Un giorno, un'impresa

30 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

30 giugno. Un anno fa, Trials Olimpici di Eugene, Allyson Felix corre i 200 in 21”69, diventa la quarta donna e fornisce il sesto tempo di sempre, offre una prestazione che non veniva registrata da 14 anni: 21”62 di Marion Jones ai 1800 metri di quota di Johannesburg. Le onde del destino hanno colpito tutte coloro che precedono la piccola regina di Londra 2012: Florence Griffith è morta prima dei 40 anni, Marion Jones è finita a capofitto nello scandalo Balco, ha conosciuto anche la galera ed è stata spogliata delle medaglie conquistate a Sydney, Merlene Ottey ha assaporato il gusto amaro di molte sconfitte, in pista e fuori, trasformandosi in una raminga.

Vedere Allyson costringe a uno dei più profondi flashback che siano consentiti: all’ingresso della Valle dei Re, nei pressi di Luxor, Alto Egitto, un potente funzionario decise di farsi costruire una sepoltura degna del suo datore di lavoro, il faraone. L’attrattiva principale di questa tomba è un affresco su cui il tempo non ha calato i suoi artigli: un gruppo di fanciulle dall’acconciatura a treccine, dal seno piccolo, dai corpi delicati e nervosi sono riunite in un gruppo festoso. Ciascuna di essere appare come una deliziosa progenitrice della velocista californiana dal piedino così leggero e potente da apparire come un dono divino.

Allyson aveva due anni quando Marita Koch a Helsinki ’83 conquistò tre titoli mondiali nella stessa edizione. Avrebbe eguagliato l’impresa nel 2007 a Osaka e avrebbe esteso la collezione di titoli iridati sino a quota 8 sfruttando nella staffetta veloce le qualità di sprinter che aveva palesato sin dal suo apparire sulla scena internazionale: vittoria sui 100 ai Mondiali giovanili di Debrecen 2001. Per due edizioni dei Giochi, a Atene e a Pechino, la sua nemesi ha portato il nome della giamaicana Veronica Campbell che l’ha spedita due volte sul secondo gradino del podio.

Per Londra, piuttosto agevole scomodare una parola impegnativa come “apoteosi”: l’oro molto inseguto sui 200, con un’altra discesa sotto i 22”, e quelli delle due staffette. Nella veloce, un momento storico: dopo quasi 27 anni, cade il record delle implacabili Ddr Gladisch, Auerswald, Rieger, Goher, il 41”37 di Canberra ’85, nello stesso 6 ottobre del leggendario 47”60 di Marita Koch. Il miglioramento, in realtà, è una demolizione: 40”82 e a Allyson tocca la frazione riservata ai grandi e alle grandi, la seconda, dove far esplodere i piedi fatati. Nel suo caso, i piedini.

Giorgio Cimbrico



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