Un giorno, un'impresa

03 Luglio 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

3 luglio. Alle 21:25 di trentatre anni fa, all’Arena napoleonica di Milano, Edwin Moses migliorò per la terza volta il suo record mondiale dei 400hs e demolì Harald Schmid. Quella Notturna fu molto buia per il baffuto tedesco, che tre anni prima a Berlino aveva avuto l’ardire di lasciarsi alle spalle il gran sacerdote degli ostacoli,  molto luminosa per l’uomo di Dayton, Ohio, che, senza ricorrere a iperboli, quella sera vinse l’oro che non avrebbe conquistato ventitre giorni dopo a Mosca: quella medaglia molto sottile e poco preziosa sarebbe toccata al Ddr Volker Beck in 48”70. Dal ’64 una finale olimpica non si vinceva con un tempo del genere.

Il risultato di quel giorno, nel vecchio tempo milanese: Moses 47”13 (32 centesimi di progresso su quanto aveva firmato tre anni prima a Los Angeles), Schmid 49”02, Andre Phillips 50”13. I distacchi danno il senso dello sbaragliamento subito da chi aveva sfidato colui che era l’Imbattuto e che si stava trasformando nell’Imbattibile. Lo score finale (187 volte in pista per 178 vittorie) offre il senso di una carriera, di un dominio, di un destino.

Ed, campione olimpico a 21 anni a Montreal (per ridare agli Usa una corona perduta nel ’68 e nel ’72, appuntamenti dai quali gli americani erano usciti con una medaglia su sei), campione virtuale a Mosca, campione con ogni crisma a Los Angeles, ancora capace di salire sul podio, terzo, a Seul, e di correre in 47”56, lasciando a quattro decimi Kevin Young, migliorò il suo tempo meneghino nell’83 a Coblenza, portandosi a un passo, 47”02, dalle porte che Young avrebbe varcato a Barcellona. Era a poco più di mezza via del suo periodo di dominio, un decennio in cui infilò 122 vittorie consecutive  e che si chiuse nell’estate dell’87 a Madrid. Per usare il titolo di un capolavoro di John Ford, l’Uomo che Uccise Liberty Valance fu Danny Harris che gli giunse dannatamente vicino, a due centesimi, nella finale mondiale di Roma. Schmid finì negli immediat pressi.

L’uomo che difficilmente balbettava in gara, ebbe vistose incertezze quando recitò il giuramento dell’atleta ai Giochi di Los Angeles, ma in realtà una delle immagini più singolari – e buffe - è il piccolo capolavoro di un sconosciuto fotografo che lo riprese mentre incespicava su una catenella alta a dir tanto due palmi. Anche il re degli ostacoli può cadere in qualche incertezza.

Giorgio Cimbrico



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