Internazionale, Bolt a un soffio dal mondiale




 
Settimana straordinaria per quantità e qualità di risultati. Usain Bolt ha sfiorato il record del mondo dei 100 metri, ma quasi ovunque si sono registrate grandi prestazioni. Iniziamo dal giamaicano, che merita la prima pagina del notiziario internazionale. Bolt, la pista ingoiata Il video del 9.76 di Usain Bolt ha fatto rapidamente il giro del mondo, messo in rete da qualche benemerito a poche ore dall'avvenimento, offerto agli occhi increduli del pianeta attraverso la finestra più grande che c'è: YouTube. Come se non bastasse la gigantesca sagoma di Bolt (pochi centimetri per raggiungere i due metri di altezza), a fare la differenza visiva è l'abisso che il giamaicano scava tra sé e gli avversari. Una progressione impari, più caracollante di quella cui ci ha abituati l'Asafa Powell delle giornate "sì", ma altrettanto imbarazzante per gli avversari. Alla terza gara ufficiale della carriera sui 100 metri, Bolt ha realizzato la seconda prestazione mondiale di sempre, a due centesimi da quanto fece Powell a Rieti lo scorso settembre. Il vento di 1,8 che gli soffiava alle spalle l'ha senza dubbio favorito, ma resta lo sconcerto per un risultato strabiliante e per un miglioramento cronometrico di 27 centesimi. Ora verrebbe naturale chiedersi cosa potrebbe, in teoria, realizzare sui 200, la specialità in cui Bolt esplose a soli 15 anni, e nella quale si è laureato vice-campione del mondo ad Osaka. Caribbean Dance La gara: Bolt è l'unico dei partenti (assieme a Xavier Brown) a non indossare un attillatissimo ed aerodinamico body, ma pantaloncini e maglietta bianca. E' anche l'unico a farsi il segno della croce, l'ultimo a piegare il busto sui blocchi, ed il primo a cercare la posizione dopo il "pronti". La partenza è la solita, non rapidissima (in ogni caso assai più lesta dello sprinter semi-addormentato in quinta corsia, che si spaccia per Wallace Spearmon). Assetto trovato rapidamente in accelerazione, con ottimo lavoro del busto, poi testa alta e via che è una bellezza tutta di gambe. Si apre una voragine che al traguardo sarà di 32 centesimi sul secondo arrivato, Patton. Spearmon, che non è un centista immenso, sembra bollire in 10.13, eppure sempre 10.13 è. Stelle all'ombra di Bolt Una cascata di prestazioni superlative, passate un po' in secondo piano per l'effetto-Bolt: Kerron Clement ha vinto i 400 ostacoli in 47.79, primo grande risultato della stagione in questa specialità. In maggio solo in quattro atleti avevano corso più velocemente di lui nella storia. Ha dato quasi un secondo al vecchio McFarlane. Prende continuità con i "meno 49" il portoricano Culson. Tyson Gay ha esordito sui 200 in venti netti, ha ammirato la volata di Bolt e l'ha riempito di complimenti. Kerron Stewart è scesa finalmente sotto gli undici secondi, prima atleta al mondo quest'anno, vincendo in 10.96 su Marshevet Hooker, 11.01. Terza Bianca Knight (11.11, sesto tempo di sempre juniores), la ragazzina di 19 anni che un mese e mezzo fa migliorò per due volte in un pomeriggio il mondiale junior dei 200 indoor. Sui 200 si è ampiamente rifatta, vincendo in 22.62 e impartendo una vera batosta a Veronica Campbell (22.93). Sanya Richards ha vinto senza difficoltà i 400 in 50.60, peggio di quanto fatto a Waco in aprile. Si è rivista ad eccellente livello Joanna Hayes, campionessa olimpica dei 100 ostacoli (12.72), che non correva così veloce da tre anni. Lashinda Demus ha fatto suo il mondiale stagionale dei 400 ostacoli femminili in 54.83. Sta gareggiando molto dopo il rientro dalla maternità, e non vuole farsi trovare impreparata ai Trials. Il vento, così generoso per Bolt e per i centisti, è spirato in senso opposto sulla pedana del lungo, penalizzando tutti. Ancora male Walter Davis, 7.04 dopo il 7.40 di pochi giorni fa. Al confronto di quanto successo nel Jamaica Invitational di Kingson, i brillanti risultati provenienti dalla Guadalupa (Baie Mahault, primo di maggio) sembrano ora cose da cortile. Invece il meeting caraibico ha sfornato prestazioni di ottimo livello, ad iniziare dal mondiale stagionale dei 400 maschili ottenuto da un LaShawn Merritt formato mondiale. Merritt 44.34 L'ex-campione del mondo junior dei 400 metri è sempre più l'ombra di Jeremy Wariner, olimpionico in carica. Col 44.34 di Baie Mahault ha conquistato la vetta delle liste stagionali