Un giorno, un'impresa

09 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

9 giugno. Settantatre anni fa il governo norvegese chiede l’armistizio e si arrende all’invasore tedesco che investe il paese con un poderoso e fulmineo blitz al quale assiste un inviato molto speciale, Indro Montanelli. Cosa c’entra con le storie quotidiane dell’atletica? C’entra, perché tra coloro che aderiscono al regime collaborazionista di Vidkun Quisling (diventato proverbiale, quando si parla di stati fantoccio), c’è Charles Hoff che definire sorprendente, bizzarro, controverso, dà solo una vaga idea del personaggio.

Hoff era un astista ma anche un talentuoso tuttofare, un poliedrico. Nel 1924 avrebbe potuto diventare il primo non americano a conquistare l’oro olimpico ma un infortunio lo costrinse a rinunciare alla pedana, non alla pista parigina di Colombes: corse i 400 (che sarebbero diventati il carro di fuoco su cui salì Eric Liddell), eliminato in semifinale in 48”8, e conquistò la finale degli 800, ottavo e ultimo in 1’56”7. Non male per un saltatore.

In quel momento era primatista mondiale con 4,21, un limite che avrebbe portato sino a 4,32 nel 1931 dopo essersene infischiato delle regole amateur ed essersi esibito a pagamento. In una sua vecchia opera Roberto L. Quercetani racconta che Hoff alternava salti a canzoni, accompagnandosi con il banjo, nello stile di Al Jolson. Nel ’26, durante un lungo tour americano, realizzò 11 record mondiali indoor, nessuno dei quali ovviamente riconosciuto, così come i due all’aperto centrati in patria. Qualcuno fa notare che in realtà Hoff non fece che creare quelle serate “salti e musica” che spesso movimentano l’inverno. Impressionante anche la messe dei record nazionali, con incursioni di rilievo (7,32) nel lungo.

Con un volto duro e freddo e animato da un vitalismo dannunziano, fondò Sportsmanden, un giornale dai titoli sensazionali sul genere di quelli che aveva sfogliato in America, per passare poi a Oslo Illustrerte e a Fritt Folk, il giornale del partito di estrema destra di Quisling. Dopo la nascita del regime collaborazionista, sii propose come vertice della Confederazione Nazionale dello Sport, che occupò dal 1942 al 1944 e fu sottosegretario nel Minisitero del Lavoro e dello Sport, sognando una civiltà ideale in cui le doti fisiche si unissero a contenuti spirituali. Anche  tedeschi finirono per guardarlo con sospetto. Quisling venne impiccato subito dopo la guerra, Hoff fu processato , prese nove anni di lavori forzati e dopo averli scontati, tornò a scrivere firmando, con lo pseusodonimo di Texas Bang, anche un romanzo giallo. E’ morto nell’85.

Giorgio Cimbrico



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