Jenna Prandini, ascesa sprint

20 Aprile 2015

La 22enne statunitense con cognome e origini italiane è di nuovo salita alla ribalta con eccellenti risultati nella velocità: 10.92 nei 100m e 22.42 nei 200m


 

di Giorgio Cimbrico

Jenna Prandini ha capelli lisci e neri, occhi scuri, è alta 1,73, ha poco più di 22 anni (20 novembre ’92, dicono i documenti), viene da Clovis, California, ma per la Ncaa è un’anatra, nel senso che corre per l’Università dell’Oregon. Da tre giorni Jenna è la speranza bianca: prima al mondo nei 100, 10”92 come la giamaicana Elaine Thompon, prima nei con  200 da sola: 22”42. Da quanto non si vedeva schizzare in cima una rappresentante della razza caucasica? Limitandoci all’età che seguì la caduta del Muro, Kathrin Krabbe, Yekaterini Thanou (con tutti i dubbi del caso) e Julia Nesterenko, che ora si scrive Nescjarenka, ma è sempre lei, la bielorussa oro a sorpresa ad Atene 2004 con quattro discese, tutte e quattro sotto gli 11”. Alle tre aggiungerne altre otto di tempi più o meno lontani (dall’83 al 2004, Goher, Koch, Gladisch, Drechsler, Nuneva, Privalova, Pintusevich e Lalova) per spingersi nelle liste di sempre sino a 10”92. Ora Jenna è entrata in questo club, la più veloce americana senza radici in Africa o nel Caribe. Di solito queste gare americane finiscono in preda di venti fortissimi, ma la signorina Prandini ha avuto un’assistenza di 1,4. Legale.

Un prodigio esploso a Walnut, su una pista e in un’occasione (le Mt Sac Relays) che le porano bene. Due anni fa, 11”31 record personale, l’anno scorso 11”11 idem. Ora, via altri due decimi. Nel 2016, 10”70 o giù di lì? Un salto di qualità impressionante: due ore dopo, Jenna è tornata in pista e anche qui ha dato una bella sciabolata al suo record: 22”42 con brezza assente. Sin qui era conosciuta come discreta lunghista (6,65 all’aperto e 6.55 indoor) e per aver dato un punteggio record alla sua università agli ultimi Ncaa: prima nel lungo, seconda nei 200,terza nei 100. Il 10”92 è anche il secondo tempo della storia universitaria americana, ma il primo a livello del mare: il formidabile 10”78 di Dawn Sowll, datato ’89, venne ottenuto a Provo, Utah, a quota 1387.

Quanto c'è di italiano in Jenna con quel cognome che è lo stesso di un vecchio ministro bresciano? Suo padre Carlo che è anche stato il suo primo coach è Deputy Superintendent allo School District di Clovis in California, la mamma Theresa è stata una lunghista. Jenna, invece, ora vive e studia ad Eugene, in Oregon, un vero tempio dell'atletica d'oltreoceno e città appena designata per i Mondiali del 2021. Per Pechino ormai è troppo tardi, ma per Rio non sarebbe male che qualcuno le ricordasse che i Trials possono trasformarsi in una trappola insidiosa mentre qui, nella terra dei suoi avi vicini o lontani un posto sarebbe assicurato. Attesi sviluppi.



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