Una storia al giorno

04 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

4 febbraio. Se Peter Jackson non avesse affidato a Cate Blanchett il ruolo della principessa degli Elfi, Kajsa Bergqvist avrebbe avuto buone chances di finire nel cast del “Signore degli Anelli”. Bionda, sottile, eterea, Kajsa merita spazio nel nostro quotidiano almanacco per quanto seppe fare giusto otto anni fa a Arnstadt, cittadina della Turingia che organizza un intrattenimento di salto in alto al coperto che ha saputo dare molti frutti. Nella palestra intitolata a Friedrich Ludwig Jahn, proprio come lo stadio berlinese di tanti record targati Ddr, la biondina di Sollentuna impiegò nove salti, con un solo errore a 2,05, per scavalcare 2,08, conquistare il record del mondo indoor, portarsi a un centimetro da quello assoluto e romano di Stefka Kostadinova che al momento aveva già superato la maggiore età e che quest’anno è avviato al 27° anniversario.

Tra gli spettatori dell’impresa, la tedesca Heike Henkel, assai attiva nella lotta al doping e agli imbroglioni che da 14 anni, con 2,07, regnava sul mondo coperto da un tetto. La Germania fu sempre generosa con Kajsa: nel 2003, ad Eberstadt - dove la classica competizione dedicata esclusivamente all’alto ha prodotto i record mondiali di Wszola e di Zhu e un’interminabile collezione di grandi voli – aveva saputo scalare 2,06 entrando nel Parnaso della specialità e diventando la favorita per i Giochi di Atene. Ne venne tagliata brutalmente tagliata fuori quando, l’anno dopo, la rottura del tendine d’Achille fece temere che le sue ascensioni fossero finite. Riuscì miracolosamente a riprendersi e, nata il 12 ottobre, seppe ancora andare alla scoperta di se stessa. L’esplorazione la portò alla conquista del titolo mondale a Helsinki 2005, mettendo le mani su quel che rimane il massimo alloro della svedese che, come tanti altri connazionali, a cominciare da Bjorn Borg, ha preferito il regime fiscale di Montecarlo a quello assai severo praticato in patria.

Giorgio Cimbrico

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