Una storia al giorno

28 Luglio 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

28 luglio. Saltando 1,92, quattro anni prima, la prodigiosa adolescente Ulrike Meyfarth aveva eguagliato il record del mondo. A Montreal, 37 anni fa e un ciclo olimpico dopo, scavalcando un centimetro in più, Rosemarie Witschas coniugata Ackermann ottenne “solo” il record dei Giochi. La responsabilità era solo sua: da un’edizione all’altra, quella che tutti chiamavano la ragazza di Cottbus (ma nei documenti è scritto Lohsa, Sassonia) aveva alzato il record sino a 1,96, iniziando a lanciare l’ultimo hurrah dell’incomparabile stile ventrale che ebbe con lei un crepuscolo molto dorato.

Rosemarie aveva 24 anni e di un anno più giovane era Sara Simeoni che alla stessa misura, 1,91, soffiò l’argento alla bulgara Yordanka Blagoeva, brevemente primatista del mondo e entrata nella cronaca sospetta dei Giochi di Monco di Baviera per quel nullo-non nullo a 1,90 che avrebbe potuto cambiare lo stato delle cose: l’asticella ballonzolò, rimase sui ritti, cadde. Una ripresa “dietro le quinte” rivelò che un giudice tedesco aveva assestato un calcio ai sacconi. E non fu l’unica ombra calata sull’Olympiastadion.

La vittoria di Rosemarie può esser intesa in due modi diversi: la conferma di un dominio che, di lì a tredici mesi, avrebbe portata la campionessa della Ddr a eguagliare, 65 anni dopo, George Horine e la nascita della serena e magnifica rivalità con Sara.

Il primo dei percorsi porta, per successive tappe e progressi, al pomeriggio del 26 agosto 1977 all’Olympiastadion di Berlino, allora Berlino Ovest, quando dopo sette salti Ackermann divenne la prima donna a varcare i cancelli dei 2,00 approfittando subito dopo,  in quel momento di grazia, a portar via lo scalpo appeso a 2,02.

Il secondo conduce alla collina di Praga, il 31 agosto 1978, quando Sara bissò il 2,01 bresciano di inizio mese e, in fondo a una sfida scandita dal disperato gesto della tedesca all’errore decisivo, stabilì che la successione sul trono era una realtà. Non fu una guerra feroce: Sara non era Elisabetta e Rosemarie non era Maria Stuarda. Tensioni e sorrisi. Nello sport esistevano ancora le buone maniere. Rosemarie provò a ribellarsi al fato e al nuovo potere a Torino, l’anno dopo, e strappò l’ultima vittoria. A Mosca la resa sarebbe stata totale.

Giorgio Cimbrico



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