Mondiali: Bekele-bis, si chiude il mondiale




 

Il Mondiale è finito. Viva il Mondiale. La chiusura della XII edizione della rassegna iridata è nel segno degli Stati Uniti, che dall'alto di un fenomenale un-due-tre conclusivo hanno portato a dieci il numero delle medaglie d'oro conquistate a Berlino 2009. Gli americani fanno la voce grossa nel medagliere con ventidue podi (10-6-6), ma rispetto ad Osaka perdono quattro ori e quattro podi, davanti ai tredici della Giamaica (ecco qua gli ori smarriti dagli USA) e della Russia, con sette ori per i caraibici e quattro per gli europei, traguardo raggiunto anche dal Kenya. Il Kenya, appunto, ieri ha raddoppiato il bottino di medaglie d'oro fino allora conquistato aggiungendo gli ori della Cheruiyot nei cinquemila metri e, nella mattinata, l'oro nella maratona con Abel Kirui (argento al connazionale Emmanuel Mutai e bronzo dell'etiope Kebede).

Nell'ultima giornata sono stati assegnati otto titoli, e la palma della miglior gara va senz'altro alla finale dei cinquemila metri maschili, dove l'esito è stato sì in favore del pronosticato, l'etiope Kenenisa Bekele, ma in tanti sono arrivati a giocarsi la volata ed il vecchio Bernard Lagat è stato quasi sul punto di procurare un dispiacere all'etiope. Su Bekele non ci sono più parole da tempo. A ventisette anni si è messo al collo la ventesima medaglia d'oro in una manifestazione globale (Olimpiadi, Mondiali, Mondiali di cross, Mondiali indoor). Si tratta però della prima medaglia d'oro mondiale sui cinquemila, e fa seguito a quella olimpica conquistata lo scorso anno a Pechino.  

In scena anche la finale degli 800 metri, orfana dei tre atleti di maggior talento del pianeta (Kaki, Rudisha, Kiprop), usciti di scena chi per propria dabbenaggine chi per cadute senza appello. Ha vinto un sudafricano, Mbulaeni Mulaudzi, 29 anni, che finora aveva raccolto moltissimo in sala (un oro e due argenti mondiali nelle ultime tre edizioni dei Campionati del Mondo indoor) e l'argento olimpico di Atene. Da nove stagioni corre da 1:42 ad 1:44, e meritava la grande affermazione, dando al Sud Africa il secondo oro mondiale sugli 800 metri dopo quello, nella gara femminile, di Caster Semenya.  Coda con squalifica nella finale dei 1500 metri femminile: la spagnola Natalia Rodriguez, prima al traguardo, è stata privata dell'oro per aver provocato la caduta dell'etiope Burka, tra le favorite. L'oro è passato nelle mani di Mariam Jamal (anche in questo caso doppietta di specialità, Kamel ha vinto i 1500 maschili), l'argento alla britannica Dobriskey, il bronzo alla statunitense Wurth-Thomas. La Jamal veste da qualche anno la maglia del Bahrain, si chiama in realtà Zebenech Tola, etiope di nascita. Prima di accasarsi con la nuova nazionalità chiese ed ottenne di allenarsi in Svizzera, dove ancora fa base. E' al secondo oro mondiale dopo quello di Osaka ed ha soltanto ventiquattro anni.

Nelle altre finali scontate le vittorie degli USA nelle due staffette 4x400, successo della capofila stagionale Reese nel lungo e primo titolo mondiale per il norvegse Thorkildsen nel giavellotto, due ori olimpici ma nessuna maglia iridata fino ad oggi pomeriggio. In mattinata primo ed unico oro per la Cina, che con Bai Xue ha vinto una bella maratona con moltissime atlete arrivate al primato personale. Argento alla giapponese Ozaki, bronzo alla Mergia, Etiopia. Curiosità per il Giappone, che a secco fino a ieri porta a casa l’argento con la Ozaki nella maratona e l’inatteso bronzo col giavellottista Muratami, nel giorno della peggior gara di stagione di Pitkamaki e Vasilevskis. 

Il medagliere di Berlino volge lo sguardo all'edizione di Daegu 2011 contando ben trentasette nazioni iscritte a podio. L'Italia è dicianonvesima nella classifica a punti con un totale di ventidue, in parità con il Bahrain, in una classifica in cui hanno avuto almeno un finalista ben 62 nazioni. Travolgente il risultato degli Stati Uniti, che totalizzano 231 punti, davanti a russi e giamaicani. Il Mondiale chiude con tre primati del mondo e due primati d'Europa, molte previsioni rispettate ma anche molte sorprese, figlie del vento della novità e di eliminazioni eccellenti. Su tutti, il personaggio dominatore è il comunicatore globale Usain Bolt, ancora tre ori come a Pechino e due nuovi accecanti primati del mondo. Rispetto a Pechino, ancora Giamaica nello sprint (cinque ori su sei disponibili su 100, 200 e 4x100), e gare nel complesso di livello ottimo, alcune davvero molto belle, più che nell'edizione di Osaka. A magnifica cornice, un'atmosfera festosa che è aumentata di intensità con lo scorrere delle competizioni. Berlino saluta, appuntamento tra due anni a Daegu.

 

Nella foto in alto Kenenisa Bekele, in quella in basso Sanya Richards, per entrambi oggi la seconda medaglia d'oro (foto Giancarlo Colombo per Omega/Fidal) File allegati:
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