Internazionale, Etiopia - Kenya 9 a 3




 
No, non si tratta del pittoresco risultato di una gara del girone africano di qualificazione ai prossimi mondiali di calcio, tantomeno è un amarcord di un celebre Milan-Atalanta del nostro campionato di serie A; Etiopia - Kenya 9 a 3 è il bilancio dei dodici titoli mondiali di cross messi in palio nello scorso weekend a Saint-Etienne. Dodici titoli su cui il Kenya ha avuto modo di allungare le mani solo in tre occasioni (due a squadre, uno individuale grazie al fenomenale junior Choge). Il resto, tutto il resto, è solo Bekele, Dibaba ed Etiopia che corre. Nelle previsioni dell'edizione dei Mondiali di Cross andata ieri in archivio c'era il fondato sospetto che si sarebbe assistito ancora una volta all'one-man-show di Kenenisa Bekele, ancorché fosse logico provare ad immaginare cosa ci fosse nella testa di questo fuoriclasse dal sorriso gentile, nella stagione più difficile della sua vita: Kenenisa Bekele ha fatto ancora il vuoto, calato il poker di una sublime quarta doppietta consecutiva, non lasciando più parole per descrivere il valore di un atleta così. Un fuoriclasse nello sport e nell'anima, ormai nella leggenda di tutti gli sport, campione di tutto a soli 22 anni. Lo spartiacque Le cifre parlano ancora una volta di un mezzofondo panafricano che relega l'Europa ad un ruolo comprimario. Nel cross corto maschile il primo atleta europeo è stato l'elvetico Belz, ventottesimo (secondo atleta del vecchio continente l'azzurro Zanon). Nel cross lungo il re europeo delle campestri, l'ucraino Lebed, si è dovuto accontentare della quattordicesima posizione (De Nard sesto atleta europeo). Tra le donne non è andata meglio: le migliori specialiste europee sono state la russa Ivanova nel cross corto (decima) e la portoghese Rosa nel lungo (quindicesima). Nella categoria junior non si respira un'aria migliore: solo diciannovesima la prima atleta europea (quarta nel contesto continentale la nostra Adelina De Soccio), addirittura trentaseiesimo il primo junior maschile, il serbo Markesevic. L'ultimo atleta europeo in grado di fronteggiare lo strapotere nero del mezzofondo è stato il tedesco Baumann, olimpionico a Barcellona, mentre per le donne al tramonto della Szabo e della O'Sullivan non è corrisposta una nuova generazione di atlete di vertice mondiale. La situazione per l'Europa è andata anche peggiorando negli ultimi tempi: non sono solo Kenya ed Etiopia a dettare legge. Ora c'è anche l'Uganda, forte di una generazione di ventenni, l'Eritrea di Zersenay Tadesse e quell'Africa che ha cambiato nomi e documenti (Qatar e Bahrein) ma che suona sempre la stessa musica. Fuori pista: corse su strada Da molti anni ha fatto del Giappone la sua base: è Daniel Njenga, uno dei più veloci di sempre nella maratona (2h06'16" a Chicago 2002), che ha debuttato a Yamaguchi nei "Corporate Champs" di mezza maratona: 1h01'31" in volata e per un solo secondo su Takayuki Matsumiya; non ha avuto altrettanta fortuna la kenyana impegnata nella gara femminile, Ruth Wanjiru, classificatasi solo ottava in 1h11'26" nella gara vinta da Terumi Asoshina in 1h09'54". Ancora una mezza in Giappone, a Kyoto, dove vince Rie Ueno in 1h10'54". L'Azalea Run, corsa sui 10 chilometri nel cuore dell'Alabama, a Mobile, è stata vinta da Luke Kipkosgei in 28'37". Il cast prevedeva una gran bella fetta di nobiltà pedestre: alle spalle del kenyano i connazionali Kibowen (già iridato di cross), Gwako, Ndereba e Nyamongo, mentre tra le ragazze (vittoria di Sally Barsosio in 32'28"), erano della partita le russe Petrova, Romanova, Burykina ed Alexandrova. La festa dello Sport di Virginia Beach, conosciuta anche come Shamrock Festival, ha premiato invece Eric Chirchir davanti a Patrick Nthiwa, e fra le donne l'ucraina Hladyr. La distanza era di otto chilometri ed annotiamo l'ennesima performance di Tatyana Pozdnyakova, che nonostante viaggi spedita verso le cinquanta primavere non accenna a calmierare le sue apparizioni: due settimane fa si era classificata quinta nella maratona di Los Angeles in 2h31'05". La quiete prima della tempesta Il calendario dell'attività statunitense prevede ogni anno l'accavallamento tra il summit della stagione indoor (i campionati universitari e le manifestazioni high school) e l'inizio delle gare a cielo aperto. Quest'anno la partenza outdoor è più silenziosa del solito anche perché sarebbe davvero difficile trovare dei lampi più luminosi di quelli mostrati agli NCAA indoor di dieci giorni fa. I migliori vanno ai box e si ripresenteranno in primavera inoltrata: le poche cose degne di nota, in ogni