Un giorno, un'impresa

19 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

19 giugno. Nello stesso giorno, diviso da otto anni, due finlandesi riscrissero la storia dei 5000 anticipando un’accoppiata di spinose vittorie olimpiche. Inizia Paavo Nurmi, nel 1924, sulla pista del Giardino zoologico di Helsinki: nella parte centrale, scrutando il cronometro che tiene stretto in mano (una necessità? un vezzo?), è un metronomo, in una successione di giri tra i 70” e i 71” e un’ultima tornata in 62”7.  Per il Grande Taciturno, 14’28”2, con 7” di progresso: meno di un’ora prima aveva portato il record mondiale dei 1500 a 3’52”6. Era la prova generale per Parigi dove l’orario non concedeva pietà.

Nurmi, normalmente ombroso, andò ai Giochi molto incavolato: il ritorno di Ville Ritola da un lungo e finanziariamente fruttuoso soggiorno negli Usa lo aveva privato del record mondiale dei 10000 e di un posto in squadra sulla distanza di cui era campione uscente. A Colombes, il 10 luglio, dopo che i dirigenti finlandesi avevano ottenuto che i trenta minuti di intervallo tra le due finali si dilatassero a un paio d’ore, vinse i 1500 un secondo sopra il fresco record, non si curò degli applausi e di chi gli assiepava attorno, corse negli spogliatoi per riemergerne poco prima del via dei 5000, dopo essersi concesso un riposo di tipo …napoleonico. Fu un lungo duello con l’odiato Ritola che si piazzò sui suoi calcagni, provando nel finale ma trovandosi a fronteggiare un ritmo senza tremori, anche al momento dell’ultimo disperato assalto. Il gesto di Paavo, che alla campana dà un’ultima occhiata al cronometro prima di gettarlo sull’erba, non fa parte di un repertorio mitologico. Cronaca del tempo diventata storia. Il “fantasma di Finlandia” (uno dei soprannomi di Nurmi) la spuntò per due decimi. O di un metro e mezzo.  

Otto anni dopo, il record mondiale dei 5000 era sempre quello e nella stessa città, sulla stessa pista, Lauri Lehtinen portò un deciso assalto a uno dei capolavori di Paavo che, accusato di professionismo e rifiutato dai “signori degli anelli” per la maratona olimpica di Los Angeles, stava per uscire di scena. il limite cambiò padrone subendo un violentissimo progresso: 14’17” per il giovanotto che non aveva ancora 24 anni e veniva da Porvoo, nel sud, e che ricevette un buona mano sia da Lauri Virtanen che da Volmari Iso Hollo che in 14’18”3 divenne il secondo di tutti i tempi. Di passaggio Lehtinen distrusse anche il record delle tre miglia: 13’50”7 conto i 14’02” di Nurmi.

Meno di due mesi dopo, sulla pista del Coliseum, Lauri si trovò a fronteggiare il sorprendente e coraggioso Ralph Hill, nativo dell’Oregon. Messo alle strette sul rettilineo finale, il finlandese obbligò l’americano all’esterno per chiuderlo poi verso la corda quando Hill provò a cambiar traiettoria. Il pubblico ululò a lungo prima di venir zittito dallo speaker: “Rispettate i nostri ospiti”. I dirigenti Usa non presentarono reclamo e i due vennero classificati con lo stesso tempo, 14’30”. Al momento della premiazione, Lehtinen invitò Hill a salire sul gradino più alto, al suo fianco, ma l’americano rifiutò. Accettò solo uno stemmino finlandese che si trasformò nel souvenir della sua giornata di gloria, un ricordo che lo accompagnò nei lunghi anni passati nella sua fattoria.

Giorgio Cimbrico



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