Uguagliati: "Da Doha conferme per l'estate"



L'aria di Doha è impastata di deserto. Lo skyline della city appare sbiadito, mentre il sole dell'ora di pranzo arroventa l'acciaio dei tanti edifici in costruzione. Olfatto e udito non hanno chances. Motori accesi, macchine in movimento, gasolio, gas e benzina che bruciano: è il sottofondo costante della giornata nel cuore di un Qatar che sembra non dormire mai. Il mondiale indoor di atletica è alle porte. Qui, da venerdì e domenica, sotto la volta dello spaventoso e imponente Aspire Dome, l'atletica assegnerà i suoi titoli iridati al coperto. Il DT Francesco Uguagliati attende senz'ansia la prima uscita sul campo del suo piccolo drappello azzurro. Otto atleti in tutto, cinque uomini e tre donne. "E' quello che mi aspettavo, viste le premesse", racconta sprofondato in una delle poltrone della hall dell'Hotel Ramada, il quartier generale azzurro. "Abbiamo sempre detto che quest'anno, per una serie di ragioni, la stagione indoor non sarebbe stata un obiettivo strategico per il nostro movimento. Il traguardo annuale è nell'Europeo outdoor di Barcellona. Chi è qui, ha interpretato questo appuntamento esclusivamente come passaggio verso l'estate, diciamo come una tappa di verifica della preparazione. E sono tranquillo per chi è rimasto a casa, perché ne conosco il percorso di preparazione".

Perché poco spazio per le indoor nel 2010?

"Perché è necessario fare delle scelte anche sul lungo periodo. Non si può sempre stare al limite. Dopo i Giochi di Pechino, l'Euroindoor di Torino e i Mondiali di Berlino, diversi atleti hanno chiesto di lavorare in tranquillità, in prospettiva dell'estate. Una scelta che apprezzo, condivisa, del resto, in tanti altri Paesi".

Quali sono le chances di questa squadra?

"Dividerei il gruppo in due blocchi. Da una parte ci sono atleti affermati, e tra loro alcuni che obiettivamente hanno anche delle ambizioni personali; e ci sono poi dei giovani in crescita, che puntano a consolidare la propria esperienza internazionale".

Facciamo dei nomi. Nel primo gruppo, Donato, Gibilisco e Cusma?

"Sì, anche se con obiettivi diversi. Donato e Gibilisco possono aspirare a gare da protagonisti, come testimoniato dalla loro stagioni invernali, seppure per Donato ci si debba basare sulla sola gara degli assoluti (conclusa con il mondiale stagionale di 17,39, ndr). Elisa Cusma ha voluto fortemente essere presente, ha risolto i piccoli problemi di natura fisica incontrati nell'inverno e merita fiducia per le tante occasioni in cui in passato ha saputo esprimersi ai massimi livelli. In questo gruppo metterei anche Obrist, atleta già esperto e capace di imprese di rilievo (la finale olimpica di Pechino, ndr)".

Nel secondo gruppo, Scarpellini, Salvagno, Scapini e Greco.

"Sono ragazzi di valore, che hanno vissuto una stagione invernale più che interessante. Devono puntare ad esprimersi ai propri livelli qui a Doha. Non al di sotto. E' solo così che potranno certificare la propria avvenuta maturazione". 

A Valencia, due anni fa, tornammo a casa senza medaglie. Cosa possiamo spettarci da Doha 2010?

"Detto che abbiamo anche noi qualche carta da giocare, il discorso sulle medaglie mi interessa relativamente, in occasioni come questa. Mi preoccupa molto di più come si comporteranno in gara gli atleti. Si può fare un buon mondiale anche senza vincere medaglie, e talvolta anche viceversa...In ogni caso è difficile valutare il contesto, quest'anno l'attività indoor non ha avuto una grande espressione a livello internazionale. Poche gare, pochi grandi risultati, pochi atleti top coinvolti. Si vedrà tutto qui nel mondiale".

Indoor a parte, come dobbiamo valutare l'inizio del 2010 per l'atletica italiana?

"Ci sono state alcune cose molto interessanti. Mi riferisco al fermento nei lanci, evidenziato la scorsa settimana nella rassegna tricolore invernale (nel martello Vizzoni a 78,22 e Salis a 71,25, ndr), e nella marcia, con Alex Schwazer che ha dato segnali di notevole ripresa. Sono risultati che mi rendono ottimista per il prosieguo della stagione".

Diversi big però sono ancora in infermeria, o ne sono appena usciti.

"Dobbiamo recuperarli, e mi sembra che si stia procedendo lungo questa strada. Antonietta Di Martino, Andrew Howe, Giorgio Rubino, Chiara Rosa: sono i quattro nomi più importanti, per Barcellona contiamo anche su di loro".

I giovani continuano a cavalcare l'onda di crescita del 2009.

"Questo è uno degli aspetti che più mi conforta. Guardate all'incontro di Ancona di sabato scorso. A parte la vittoria storica nei confronti di Francia e Germania, che mai avevamo battuto insieme in un triangolare, mi piace sottolineare nella circostanza i 23 primati personali sui 45 atleti schierati. Vuol dire che più della metà della squadra ha ottenuto il proprio limite proprio nel match in maglia azzurra (centrando anche quattro primati di categoria). E' lo spirito giusto, quello che vorrei a tutti i livelli. Significa che sui giovani si sta lavorando nella maniera giusta".

Marco Sicari

Nella foto, il Direttore Tecnico delle squadre nazionali Francesco Uguagliati (Giancarlo Colombo/FIDAL)

File allegati:
- Il sito della IAAF


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