Berlino: 4x100 settima nella serata finale

12 Agosto 2018

Herrera, Hooper, Siragusa e Alloh chiudono in 43.42 agli Europei. Staffetta maschile squalificata per un cambio fuori settore. Stecchi 11esimo nell'asta, 15esima Mattuzzi nelle siepi. Il 18enne Mondo Duplantis impressiona: 6,05!


 

di Nazareno Orlandi e Luca Cassai - interviste video di Alessio Giovannini

Nell’ultima serata ai Campionati Europei di Berlino, settimo posto in finale della staffetta 4x100 femminile italiana. Le velociste azzurre Johanelis Herrera, Gloria Hooper, Irene Siragusa e Audrey Alloh corrono il miglior tempo dell’anno a livello nazionale con 43.42, ritoccando nettamente anche il 43.74 della batteria. Niente finale invece per la 4x100 maschile con Federico Cattaneo, Fausto Desalu, Davide Manenti e Filippo Tortu, squalificati per il secondo cambio troppo lungo e quindi fuori settore dopo aver tagliato il traguardo della batteria al terzo posto in 38.82 (per Manenti anche una leggera distorsione alla caviglia sinistra) che sarebbe stato sufficiente per andare avanti. Ma la gara del giorno è l’esaltante sfida sulla pedana dell’asta, in cui è undicesimo Claudio Stecchi per saltare 5,50 con sicurezza prima di tre errori alla quota di 5,65 che sarebbe stato il personal best del 26enne fiorentino. Strepitoso il 18enne svedese Armand “Mondo” Duplantis, un fenomeno a superare tre volte il suo record mondiale under 20 in rapida successione: 5,95 e 6,00 per crescere ancora a 6,05, tutto alla prima prova. Ora è il secondo di sempre al mondo outdoor a livello assoluto. Ad accendere la competizione anche un altro giovane, il 21enne russo Timur Morgunov, con 6,00 alla prima. Sui 3000 siepi la 23enne Isabel Mattuzzi è quindicesima in 9:43.90, secondo tempo in carriera che segue l’ottimo 9:34.02 del turno eliminatorio. Il prossimo appuntamento con la rassegna continentale sarà nel 2020 allo stadio Charléty di Parigi, dal 26 al 30 agosto, dopo le Olimpiadi di Tokyo.

AZZURRE 43.42 - La 4x100 femminile è settima con il primato stagionale nella finale degli Europei, decimo crono italiano di sempre e miglior risultato azzurro dell’ultima serata di competizioni. L’assenza di Anna Bongiorni rimescola le carte rispetto al 43.63 dei Giochi del Mediterraneo di Tarragona e il quartetto che affronta il palcoscenico stellare dell’Olympiastadion è Johanelis Herrera, Gloria Hooper, Irene Siragusa, Audrey Alloh. Italia che fa il proprio dovere (43.42) sforbiciando oltre tre decimi al tempo della batteria di due ore prima (43.73) ma le medaglie abitano su un altro pianeta. L’oro, in particolare: 41.88 della Gran Bretagna, terzo titolo a Berlino per l’indomabile Dina Asher-Smith e terzo primato mondiale stagionale dopo i 100 e i 200. La britannica, nel complesso la più titolata di questa edizione degli Europei, si accoda alle uniche altre due sprinter della storia capaci di abbinare gli ori di 100, 200 e 4x100: Petra Vogt nel 1969 e Katrin Krabbe nel 1990. L’argento è dell’Olanda di Dafne Schippers (in prima frazione), 42.15, il bronzo della Germania (42.23) fa esplodere gli oltre quarantamila in tribuna. Per le azzurre, tre cambi tutto sommato dignitosi. 

“ABBIAMO CORSO IN SEI” - Herrera: “È un bellissimo compleanno grazie a questa finale (ha compiuto 23 anni ieri, ndr) e un ringraziamento speciale va ad Anna Bongiorni e Jessica Paoletta, che hanno corso con noi”. Hooper: “Contenta della mia frazione, soprattutto rispetto a quello che ho fatto nel primo turno. Molto meglio”. Siragusa: “Ho cambiato frazione rispetto a Tarragona. E la migliore gara dell’anno nella finale europea denota la nostra cattiveria. Per me era il sesto turno ma non ho sentito fatica perché ho corso insieme a loro (indicando le altre, ndr). Alloh: “Siamo un sestetto che può far bene indipendentemente da chi corra. Peccato non aver pizzicato il sesto posto ma siamo fiduciose e continuiamo a lavorare per il futuro”.