di specialità e realizzato la sesta prestazione personale della carriera. Due settimane fa aveva corso i 200 in un 19.80 molto ventoso, ma indicativo sulla forma già brillante. Molto bene anche Angelo Taylor, al primo 400 della stagione, chiuso in 45.06. Tormentone USA: i successi a Baie Mahault sono pressoché tutti targati Stati Uniti. Nella velocità pura Torri Edwards ha corso in 11.10, mentre al maschile il compatto Ivory Williams (un altro reduce da successi nella categoria junior) ha dominato i 100 in 10.11 dopo aver corso in 10.09 la batteria. Negli ostacoli Allen johnson, 37 anni, ha messo in riga avversari di oltre dieci anni più giovani, scendendo a 13.34. Damu Cherry ha portato il mondiale stagionale dei cento ostacoli a 12.70, e la matura Dunn (una ex.giamaicana come Sanya Richards) ha vinto i 200 in 22.88 (battendo la Edwards) ed i 400 in 50.9 manuale. Nei concorsi brilla l'8.30 dell'ex-footballer Brian Johnson nel lungo. Unico successo fuori dal coro, quello di Brendan Christian, che corre per Antigua e Barbuda, che si è impossessato dei 200 in 20.30. Flanagan, grande diecimila Shalane Flanagan, la bionda mezzofondista esplosa nelle ultime stagioni, ha frantumato domenica sera il primato nazionale dei diecimila metri a Palo Alto, nel corso dello Stanford Invitational, correndo in 30:34.49, migliorando il 30:50.32 di Deena Kastor. La Flanagan è ora primatista nazionale sia sui 5000 che sui 10000 metri. Meeting dedicato per lo più al mezzofondo, non ha tradito le attese ritrovando lo smalto un po' perso nella scorsa stagione: la Flanagan si è accodata alla battistrada Kim Smith (neozelandese) per bruciarla a 180 metri dal traguardo. Per la Smith il record continentale in 30:35.54. Ancora grande Oceania grazie a Craig Mottram: l'australiano ha vinto i diecimila maschili in 27:34.48, a pochissimo dal primato di area, davanti all'austriaco Weidlinger, sceso a 27:36.46. Il britannico Mo Farah è giunto quinto in 27:44.54. Bernard Lagat ha vinto i 5000 in 13:16.29, mentre sui 1500 femminili si è registrato il mondiale stagionale dell'americana Rowbury in 4:07.59. Uk made in USA Mezza nazionale britannica di scena a Irvine: La campionessa del mondo dei 400 Ohuruogu ha vinto sia i 100 che i 200 in 11.35 e 23.28, battendo entrambe le volte Monique Henderson. Marylin Okoro non ha trovato avversarie sui 400 (53.73), la Danvers ha vinto sugli 800 in 2:06.46, la Claxton i 100 ostacoli in 13.16. Tra gli uomini, successi di Myerscough nel peso con 20.19 e di Wiliamson sui 100 in 10.41. Appunti di navigazione Nel meeting intitolato al grande mezzofondista USA Steve Scott, in evidenza Reindell Cole, campione universitario indoor del lungo nell'inverno appena trascorso con 8.12, che si è portato a 8.17. Proviene da Las Vegas, gioca anche a basket, e per quanto se ne sa, è alla prima stagione seria. Due anni orsono saltava un metro in meno. A Oxford (Mississippi) ancora Brittney Reese in evidenza. Nel lungo ancora un'ottima prova (6.82 ventoso), nell'alto poca cosa (1.75), nella 4x100 ultima frazione buona per il successo di Ole Miss, il club di appartenenza. Angela Williams, iridata dei 60 a Valencia, ha iniziato a Fairfax in 11.34 (un centesimo in meno in batteria). A Los Angeles Lionel Larry ha corso i 400 in 45,04 e i 200 in 20.65. Frequenze finalmente al passo di quanto sperato per Craddock, ostacolista promettente fin dalle categorie giovanili, che ha corso i 110 in 13.46. Nello stato di Washington nuova prodezza per Jordan Boase, il bianco semisconosciuto capace di correre in aprile i 400 in 44.82, che è sceso addirittura a 20.37 sui 200. Dai 100 miglioramento per il canadese Connaughton in Texas (10.15). Houston: Natasha Hastings ha dominato la scena dell'Houston Invitational con due successi, 50.82 sui 400 e 22.97 ventoso sui 200. In campo maschile gran 20.31 di Chris Lloyd, un dominicano più avvezzo al giro di pista. Per chi segue le vicende dell’attività giovanile USA, non suonerà nuovo il nome di Francena McCorory, una ragazza non ancora ventenne di cui abbiamo già parlato per via di due migliori prestazioni mondiali junior sui 300 metri indoor, il cui talento è stato stoppato a più riprese una volta per infortunio, un'altra per un incidente stradale (in gennaio) e via dicendo. A quattro mesi dall'ultimo stop eccola rientrare a Baltimora in un ottimo 51.54, addirittura tre