Istanbul le carte azzurre

06 Marzo 2012

Di Martino la punta. Da tenere d'occhio Donato, Greco, Cusma e Chesani. L'ultima medaglia italiana il bronzo di Howe nel 2006

 

di Marco Sicari

Due pedine (Chiara Rosa e Michael Tumi) si sono perse per strada nell’ultimo weekend. Ma la squadra azzurra selezionata dal Direttore tecnico Francesco Uguagliati per i Mondiali indoor di Istanbul (9-11 marzo), con i suoi quattordici componenti, appare interessante come non accadeva da tempo. Dieci atleti nelle corse, tutti i settori rappresentati, a parte i lanci (sprint, ostacoli, mezzofondo veloce e prolungato, salti in elevazione ed in estensione), ben tre esordienti assoluti (Borsi, Dal Molin, Valentini), addirittura quattro ostacolisti. Una bella miscela di gioventù ed esperienza, attesa al confronto con una manifestazione di valore planetario. Non inganni l’assenza di qualche big (pochi, per la verità, se si considerano le scelte volontarie); il mondiale in sala, pur nell’anno olimpico, offrirà gare di elevato valore medio, con molti di coloro che saranno protagonisti, tra qualche mese, ai Giochi di Londra. L’Italia lo affronta con una squadra, come detto, ricca di spunti di interesse, seppur priva (o quasi) di particolari ambizioni di classifica. La punta di diamante è senza dubbio Antonietta Di Martino (Fiamme Gialle), la campionessa europea indoor in carica (oro nell’alto lo scorso marzo a Parigi Bercy) e bronzo mondiale della specialità (terza a Daegu nella prova iridata del 3 settembre scorso). L’inverno della campana non è stato scintillante come quello del 2011 (contraddistinto, oltre che dal titolo europeo, anche dal record nazionale, portato a 2,04), vissuto come è stato tra il riacutizzarsi degli annosi problemi all’alluce del piede di stacco e due gare concluse con una miglior misura di 1,94. Prudenzialmente, dopo l’1,93 di Banska Bystrica (8 febbraio), la Di Martino è rientrata nel cantiere di Formia, dove sembra aver risolto del tutto i problemi fisici. Come sempre, però, l’Antonietta nazionale si troverà di fronte una delle gare di maggior spessore tecnico dell’intera manifestazione, nonostante l’assenza annunciata della croata Blanka Vlasic (la campionessa uscente). La lista delle partecipanti è da brividi. La russa Chicherova è volata addirittura a 2,06 (il 4 febbraio ad Arnstadt), mentre la Howard-Lowe ha ottenuto il primato nazionale statunitense (2,02) ad Albuquerque, due weekend fa. Con loro, la consueta raffica di protagoniste top, tutte (diciamolo: con la Di Martino) potenzialmente da podio: la belga Hellebaut, le svedesi Jungmark e Green-Tregaro, la russa Gordeyeva, fino alla spagnola Beitia. L’appuntamento per tutte è fissato per le 9.30 di venerdì, per la qualificazione, prima prova dell’intero mondiale (finale sabato, alle 18.15 locali, le 17.15 italiane).

L’altra grande chance azzurra di piazzare un atleta (o più d’uno) in finale – senza volare troppo oltre con la fantasia, almeno per ora – sta nel salto triplo maschile, dove Fabrizio Donato (Fiamme Gialle) e Daniele Greco (Fiamme Oro) occupano la seconda posizione nelle graduatorie mondiali stagionali, con 17,24. E’ ovvio che questo non possa essere considerato una garanzia, visti i nomi – e relativi curriculum – di quelli che seguono (i cubani Girat e Copello, lo statunitense Christian Taylor – il campione del mondo di Daegu – il francese Compaore). Tamgho e Idowu, i dominatori della storia recente della specialità, per ragioni diverse, sono invece fuori causa.

Il 35enne Donato, vincitore a Lievin con il già menzionato 17,24 del 14 febbraio, mostra sul petto anche l’argento europeo di Parigi 2011 (con record nazionale portato a 17,73, al termine della furiosa battaglia che diede a Tamgho il record del mondo in sala). Greco (finalista, ottavo, a Parigi lo scorso anno) mette sul tavolo l’energia verde dei 23 anni compiuti la scorsa settimana, oltre alla rinnovata convinzione espressa quest’inverno. Qualificazione sabato mattina, appuntamento (sperato) con la finale domenica pomeriggio (16.10 locali). Altra atleta da tenere d’occhio nella formazione italiana è senza dubbio Elisa Cusma (Esercito). L’ottocentista emiliana, dopo un 2011 in chiaroscuro, sembra essere tornata sui livelli prestativi abituali, come testimoniato dalle belle uscite internazionali di Lievin e Birmingham (stagionale di 2:01.53 nella gara francese, quindicesimo crono mondiale 2012, ben nove i tempi realizzati da atlete russe a precederla!). Ma quello che colpisce della Cusma versione 2012 è una determinazione in gara (espressa anche agli Assoluti) che fa ben sperare. L’obiettivo ad Istanbul (ovviamente tutt’altro che garantito) è l’accesso alla finale, già centrato nella rassegna iridata in sala di Valencia 2008. Per le medaglie quattro atlete sembrano staccarsi sulle altre: la keniana Jelimo, la marocchina Akkoui (capolista mondiale 2012 con 1:59.01), e le due russe Kofanova e Rusanova. L’insidia (per alcuni, il vantaggio) è rappresentata anche dall’assenza di turni intermedi: dalla batteria di venerdì mattina (ore 11.35), si vola direttamente alla finale di domenica (15.35).