UOMINI SQUALIFICATI - Il patatrac al secondo cambio: il testimone fa fatica a lasciare la mano di Fausto Desalu per farsi agguantare da quella di Davide Manenti. Ai giudici non sfugge ed è inevitabile la squalifica della 4x100 azzurra per cambio fuori settore. A nulla, purtroppo, serve il ricorso presentato dalla squadra azzurra. La gioia per il ritorno in finale con tutte le quattro staffette dopo vent’anni da Budapest 1998, dura meno di dieci minuti. Già di per sé il tempo non era luminoso, ma sufficiente per sbarcare tra le migliori otto (38.82), terzi nella batteria vinta dalla Francia (38.62) sulla Polonia (38.64). Buono il primo passaggio del bastoncino tra Federico Cattaneo e Desalu, a dir poco difettoso il secondo e il terzo (Manenti-Filippo Tortu). Appena superato il traguardo, il primatista italiano dei 100 si porta la mano sul bicipite femorale. E Manenti ne esce claudicante per una botta a una caviglia. Al posto degli azzurri entra il Portogallo, quinto nella prima batteria, quella dominata dalla super Gran Bretagna di Ujah, Hughes, Gemili e Mitchell-Blake (37.84) davanti al 38.30 di Olanda e Turchia e al 38.94 della Repubblica Ceca. I britannici si confermano anche in finale ed è l'oro decisivo per scalzare dalla vetta del medagliere la Polonia. Il tempo è ancora più eclatante (37.80) con il più navigato Harry Aikines-Aryeetey in ultima frazione a sostituire Nethaneel Mitchell-Blake. Ramil Guliyev disegna una rimonta che si completa solo in parte per la sua Turchia, al primato nazionale di 37.98, quanto basta per ribaltare l'Olanda, anch'essa da record con 38.03. Gli azzurri, tempi alla mano, avrebbero dovuto sgretolare il primato italiano di Barcellona 2010 (38.17) per avere accesso alle porte del Paradiso.

ASTA: STECCHI UNDICESIMO - Alla sua seconda finale europea, dopo quella di sei anni fa, l’astista azzurro Claudio Stecchi si esprime vicino ai propri livelli stagionali. Il 26enne delle Fiamme Gialle apre con 5,30 e supera anche 5,50 alla prima prova, malgrado un imprevisto: è infatti chiamato a ripetere il suo salto e quindi affronta due volte la misura. Poi l’asticella sale a 5,65 ovvero cinque centimetri in più rispetto al primato personale del fiorentino, allenato da Riccardo Calcini e Vitaly Petrov, che quest’anno è arrivato a 5,52 outdoor e 5,55 in sala. Una quota a cui prova a cimentarsi, ma con tre tentativi infruttuosi: il primo solo abbozzato, gli altri due con errore in fase di valicamento. "L'obiettivo era essere in finale ma 5,50 non mi basta, non è la mia misura, dovevo fare almeno 5,65 - riflette Stecchi - Duplantis ha fatto una gara spettacolare, ma anche il russo Morgunov. Sono due talenti formidabili". 

SIEPI: MATTUZZI QUINDICESIMA - Lotta come sa e come può, Isabel Mattuzzi. Non è la stessa della formidabile batteria di venerdì (9:34.02, seconda azzurra di sempre) ma la 23enne trentina della Quercia Trentingrana seguita da Dimitri Giordani chiude a testa alta al quindicesimo posto nei 3000 siepi, con un tempo che è di nuovo inferiore al personale pre-Europei: 9:43.90. Stavolta la concorrenza ingrana tutt’altra marcia e soprattutto la tedesca Gesa Felicitas Krause (9:19.90) si esalta negli ultimi 150 metri, di fronte al proprio pubblico, per bissare il titolo di due anni fa. Mattuzzi è soddisfatta dell’avventura super positiva all’Olympiastadion ma non si accontenta: “Anche il tempo della batteria è molto migliorabile - scandisce - Oggi ero veramente stanca, con un po’ di esperienza in più sarei partita sotto ritmo per cercare di recuperare alla fine. C’è tanto da migliorare sulla riviera, lì qualche secondo riuscirò a sottrarlo al mio tempo”.

