Una storia al giorno

12 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

12 febbraio. I dieci giorni che, al coperto, cambiarono il miglio metrico e quello imperiale possono essere considerati la prova generale di quel che Hicham el Guerrouj avrebbe combinato nel futuro, senza un tetto sopra la testa. Tutto ebbe inizio il 2 febbraio ’97, a Stoccarda, quando il marocchino dagli occhi profondi e dal passo fatato iniziò a erodere i domini dell’algerino Noureddine Morceli demolendo il record mondiale di 3”, portandolo a un 3’31”18 che odorava di aria aperta, lasciandosi alle spalle, a 1” e poco più, Haile Gebrselassie che sulle pistine sapeva mordere anche su distanze corte. “Potevo correre più forte, scendere sotto i 3’30”, ma ero d’accordo con il mio allenatore che, con il record ormai in mano, avrei alzato il piede dall’acceleratore. Ci sono altre gare nel mio carnet di impegni”.

E infatti dieci giorni dopo, il 12 febbraio di 17 anni fa, Hicham tornò in pista a Gand, la città di Carlo V, e divenne imperatore (o sultano?) anche del miglio chiudendo in 3’48”45, un secondo abbondante sotto uno dei record storici dell’atletica al coperto: da quattordici anni era in mano a Eamonn Coghlan, l’irlandese popolarissimo nelle arene Usa. Un “maestro dei legni”, come dicono gl americani, e una specie di mini-Bannister: il primo a scendere sotto i 3’50” sugli otto giri e qualcosa.

Se a Stoccarda el Guerrouj si era trovato Gebre alle calcagna, a Gand cavalcò da purosangue solitario, in lotta con l’orologio, affibbiando quasi 6” al belga Impens. Proprio su un anello indoor il marocchino aveva fatto il suo debutto importante – vittoria ai Mondiali di Barcellona ’95 - quando alcuni sperimentati suiveur furono colpiti da quell’eleganza, da quell’efficacia,e caddero in amore per quel ragazzo dai modi gentili e dalla fede solida. E a Parigi-Bercy, tre settimane dopo Gand, Hicham conquistò il secondo dei suoi tre titoli indoor.

Dopo l’accoppiata al coperto, si trattava di risolvere una volta per tutte il derby del Maghreb. Sia nel ’98 che nel ’99 Hicham scelse come teatro dei suoi assalti il Golden Gala dell’Olimpico cancellando Morceli, l’ostacolo contro cui era andato a cozzare nel suo primo assalto olimpico, ad Atlanta. Nessuna metafora: Hicham urtò l’algerino, cadde, pianse. A Roma, 3’26”00 e 3’43”13: nessuno ha saputo far meglio di chi avrebbe chiuso solo nel 2004 il suo lungo inseguimento all’oro olimpico che ad Atene finì per rendere doppio. Pianse anche allora, in preda a una gioia estatica.

Giorgio Cimbrico

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