caso, le riportiamo integralmente di seguito. In Arizona sono di stanza i giapponesi: a Tucson Shingo Suetsugu (medagliato sui 200 a Parigi) e compagnia hanno monopolizzato le gare di velocità, portando a casa 100 e 200 in 10"32 e 20"63 (Suetsugu) e 400 metri in 46"16 (Yamaguchi). Ai giapponesi erano opposte alcune speranze della velocità USA già in evidenza nella categoria high school. Sempre a Tucson 81,87 del giavellottista finnico Mikkola. Subito Williams La velocità USA si rifà con i propri specialisti a Coral Gables; in occasione dell'Hurricane Invitational: l'uragano è Lauryn Williams, argento olimpico dei cento metri, che in assenza di vento debutta con un significativo 22"70. Debutti della settimana per altre atlete importanti anche per la bahamense Amertil (11"50 in un insolito cento metri a Tallahassee), per la "caimana" Mothersill (54"01 di assaggio sui 400) e nuovo tentativo di Kim Batten, che sulla pista ove detiene il primato del meeting (54"41), corre i 400 ostacoli in 58"47. Giulia Urlando: appendice con l'italiana di stanza in California, che dopo il martello-debutto di 56,38 di due settimane fa si è ripetuta, sempre a Berkeley, aggiudicandosi il "Bay Area Blast Off" con un lancio di 55,45. In South Carolina il primo acuto stagionale di una specialista americana: è Amber Campbell, che a Conway ha stabilito il personale con 69,16. Sempre in tema di martello, dopo l'orgia dei lanci di Coppa Europa in Turchia, prosegue saltuaria l'attività in Europa: questa settimana da segnalare il 66,91 di Kathrin Klaas in Germania. Pista africana Dall'Africa prepara una grande estate il mauriziano Buckland, uno dei più forti duecentisti in circolazione: sulla pista di casa, doppio test su 150 e 300 metri in 15"74 e 33"51. A Pretoria un altro meeting con spunti interessanti: in prima fila Mulaudzi, che alla terza uscita stagionale scende a 1'44"65 sugli 800 metri, dando quasi un secondo a Werner Botha. Notevole anche il progesso di Talkmore Nyangani, il gioiellino dello Zimbabwe, che centra il mondiale stagionale dei 400 outdoor con 44"96, primo meno-45 dell'anno. Nella sua scia un personaggio nuovo, il 23enne Mogawane, quattro gare quest'anno tutte in meno di 46 secondi, che chiude in 45"42. Ancora dallo sprint 20"48 di Leigh Julius, e nel martello il 78,32 di Chris Harmse. Anche le donne si fanno notare grazie ala nuova doppietta di Geraldine Pillay (11"10 e 22"80) ed al 51"79 di Heide Seyerling-Quinn sui 400. L'ora della marcia Il clou di inizio stagione era rappresentato dall'evento messicano di Tijuana, ma grandi numeri erano stati scritti nelle precedenti settimane: dell'orda gialla di Nanning avevamo dato risalto, ed ora ecco straripare anche la Russia: nei campionati invernali di Sochi, Vladimir Kanaykin ha eguagliato il proprio record del mondo sui 35 chilometri in 2h23'17" (due minuti e quaranta secondi davanti a Kirdyapkin), ma prestazioni di elevatissimo rilievo statistico hanno ottenuto anche i ventisti: tra i maschi 1h18'06" di Vladimir Parvatkin, 1h18'17" di Ilya Markov e 1h18'22" di Vladimir Stankin (con 24 atleti sotto l'ora e venticinque minuti!). Velocissime anche le donne, con Irayda Pudovkina a 1h26'28", Tatyana Kozlova a 1h27'30" ed Irina Stankina, ancora ventottenne ma già iridata nel 1995 a Goeteborg davanti ad Elisabetta Perrone, terza con 1h27'56". Se il presente della marcia russa viene in parte dal passato di due lustri addietro, il futuro è assicurato: basta dare un'occhiata alla classifica della cinque chilometri riservata alle atlete under 18: ben sei ragazze hanno marciato in meno di ventidue minuti e trenta secondi, sei ragazze delle classi che vanno dal 1988 al 1990! Delle gare sui venti chilometri di Tijuana (con gli azzurri Brugnetti, Rigaudo e Gandellini) si è già dato risalto domenica sulle pagine del sito: la seconda giornata della manifestazione è stata dedicata alla 50 chilometri: vittoria al norvegese Nymark in 3h46'05" davanti a Jesus Angel Garcia (Spagna, 3h48'19") e a Omar Zepeda, messicano, al primato personale in 3h50'17". Formanova in forma-nuova L'ex-campionessa del mondo degli 800 metri Ludmila Formanova salterà l'impegno dei mondiali di Helsinki a causa della gravidanza: il felice evento è previsto per la fine del mese di settembre. Seguiranno altre due stagioni di attività agonistica, che l'atleta spera di vivere senza gli innumerevoli infortuni che ne hanno pregiudicato il rendimento all'indomani della sua migliore stagione, quel 1999 che la vide laurearsi iridata sia all’aperto che al coperto. Marco Buccellato


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