Internazionale, Phillips si riprende la pedana




 

Report internazionale con i freschi risultati di Praga e la cronaca della bellissima sfida tra Dwight Phillips e Irving Saladino al Prefontaine Classic di Eugene. Inoltre risultati da Europa e USA dall'ultimo fine settimana.

Spotakova 68.23 a Praga 

Nel Memorial Odlozil del pomeriggio di ieri spunti di valore soprattutto in campo femminile: si va dalla ceka Spotakova (68.23 nel giavellotto dopo il 67.48 di venerdì in Germania), a Lashinda Demus (54.71 sui 400 ostacoli, seconda l'ascendente inglese Child in 55.46), alla velocista USA Durst (22.75). Tra gli uomini 80.40 del solito Pars nel martello, 13.21 dello statunitense Faulk (già al personale a Torino in 13.29) e non preventivato 48.62 del britannico Greene sui quattrocento ostacoli (con debutto di Iakovakis quarto in 49.57). 

Lungo l'Oregon 

Domenica a Eugene è successa una gran cosa: Irving Saladino è stato battuto pur saltando 8.63. Il merito di tanta prodezza è di Dwight Phillips, campione olimpico 2004, campione del mondo altre volte., in questo sono simili. Il panamense ha vinto a Osaka nel modo che sappiamo, poi a Pechino non ha avuto avversari. Strana la stagione dello statunitense, dato per declinante dopo un 2008 in cui ha perso il treno per le Olimpiadi: in inverno si è tenuto lontano dalla pedana, lui che è anche buon velocista, ma ha faticato sui 60 e le ha prese di santa ragione sempre e comunque, non correndo mai una finale che una (parliamo di finali di meetings..).

 

In aprile quattro gare (sui 100) al limite dello sconcerto cronometrico poi ecco un regale 10.06 dopo altri quindici giorni di sosta. Poi la parabola attuale nel lungo: 8.51 nel Caribe francese, 8.37 in California, 8.54 a Hengelo, e questo strabiliante 8.74 di domenica. Quattro gare, undici salti validi, comprendenti anche 8.64, 8.45, 8.43 e 8.39. Un elastico umano. 

Botta e risposta 

Recita a due, a Eugene, gli altri concorrenti non sono esistiti: Phillips settimo a saltare, ultimo Saladino. 8.43 per lo statunitense, 8.29 per il panamense, sorpreso. Un nullo per entrambi poi l'americano ha centrato il salto che non si realizzava dal 1994, lo fece Erick Walder in altura, uno che non ha mai vinto una finale e che gareggia ancora nonostante l'età. 

Saladino reagisce da par suo e pianta un 8.55 da far dispetto al vento, contrario come nel salto magico di Phillips. Al quarto giro la tensione è ancora altissima: 8.64 Phillips (ancora oltre il vecchio personale di 8.60), 8.63 per Saladino, il suo secondo miglior salto di sempre.  Phillips si siede avendone abbastanza, Saladino abolirebbe la plastilina che ne castiga i salti cinque e sei. Finisce così la miglior gara di lungo del nuovo millennio, superiore per caratura alla finale olimpica di Sydney 2000 ed inferiore solo alla più grande pedana di sempre, datata Tokyo '91.

Per tornare all'inizio del discorso, Saladino può consolarsi considerando che Carl Lewis fu capace di perdere saltando 8.91 a Tokyo, che il grande Myricks perse da Lewis ai famigerati Trials del 1988 pur saltando 8.74 e che Mike Powell ci lasciò le penne a Barcellona con 8.64. Cose che succedono ai grandi. Il discorso si sposta sull'asse berlinese, ma se Saladino potrà amministrarsi, Phillips dovrà superare lo scoglio dei Trials, già amari l'anno scorso.

Rodgers 9.94 

 

Il velocista che dopo aver conquistato New York ha fatto suo anche il Prefontaine ha spiegato che gareggiando meno rispetto all'anno scorso ha scelto di essere più competitivo. Non mentiva. Quattro meeting indoor in inverno (col gioiello della vittoria ai Millrose Games), ma già nove all'aperto, di cui tutti in fila i quattro meeting del circuito importante brasiliano. L'anno scorso si era fatto il giro d'Europa indoor con ben 10 manifestazioni (due negli States) ed il quarto posto mondiale, ma aveva corso meno spesso all'aperto alla data del 7 giugno, solo sei volte. Poi un sacco di gare (anche a Roma) nel segno di una scarsa continuità.  

 

Gioie e dolori da Eugene 

 

Euforia per Reese Hoffa, che all'ultimo lancio balza dal quarto posto alla vittoria con mondiale stagionale di 21.78. Si trattava di una gara con attori assoluti, col campione olimpico in carica, un doppio argento olimpico, campioni del mondo di tutte le taglie e nazionalità. Sconcerto per Pamela Jelimo, strabiliante in senso opposto rispetto all’anno scorso. Affonda anche stavolta, contro avversarie non di primo piano, in un incubo di 800 metri.

 

Mondiale stagionale, dopo Hoffa, anche per Sanya Richards sui 400 metri (49.86), alla terza gara individuale della stagione, e bis della Jeter con lo stesso tempo di New York (10.85, ancora ventoso), che dopo la Cambpell punisce pure le altre giamaicane dell'Olimpo, Fraser e Stewart.  La Jeter è imbattuta sui cento quest'anno, ha quasi 30 anni e fino al 2006 aveva personali di 11.48 e 23.56.

 

Detto che LaShawn Merritt ha migliorato di un centesimo il già suo secondo miglior tempo di sempre sui 300 (in 31.30) e che Asbel Kiprop è un marziano della corsa che ha sfiorato con 3:48.50 sul miglio il primato del meeting di Komen, andiamo a vedere cosa è successo in Europa e in Brasile. 