ASTA: UN "MONDO" DA RECORD, 6,05! - Solo una volta gli Europei erano stati baciati dai 6 metri: smack del russo Rodion Gataullin nel 1994 a Helsinki. E nessuno aveva mai perso pur domando la soglia dell’eccellenza assoluta. Stasera, nella gara dai contenuti tecnici più elevati dell’intera manifestazione, “Mondo” Duplantis e Timur Morgunov hanno spostato i confini più in là. Non ce ne vorrà il russo-neutrale, ma la scena è soprattutto per Armand Duplantis, diciott’anni, oro agli Europei U20 di Grosseto un anno fa, nuovo campione europeo con un siderale 6,05, record del… mondo di categoria e secondo essere umano di sempre nell’asta all’aperto. Il cielo più in alto di Duplantis l’ha toccato soltanto Sergey Bubka (6,14). Tutti gli altri (Tarasov, Markov, Lavillenie) si sono “fermati” outdoor al suo stesso 6,05. È un’altra giovanissima stella che luccica nel firmamento europeo insieme a Jakob Ingebrigtsen, oro nei 1500 e nei 5000. Fresco di titolo mondiale juniores a Tampere, lo svedese di sangue americano da parte di papà Greg (che saltava 5,80) aggiunge dodici centimetri al suo primato mondiale under 20 in una finale pazzesca. L’ultimo errore (l’unico) lo commette a 5,80. Caso rarissimo di imperfezione, perché per il resto è impressionante: 5,85, 5,90, 5,95, 6,00, 6,05, tutti di fila, tutti al primo tentativo. Da non credere. Il biondo corre ad abbracciare papà, che a casa, in Louisiana, lo fa saltare sulla pedana allestita in giardino. Deve inchinarsi anche il vincitore di tre delle ultime quattro edizioni Renaud Lavillenie (5,95, mai nessuno terzo con questa misura), e non soltanto a Duplantis ma anche al russo-neutrale Morgunov, 21 anni, che più a sorpresa si fionda nell’élite dei 6 metri con otto centimetri di progresso e tanta personalità nel “passare” quota 5,95 per piombarsi direttamente verso lo stargate. Perdere l’oro pur saltando sei metri, ci vuole coraggio al solo pensarlo. Ma il Mondo va così...

POLONIA PADRONA DEI LANCI - Il poker è servito. Quarto titolo europeo consecutivo per Anita Wlodarczyk, dominatrice del martello ormai da un decennio. Sulla pedana del suo primo record mondiale, quello della rassegna iridata nel 2009, la polacca risolve la gara in suo favore già al secondo turno con un inarrivabile 76,50. Poi va in crescendo: 77,82 e 78,94 ma anche il quinto tentativo è sopra i 78 metri con 78,55. È il quarto oro nei lanci della Polonia che qui piazza tre atlete nelle prime quattro: per l’argento si inserisce la francese Alexandra Tavernier al primato nazionale di 74,78 in apertura mentre il terzo posto è di Joanna Fiodorow (74,00), quarta invece Malwina Kopron (72,20) che era stata di bronzo a Londra della scorsa stagione. L’unico a graffiare la sabbia oltre i 17 metri nel triplo è il 34enne portoghese Nelson Evora, per la corona che gli mancava: oro a Mondiali e Olimpiadi nel biennio 2007-08, ha vinto le ultime due edizioni degli Europei in sala, mai quelli all’aperto prima di stasera. Deve però attendere il quinto salto a 17,10 (-0.1) per aver ragione dell’azero di origine cubana Alexis Copello (16,93/+0.1) con il greco Dimitrios Tsiamis (16,78/-0.1) sul gradino più basso del podio.

MUIR-HASSAN SU PISTA - Due finali del mezzofondo femminile una dopo l’altra nel programma orario (1500-5000) e quindi nessuna possibilità di doppiare. C’è solo da scegliere dove giocarsi le proprie carte: la britannica Laura Muir punta sul miglio metrico e va a segno, per la sua prima medaglia internazionale all’aperto, che è d’oro, con una progressione vincente negli ultimi due giri (4:02.32). Volata in rimonta della polacca Sofia Ennaoui, argento in 4:03.08, e l’altra britannica Laura Weightman difende con grinta il terzo posto (4:03.75). La fresca primatista europea dei 5000, l’olandese Sifan Hassan, si concentra invece su questa distanza ed esce allo scoperto nell’ultimo chilometro. Quando sta per suonare la campana della tornata finale scatta l’israeliana Lonah Chemtai Salpeter, la campionessa dei 10.000, che però sbaglia clamorosamente il conto dei giri. Un errore fatale, a cui si aggiunge la beffa della squalifica dopo il quarto posto finale per un’infrazione di corsia a inizio gara. Il cambio di marcia della Hassan non trova rivali (14:46.12), lontane la britannica Eilish McColgan (14:53.05) e la turca-keniana Yasemin Can (14:57.63), dall’oro di due anni fa al bronzo di oggi.

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