Una storia al giorno

18 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

18 febbraio. Kamila Skolimowska: la precocità in tutto, anche nella morte. Se n’è andata cinque anni fa, poco più che ventiseienne, invitando a riesumare lo spettro di Wolfgang Amadeus Mozart che a 17 anni (l’età di Kamila nel suo momento più alto) compose un capolavoro compiuto (Mitridate re di Ponto), l’anticipo degli altri grandi titoli della sua produzione teatrale. C’è qualcosa di musicale anche nel momento più alto della vita breve di Kamila: “Quando entrai nello stadio, era il momento della premiazione di Robert Korzeniowski: l’inno polacco mi diede coraggio”.

Sydney 2000 rappresentava la prima volta del martello donne ai Giochi e i preliminari della gara coincisero con un episodio singolare e piuttosto spiacevole: la romena Mihaela Melinte, dominatrice della prima era delle “trottoline”, si presentò in pedana per esserne velocemente allontanata. “Risulta che non hai superato un esame antidoping”, le disse un giudice indicando l’uscita. Mai vista e mai più rivista una cosa del genere.

Kamila, la ragazza dalle forme generose e dal viso largo e simpatico, aveva 17 anni e 331 giorni e pescò il miglior lancio della sua breve carriera al terzo turno, 71,16, scavalcando la russa Olga Kuzenkova e finendo per essere la prima e l’unica a superare la fettuccia importante. Era dal ’72, con Ulrike Meyfarth, che una medaglia d’oro olimpica non finiva nelle mani di una minorenne. Il successo ebbe delle prevedibili conseguenze: tre settimane dopo, ai Mondiali juniores di Santiago del Cile, Skolimowska finì fuori in qualificazione fornendo la più clamorosa delle accoppiate di segno diverso.

Argento e bronzo agli Europei del 2002 e del 2006, in grado di allungare sino a 76,83 all’inizio del 2007, seguita dal padre, gigantesco ex-sollevatore di pesi, venne abbattuta da un fulmine all’inizio del 2009 mentre si allenava nel sud del Portogallo: Vila Real de Santo Antonio è stata la sua ultima tappa terrena. Si parlò di un improvviso e fatale attacco cardiaco, venne ipotizzata un’embolia polmonare e, inevitabilmente, venne portato in scena lo spettro del doping senza che luce piena fosse mai fatta.

Giorgio Cimbrico

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