlana Masterkova, quelli dei 3000, 5000 e 21 km sono record europei. Il 12 luglio, a Montecarlo (uno dei suoi terreni di caccia favoriti) è passata ai 1500 in 3:55.30 ritoccando quel che ottenne, da lontana seconda, nella scia di Genzebe Dibaba annata 2015, quella dello stordente record del mondo 3:50.07.

Cittadina olandese dal 2013, al suo nuovo paese ha offerto i bronzi mondiali su 1500 e 5000 rispettivamente a Pechino e Londra, l’oro iridato indoor a Portland nei 1500 e i titoli europei a Zurigo sui 1500 e a Berlino sui 5000. Ultima eloquente uscita a Bruxelles: staccata dal gruppetto tirato senza respiro dall’etiope Letesenbet Gidey, si è rifatta sotto, ha saltato la pattuglia, provocando la scoppiatura di Hellen Obiri (e saldando così la sconfitta patita a Londra) e vincendo con un margine di tre secondi pieni su chi aveva provato a reagire.

VIDEO | IL SUCCESSO DI SIFAN HASSAN NEI 5000 METRI A BRUXELLES

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