 

Debutta Bayer, Friedrich 2.00, Murer al primato 

 

Chi si aspettava sfracelli all'esordio del campione d'Europa indoor è rimasto deluso, ma non sempre è domenica e di giornate di grazia (a meno che tu non sia Carl Lewis), non ne capitano ad ogni piè sospinto: l'uomo dell'8.71 ha iniziato a Bad Langensalza, e tornerà in pedana nel meeting di Berlino. Ha saltato 8.02, perdendo dal coriaceo Winter e da Tomlinson, britannico in buona forma.  

 

Meglio le donne, con Gomes a 6.90, Kucherenko a 6.84 e Mey (la sudafricana ora turca) a 6.77. Due metri per la Friedrich: la campionessa d'Europa indoor ha effettuato la seconda uscita all'aperto nel meeting di Baunatal, e sono arrivati i 2 metri. Tre errori a 2.05. In Brasile 4.82 di Fabiana Murer, primato sudamericano dell'asta e miglior risultato mondiale stagionale. 

 

A casa di Tero 

 

Andrea Thorkildsen, nonostante i ventisette anni, ha già due medaglie d'oro in altrettante Olimpiadi. Sabato ha portato, contro l'eterno rivale Tero Pitkämäki, il parziale dell'anno sull'uno a zero in suo favore. E' successo a Seinajoki (Finlandia, dieci gradi) con un 88.97 in apertura che ha scoraggiato i finnici, corroborato anchye da un 88.86 al terzolancio. Per Tero 82.90, battuto anche da Wirkkala, al personale con 84.68. 

 

Quartetti veloci 

 

Si parla di inglesi e tedeschi: a Ginevra l'Union Jack ne ha schierati addirittura due da meno trentanove. Dasalou (10.09 nella gara individuale), Pickering, Fifton e Aikines-Aryeteey hanno corso in 38.55, i più accreditati Malcolm, Edgar, Devonish e Wiliamson in 38.83. Meglio ancora i tedeschi, nell'impianto di Regensburg (cambi assolutamente perfetti, ammirati grazie alla visione in streaming), che hanno chiuso con la migliore prestazione europea stagionale di 38.43 e con uno Schwab in palla tanto da segnare 10.19 in batteria e 10.20 in finale. 

 

Ucraina e Bielorussia 

 

Dalla tre giorni della Coppa ucraina di Yalta ecco il 6.82 di Viktoriya Molchanova e l'8.09 di Kuznyetsov nel lungo, il mondiale stagionale degli 800 ad opera di Yuliya Krevsun (1:59.16, quattro specialiste sotto i 2:01), ed il 17.03 di Savolaynen nel triplo. Ospite di lusso, ancora nel triplo, la greca Devetzi: quattro salti nulli, 14.18 regolare, 14.67 ventoso. In Bielorussia ecco pronto l'erede di Tikhon e Devyatovskiy: è Yuriy Shayunov (Shayunou con la translitterazione), che a Minsk ha marellato a 80.72; è il campione europeo under 23, quest'anno mai al di qua dei 77.50. 

 

Altro dagli USA 

 

In giro tra i giovanissimi: ad Austin il freschissimo diciassettenne Hardy ha corso i cento metri in 10.08, irregolare per il vento ma con solo 2.2: peccato. Il 19enne Wyatt fa grandi cose sui 300 ostacoli, il personal best sui 400 (46.13), ma forse chiede un po' troppo a se stesso (o forse gliene viene chiesto). Ancora young boys & girls: nell'aria rarefatta di Albuquerque bel 400 per i 18enni Tate (45.48) e Parros (45.71), divisi alla nascita da soli dieci giorni. La 17enne Freeman fa 23.36 sui 200.  

 

Solomon al top 

 

Sprinter dalla bellissima figura, Shalonda Solomon è una delle velociste più in forma del momento. Vista in azione a New York, ha impressionato, ed a conti fatti avrebbe meritato di correre i cento nella serie delle migliori. Nel Bush Invitational di Walnut ha inferto altre due spallate mica da ridere alla concorrenza in vista dei Trials: 11.07 con vento di un niente oltre il limite e soprattutto 22.41 in un 200 che ha visto risorgere anche Bianca Knight (22.50), che tra false partenze e risultati contraddittori stava smarrendosi. 

 

Fernandez ancora ventista 

 

Francisco Fernandez non farà al cinquanta chilometri ai mondiali di Berlino, nonostante l'ottimo esordio avvenuto quest'anno sulla distanza. La federazione spagnola lo ha selezionato sui 20 chilometri, unitamente a Sanchez e Molina. Per la cinquanta ecco il 40enne Garcia, il 38enne Odriozola ed il 34enne Cambil. Vasco e Pascual sono le iberiche che vestiranno la maglia nazionale a Berlino sui 20 km femminili. 

 

NCAA 

 

E' quasi l'ora dei verdetti. L'attesa di quest'anno non è tanto per le solite ondate di velocismi quanto per la lotta garibaldina nei quadri del mezzofondo, con qualche personaggio già accolto in quello o quell'altro proscenio mondiale e con altri che aspirano ad esserci dopo il summit universitario di Fayetteville. Si gareggia da mercoledì a sabato. 

 

Tra i tanti protagonisti, segnaliamo l'ultimo giorno di scuola per Jennifer Barringer, magra dominatrice della stagione statunitense, che ha fatto cose egregie nelle siepi (anche il nono posto a Pechino) e che domenica a Eugene ha messo alla frusta l'etiope Burka sui 1500, lasciando nella cenere il vecchio primato universitario e scendendo sotto i 4 minuti. Quest'anno, dagli 800 ai 3000 siepi, ha migliorato tutti i personali.

 

Marco Buccellato


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