Una storia al giorno

02 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

2 febbraio. From gun to tape, dalla pistola alla linea del traguardo: è un bel modo inglese per inquadrare chi in testa parte e in testa arriva, ed è quello che fece Filbert Bayi quarant’anni fa nei più grandi 1500 che siano stati corsi. Record mondiale, lui, sotto il vecchio record John Walker, quarto, quinto e settimo tempo all time per Ben Jipcho, Rod Dixon e Graham Crouch. Il teatro fu lo stadio di Christchurch, dedicato a una Elisabetta II non ancora cinquantenne; l’occasione, i decimi Giochi del Commonwealth.

Bayi era un corridore leggero, quasi aggraziato, veniva da Arusha, posta sulla strada, spesso dissestata, che unisce Nairobi a Dar es Salaam, capitale della Tanzania, nata dal vecchio Tanganyka e dall’unione con Zanzibar. In assenza di lepri, Filbert, che indossava un maglietta bianca e calzoncini verdi, scandì il ritmo in prima e assoluta persona offrendo 54”9 ai 400 e facendo seguire al velocissimo passaggio due “quarti” in 57”3 e in 58”6. Aveva un vantaggio largo che venne valutato in una quindicina di yards ma in cuor suo sapeva che l’ultimo giro si sarebbe risolto in un’aspra lotta: Walker, l’All Black dall’andatura selvaggia, gli aveva negato il podio degli 800 ed era capace di un pericolo serrate finale. Andò esattamente così: John volò gli ultimi 400 in 54”4, un secondo meno del tanzaniano che tenne la piccola dote di tre decimi. Per Bayi il crono manuale annunciò 3’32”2 (in realtà 3’32”16), nove decimi meglio del tempo di Jim Ryun nel suo formidabile ’67 quando l’americano strinse nelle mani lo scettro del miglio metrico e di quello imperiale. In 3’32”5 (3’32”52) Walker divenne il secondo uomo di sempre. Jipcho, che aveva vinto i 5000 in fondo a una drammatica volata con Brendan Foster, fu cronometrato in 3’33”1, Dixon in 3’33”9, Crouch in 3’34”2. Mike Boit in 3’36”8 vinse la gara degli altri. 

Poco più di un anno dopo, a Kingston, Bayi strappò a Ryun anche il record del miglio (un piccolo decimo: 3’51”) in fondo a un’altra gara magnificamente frequentata: alle sue spalle, Marty Liquori, Eamonn Coghlan, Rick Wohlhuter, Tony Waldrop. Il record ebbe vita breve: Walker tre mesi dopo lo demolì a Malmoe, scendendo sotto i 3’50”. I Giochi di Montreal promettevano un appassionante faccia a faccia ma l’Africa boicottò per i legami rugbystici che continuavano a unire la Nuova Zelanda al Sudafrica messo al bando per apartheid. Walker ebbe via libera e probabilmente il verdetto sarebbe stato identico anche con Filbert in pista: la malaria lo aveva debilitato nei mesi che precedevano l’appuntamento mancato. Quattro anni dopo, a Mosca, Bayi provò a ripercorrere i sentieri selvaggi tracciati da Kip Keino a Monaco ‘72, puntò sulle siepi e incassò netta sconfitta dal quel buonanima di Bronislaw Malinowski: secondo, a 3” dal polacco, con la consolazione di essere il primo tanzaniano a salire sul podio olimpico. In patria ha fondato scuole, si è battuto contro la miseria e l’Aids usando lo strumento che conosce meglio: la corsa.

Giorgio Cimbrico

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