Una storia al giorno

27 Luglio 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

27 luglio. E’ il caso di tagliare in tre sostanziose fette la torta di un giorno di assoluta bulimia. Usando vecchie maniere ormai obsolete, diamo la precedenza a una delle grandi signore dell’atletica, a Ingrid Kristiansen che ventotto anni fa diede un nuovo senso ai giovani 10000 usando il palcoscenico di casa del Bislett, scendendo, prima della storia, per 58 centesimi sotto i 31’, offrendo una seconda parte più veloce della prima: a palmi, 15’34 e 15’24”. Ingrid, donna colta, simpatica, affabile, con due magnifici figli dai sottili capelli biondi, di lì a un anno avrebbe usato i Games di Oslo per dare al record una sberla colossale: da 30’59”42 a 30’13”74, con un secondo 5000 vicinissimo ai 15’. Wang Junxia avrebbe fatto meglio, molto meglio, nel ’93 sia nel lungo segmento finale che nel totale con un irreale 14’26’, per chiudere in 29’31”78. Erano gli anni del Reparto Rosso Femminile, di Ma Yuren e del sangue di tartaruga. Mah.

Un flash back riporta al Bislett, ancora a quella sera dell’85 e alla gara che precedette il recital di Ingrid: i 5000 di Said Aouita e di uno dei più millimetrici progressi registrati in una gara di mezzofondo prolungato. Nello stadio delle meraviglie, Dave Moorcroft aveva scosso correndo all’improvviso in 13’00”41 e riportando in Europa il limite a dieci anni da Puttemans. Il marocchino buono per tutte le distanze prese di persona la testa ai 3000, passati in 7’51”, non la mollò più (a parte il passaggio ai 4800, quando Sydney Marre mise il naso davanti) e chiuse, soffrendo, con un centesimo di margine sul britannico trascinando il sudafricano/statunitense a 13’01”15, al tempo terzo all time. In gara, quella sera, anche Francesco Panetta, ottavo, appena al di là dei 13’20”, e Franco Boffi, diciottesimo. Il muro dei 13’ sarebbe stato scalato e superato da Said due anni dopo all’Olimpico romano: difficile dimenicare l’occhiata feroce che diede al tabellone mente suonava la campana: segnava qualcosa più di 12’ e l’ultima tornata fu bruciata in 57”4 per il 12’58”39 che regalò alla distanza una nuova dimensione.

Per la terza parte di questo giorno memorabile, necessario spostarsi in Vecchia Castiglia, a Salamanca, e  spostare l’indice della macchina del tempo inventata da Herbert George Wells al 1993 quando, concedendosi con molta parsimonia, Javier Sotomajor scalò 2,45: 2,23 alla prima, 2,32 alla prima, 2,38 alla prima, 2,45 alla seconda, dice il verbale di gara. E altro è inutile aggiungere alla serata dell’uomo volante di Limonar. Due controlli lo avrebbero trasformato in Icaro, bruciando quelle ali.  

Giorgio Cimbrico



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