USA: le imprese di Sansone e Dalila

26 Giugno 2017

Nei campionati statunitensi, a Sacramento, il pesista Crouser realizza il miglior lancio degli ultimi 14 anni e l’ostacolista Muhammad arriva a tre decimi dal record mondiale dei 400hs


 

di Giorgio Cimbrico

Le selezioni Usa di Sacramento (un luogo che finisce sempre per lasciare il segno) si congedano all’insegna di un omaccione grosso come una quercia, forte come un toro, dotato di un’arruffata capigliatura e di una deliziosa ragazza nata a Jamaica, Queens, New York: se Ryan Crouser è Sansone, non c’è dubbio che Muhammad sia Dalilah.

Botta dopo botta, Sansone si sta avviando ad abbattere le colonne del tempio: dal non cristallino mondiale di Randy Barnes ora dista 47 centimetri e sparando le 16 libbre a 22,65 è diventato il settimo della storia, scavalcando di giustezza mostri più o meno sacri come Udo Beyer e Ulf Timmermann. Kevin Toh è a 2 centimetri, Werner Gunthor è a 10. Da 14 anni nessuno lanciava così lontano.

“Spesso con mio padre facevamo un gioco. È la finale olimpica, è l’ultimo turno: vedi di dare il meglio”. A Sacramento è la finale dei campionati e delle selezioni per andare ai Mondiali di Londra e in testa c’e l’uomo-mortaio, Joe Kovacs: che con 22,35 ha appena detronizzato il campione olimpico, a lungo in testa con 22,02. “L’angolo di lancio non è stato granché, ma la misura è venuta”, racconta Ryan, alias Sansone, che può guardare dall’alto verso il basso l’avversario, e non solo perché Joe, di radici ungheresi, gli renda almeno 20 centimetri in statura.

Non resta che passare a Dalilah che, invece di sforbiciare i capelli di Sansone, ha sforbiciato il suo record e ha condotto la muta che la seguiva a sforbiciare un nugolo di limiti personali: tre sotto i 53 secondi, sei sotto i 54. Mai successo.

Dopo i 100hs, le americane vanno a occupare in massa anche l’altra distanza.

Con 52.64 Dalilah, 27 anni, centra il record all comers su suolo statunitense – era 52.82 della giamaicana Deon Hemmings ai Giochi di Atlanta 1996 – ma non quello Usa, che rimane il 52.47 con cui la cavallona LaShinda Demus vinse i Mondiali a Daegu. Curiosamente, il tempo si mette in scia a due prestazioni tra le più nobili dell’ostacolismo a stelle e strisce: ai Mondiali di Goteborg 1995, prima Kim Batten in 52.61, record del mondo, seconda Tonia Buford, 52.62, dopo un arrivo che provocò scosse cardiache e adrenaliniche.

Dalilah, figlia di Nadirah e di Askia, ferventi musulmani, è diventata così la sesta di tutti i tempi, tre decimi dal mondiale della monumentale russa Yulia Pechonkina a Tula 2003, trascinando Shamier Little, la ragazza che sembra uscita da American Graffiti, a 52.75, nona di sempre, e Kori Carter a 52.95. Sono le tre che andranno a Londra, accompagnate da Cassandra Tate, wild card per aver vinto in Diamond League. Ashley Spencer, quarta in 53.11 (due centesimi meglio di Dalilah quando mise le mani sull’oro a Rio e lei finì terza) è fuori, così come l’affascinante Georganne Moline, 53.14, e la giovanissima, non ancora 18enne, Sydney McLaughlin, 53.82, che può consolarsi con il record mondiale juniores. O, come si dice ora, under 20.

Rovesciato, nel caso di Muhammad, il differenziale tra piani e ostacoli: 52.75 nei 400, 52.64 con dieci barriere in mezzo. La banale spiegazione è che li ha corsi poco, soprattutto quando all’Usc, con la maglia dei Trojans, dava una mano nelle gare universitarie. A occhio, una prestazione attorno ai 50 secondi sarebbe quella giusta, ma oggi è un aspetto puramente secondario, una curiosità e nulla più.

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