Il grande protagonista degli Assoluti di Ancona potrebbe invece diventare l’outsider azzurro ad Istanbul. Silvano Chesani (Fiamme Oro), salito a 2,31 al Banca Marche Palas – ottava misura mondiale 2012, ma in affollata comproprietà – è la carta pazza in mano ad Uguagliati. Il vertice iridato (Barshim, Silnov, Ukhov, Williams) è al momento inavvicinabile, ma il trentino seguito da Giuliano Corradi, se riuscirà a mettere quel pizzico di cattiveria agonistica che spesso in queste gare fa la differenza, può sognare l’accesso alla finale.

Una nota caratteristica della selezione italiana per questi Mondiali di Istanbul è rappresentata dalla presenza di ben quattro ostacolisti (il massimo proponibile), suddivisi tra uomini e donne. Emanuele Abate (Fiamme Oro), Paolo Dal Molin (Athletic Club 96 AE), Marzia Caravelli (Cus Cagliari) e Veronica Borsi (Fiamme Gialle). Un poker imprevedibile ad inizio anno, che testimonia della rinnovata effervescenza che pervade la specialità. Abate arriva addirittura dal record italiano assoluto, il 7.57 centrato sulla pista svizzera di Magglingen il 4 febbraio, e quasi bissato (7.59) il 12 febbraio a Karlsruhe. Il ligure ha decisamente cambiato passo, come già si era intuito la scorsa estate. Rispetto all’inverno 2011 ha tolto la bellezza di 15 centesimi al personale, piazzandosi al quindicesimo posto delle liste mondiali; in leggero calo di rendimento nelle ultime uscite, Abate ha comunque avuto il tempo di ricaricare le batterie per il Mondiale, dove potrebbe prendere lo slancio per una stagione estiva che sia di definitiva consacrazione. Un po’ quello che potrebbe accadere a Marzia Caravelli, protagonista (in molti modi) dell’inverno azzurro.

Il suo progresso 2012, rispetto al precedente personale, è stato addirittura di 20 centesimi (da 8.26 a 8.06), e il contestato 8.04 realizzato sub judice nella finale di Ancona (crono considerabile solo in termini di curiosità statistica) non è che la conferma di quel cambio di passo già sottolineato per Abate. La Caravelli vale probabilmente il record italiano di Carla Tuzzi, il 7.97 stabilito dalla frascatana nel 1994. Quale migliore occasione di un Mondiale per dimostrarlo? Borsi e Dal Molin, nel frattempo, progrediscono in maniera significativa (l'italo-camerunense di 20 centesimi, dal 7.90 del 2009 fino al 7.70 di quest’anno, la romana di un decimo, dall’8.28 dell’anno scorso all’8.18 degli Assoluti di Ancona), e sono attesi all’esordio sulla scena internazionale (anche se la Borsi ha già fatto parte della nazionale assoluta lo scorso anno a Stoccolma, ma da riserva).

Sarà la “prima” col tricolore sul petto anche per il reatino Lorenzo Valentini (Studentesca Ca.Ri.RI), ennesimo prodotto della fucina Milardi (seguito in questo caso dalla figlia di Andrea, Maria Chiara). L’augurio è che il ragazzo (21 anni da compiere) metta sulla pista turca la stessa grinta mostrata ad Ancona (titolo agli Assoluti con il personale portato a 46.88), propellente spesso determinante nelle convulse prove sui 400 metri al coperto. La specialità sembra made in Rieti, visto che anche al femminile a vestire la maglia della nazionale sarà un’atleta dell’alto Lazio, Maria Enrica Spacca (Forestale), anche lei di scuola Studentesca, e da tempo guidata da Roberto Bonomi. L’azzurra, pilastro della staffetta 4x400 (fosse una rock band, a lei spetterebbe il basso: come dire, la sostanza) ha sfiorato nella finale degli Assoluti il muretto dei 53 secondi, stampando un 53.00 che vuol dire progresso, rispetto al 2011, di ben 35 centesimi di secondo. E sempre del team Bonomi, ma milanese di nascita, è Simone Collio (Fiamme Gialle), che di un’altra staffetta azzurra, quella veloce maschile, è altrettanto titolare. “Orfano” – si fa per dire – del compagno di specialità Michael Tumi (campione italiano in carica ma costretto alla rinuncia da un infortunio), a Collio tocca l’onere di tenere alta la bandiera dello sprint azzurro, che ha visto i suoi uomini spesso protagonisti in sala in questi anni. Lo stagionale di 6.62 non rende giustizia allo sprinter lombardo (6.55 di personale, co-primatista nazionale, ma già finalista iridato nel 2004 a Budapest), che cerca quindi in Turchia quel miglioramento che potrebbe fargli fare un discreto pezzo di strada nel percorso mondiale. Lo sprint al femminile sarà nelle mani (ma soprattutto nelle gambe) di Audrey Alloh (Fiamme Azzurre), brava a ritagliarsi uno spazio in azzurro che restituisce un mezzo sorriso ad un comparto apparso abbastanza in difficoltà nelle ultime due stagioni. Tiene alta, infine, la bandiera del mezzofondo prolungato, colei che è stata un punto di riferimento per la specialità in questi anni: Silvia Weissteiner (Forestale), il bronzo di Birmingham 2007, la finalista dei 5000 metri dei mondiali di Berlino (ma anche dei 3000 indoor ai Mondiali di Valencia 2008). Con la consueta caparbietà l’altoatesina ha centrato il minimo di partecipazione agli Assoluti di Ancona, correndo in un discreto 9:01.35. Da qui, dalla rassegna al coperto, parte la sua rincorsa agli Europei di Helsinki e ai Giochi di Londra. Veri obiettivi dell’anno.

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