Rieti la terra dei primati

05 Settembre 2014

Appuntamento domenica 7 settembre per il 44° Meeting di Rieti, scenario di 10 record mondiali e decine di imprese entrate nella memoria storica dell'atletica

 

di Giorgio Cimbrico

A dar retta ai più freschi censimenti, Rieti può vantare la maggior densità nel rapporto popolazione/record mondiali ottenuti nella sua cerchia urbana: 10 per meno di 50.000 abitanti, con una percentuale più alta rispetto a Oslo, 620.000 abitanti, 66 limiti mondiali e una consuetudine ancestrale con l’atletica, e così più profonda di quella della capitale della Sabina che domenica, con la consueta regia di Sandro Giovannelli - sempre animato da quello che gli antichi greci chiamavano daimon, demone - celebra comunque il 44° appuntamento con il suo meeting di profondo respiro internazionale.

Rileggere, praticando il volo del falco, quel che è capitato al campo intitolato a Raul Guidobaldi, luogo di allenamento per generazioni di giovani di belle speranze spesso diventate reali, significa rinvenire cifre mai aride, in grado di trasformarsi in note dolcissime, in armonie assolute. Sufficiente dare un’occhiata alle corse tra i 100 e i 3000, contrappuntate dalla volata a 9”74 di Asafa Powell, dal doppio record anni Settanta di Pietro Mennea (32”28 e 32”23), dall’1’41”01 di David Rudisha, dal 2’11”96 di Noah Ngeny, dal 3’26”96 di Hicham El Guerrouj (che tolse a Noureddine Morceli il record del meeting, 3’28”86, che fu record del mondo), dal 3’44”39 sul miglio di Morceli, dal 7’20”67 di Daniel Komen, dal 4’17”44, ancora sulla distanza imperiale, di Maricica Puica. Gli acuti di Ngeny e di Komen sono tuttora in cima alla lista di tutti tempi ed è difficile prevedere quando qualcuno sarà in grado di portare un deciso assalto. Specie il secondo ha un’aura di imbattibilità.

E queste sono solo le punte di un caldissimo iceberg perché, in archivi che sembrano magazzini dei mondi, è possibile rinvenire imprese che la sovrabbondanza delle prestazioni scritte sulla pista reatina ha escluso dall’aristocrazia delle prime dieci: è il caso del 3’30”77 annata ’83 di Steve Ovett, record mondiale escluso per 35 centesimi dall’eccellenza espressa in quel luogo, un comune denominatore espresso anche dagli 800. Solo un tempo fissato a 1’42”95 permette l’appartenenza a questo club iniziatico.

E’ sul rettilineo e sull’anello che Rieti ha dato il meglio, ma senza dimenticare lo scontro durato sino a notte (proprio in questi giorni gli organizzatori stanno cercando documentazione filmata di quel duello chiuso con luci improvvisate), vecchio giusto trent’anni, tra il sovietico/azero Valeri Sereda e il tedesco Carlo Thranhardt, affiancati a 2,37 e tutti e due meritevoli del limite europeo, e la magnifica esibizione, di due anni dopo, del sovietico/kirghiso Igor Paklin che si elevò sino a 2,38, un record su suolo italiano che avrebbe resistito sino al Golden Gala Pietro Mennea di quest’anno quando Mutaz Essa Barshim valicò 2,41.

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