Un giorno, un'impresa

16 Aprile 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

16 aprile. A Washington, distretto di Columbia, si festeggia l’Atto di Emancipazione che non rese i neri uguali ai bianchi ma segnò l’inizio di una strada che si snoderà per un secolo, sino ai giorni dell’ottenimento dei diritti civili. Quel provvedimento voluto da Abraham Lincoln, e lontano 150 anni, è importante anche per il nostro mondo, è la chiave che apre le prime serrature. Sino a quel momento gli unici sport permessi ai neri erano la boxe a pugni nudi, per deliziare i proprietari terrieri che fumavano sigari sottili, e la corsa… campestre campi, per sfuggire, inseguiti dai cani, una vita di eterna servitù.

Quando in qualche biografia leggiamo che i parenti prossimi di Jesse Owens erano schiavi dell’Alabama, quasi non facciamo caso, commettendo un peccato di superficialità. O non comprendendo sino in fondo, E così, oggi, è piacevole rivederli tutti, in un vorticoso flash back dove volti e immagini si sovrappongono e tra i tanti e le tante si fanno largo le spalle larghe e il volto sorridente di Rafer Johnson, la medaglia d’oro del decathlon di Roma ’60 in fondo al gran duello con Yang, cinese di Taiwan, a fianco di John Kennedy nella campagna elettorale che seguì i Giochi, a fianco anche di Bob quando venne ammazzato nella cucina dell’hotel Ambassador da uno dei tanti pazzi apparenti che hanno popolato la storia d’America. Toccò a Rafer, nell’84, accendere il tripode a Los Angeles. Il lungo cammino dell’emancipazione era finito.

Giorgio Cimbrico

 



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