4 luglio. Lo spunto è lungo 26’31”32, il record mondiale di Haile Gebrselassie di sedici anni fa, ma in realtà il tema centrale è la pista del Bislett, a luglio giardino delle delizie per chi decide di percorrerla di buona e forte lena per venticinque volte. La documentazione fotografica in bianco e nero, di questi e di altri mirabili limiti ottenuti nel sacrario norvegese, era conservata in cornicette da pochi soldi che si incontravano salendo nella rustica sala stampa, dove era possibile prepararsi hot dog in totale autonomia.  

L’iniziatore è Ron Clarke: è grazie all’aussie che il 14 luglio 1965 si trasforma in un confine storico. Aveva già migliorato, con un ritocco di 1”6, il 28’15”6 casalingo dell’estate australe del ’63 (ma il 28’14” di Turku non andò a libro per singolari questioni burocratiche: Ron non aveva il permesso di correre…), ma a Oslo, in una recita che si trasformò in sonata solistica per piedi e cuore, frantumò se stesso e tutto quanto era stato scritto in precedenza, prima con 26’47” alle 6 miglia e soprattutto, subito dopo, con il 27’39”4 (13’45”+13’54”4) che Lasse Viren avrebbe migliorato di un secondo spaccato nella finale olimpica di Monaco ‘72.

Il secondo capitolo venne scritto il 10 luglio di vent’anni fa da Yobes Ondieki che forzò i cancelli dei 27’ chiudendo in 26’58”38, in fondo a una prova di rara regolarità: a mezza via era transitato in 13’28”1. Alle sue spalle finì, in un formidabile 27’16”, un altro kenyano, timido e di scarsa fama, William Sigei, che porta di peso al terzo capitolo della saga, andato in onda un anno dopo, il 22 luglio, quando Sigei diede una solenne scrollata: 26’52”23, con una seconda parte in 13’20” in cui persero le sue tracce Kiptum, Quintanilla, Nizigama e il 24enne Paul Tergat. Sigei parlava uno stentatissimo inglese e si disse felice di aver messo le mani su un bel gruzzolo: gli avrebbe permesso di acquistare gli armenti necessari per prender moglie.

Con il Gebre del luglio ’97 il Bislett saluta un altro passaggio epocale: il record di Salah Hissou è migliorato di 7” e soprattutto l’etiope sorridente fornisce due metà in 13'16” e 13’15”, indicando nuove frontiere. Su quel crinale si sarebbe mosso Paul Tergat impadronendosi del record con la prima incursione sotto i 26’30” e con una seconda parte in 13’10”: capitò cinquanta giorni dopo su un’altra pista sacra per i 10 km, quella dell’Heysel, ora Re Baldovino, di Bruxelles. La strada per l’indimenticabile testa a testa di Sydney 2000 era stata tracciata.  

Giorgio Cimbrico

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