secondi esatti meglio del vecchio personale. Non deve stupire in simile miglioramento, perché all'aperto la McCorory non ha praticamente mai gareggiato con continuità, a parte la stagione 2005 (da 17enne corse i 200 in 23.22). Vento amico Il campione del mondo del lancio del disco, l'estone Gerd Kanter, ha ottenuto il primo over-70 della stagione a Chula Vista, in California, pedana solitamente favorevole ai lanciatori per le folate di vento che prolungano la gittata dell'attrezzo. Primo lancio a 69.54, a seguire 68.32, un nullo, un paio di lanci attorno tra i 65 e i 67 metri ed il capolavoro in chiusura, con 70.38. L'australiano Harradine, secondo, ha migliorato il record dell'Oceania con 65.37. Salis in Olanda L'azzurra Silvia Salis ha vinto la gara di lancio del martello nel meeting olandese di Lisse con la misura di 66.19. Nello stesso meeting grandi lanci dell'idolo di casa Rutger Smith (20.48 e 64.38). Sempre dal mondo dei lanci alcuni risultati di valore: in Ucraina la martellista Sekacheva ha lanciato a 73.16, mentre la discobola Semenova-Fokina ha portato il personale a 64.70. A Teheran debuto stagionale per Hanani, il discobolo, subito lontano con 65.76. Il lettone Sokolovs ha lanciato in Repubblica Ceka a 77.01 (martello). Sempre per il martello, 70.46 di Manuela Montebrun all'apertura stagionale di Laval. Romania: a Zalau ottimo disco, con 64.25 di Ursu e 64.96 della Grasu. Infine, buona apertura per Jana Veldakova, che a Kosice ha saltato 6.72 nel lungo. Campionati africani: poker di prodezze Il talento straordinario di David Rudisha si è manifestato anche ai 2.400 metri di altitudine di Addis Abeba, capitale dell'Etiopia, dove si sono conclusi i campionati d'Africa. Il kenyano ha vinto gli 800 in un eccezionale 1:44.20. Solo terzo Asbel Kiprop, destinato a fare grandi cose sui 1500, in 1:46.02. tra i due, in assenza del sudanese campione del mondo indoor Kaki (che ha corso solo la 4x400), si è infilato un altro sudanese, Ismail, argento in 1:45.41. Il secondo risultato a sensazione è arrivato dai 400 femminili, dove Amantle Montsho, specialista del Botswana, ha tolto oltre un secondo al personale piazzando un 49.83 inaspettato ma in linea con le possibilità offerte dal suo fisico e dall'altitudine. Splendida la restante composizione del podio, con due ragazze del 1990, la nigeriana Abugan e la zambiana Nachula, scese a 50.89 e 51.39. Infine le altre due gemme della manifestazione: il 2.34 di un altro prodotto del Botswana, Kabelo Mmono Kgosiemang, capace di issarsi in cima al mondo col suo 2.34 nell'alto (dopo aver già centrato il primato nazionale a 2.32), e la straordinaria vittoria di Pamela Jelimo, classe 1989, che in un maestoso 1:58.70 ha intaccato la regalità di Maria Mutola (2:00.47). La Jelimo viene dai 400, e già a Nairobi (sempre ad alta quota) alcune settimane fa aveva corso in 2:01.02. Tra gli altri vincitori ricordiamo le superstars etiopi Kenenisa Bekele, rinunciatario sui 10000 per il più tranquillo 5000 (vinto in 13:49.67, solo quarto il fratello Tariku), Tirunesh Dibaba (32:49.08), la Burika (4:08.25), ed ancora il senegalese Badji nel triplo (17.07, record nazionale) ed il sudafricano Harmse nel martello, al quinto titolo continentale con 77.72. Nel triplo femminile, ancora un mondiale stagionale per la camerunense Mbango, 14.76, e bellssima finale dei 200 donne, con la sudafricana Le Roux oro per un solo centesimo sulla Camara (Mali), 22.69 contro 22.70. Nel medagliere strapotere sudafricano con dodici ori e 22 medaglie Giappone uno e due Doppio meeting, prima Hiroshima e poi Shizuoka. A Hiroshima si fa notare l'ennesimo ostacolista cinese, Ji Wei (13.49), e la connazionale Li Yanfeng nel disco (63.67). A Shizuoka Josphat Muchiri Ndambiri ha migliorato ancora il mondiale stagionale dei 10000 in 27:14.03, correndo praticamente da solo e chiudendo con oltre un minuto e mezzo di vantaggio sull'avversario più vicino. Bene anche Kanemaru sui 400 (45.21) e le pesiste cinesi (Liu Xiangrong 18.69, Gong Lijiao 18.60). Maratone e strada Tutto in Germania: a Berlino (25 chilometri) si sono imposti Samuel Karuku in 1:13:50 e Peninah Arusei in 1:24:09. Karuku ha superato Patrick Ivuti, ristabilitosi dopo l'attacco di malaria che gli aveva impedito di correre la maratona di Boston. Nella maratona di Dusseldorf vittorie per Melanie Kraus (2:33:36) e Bellor Yator (2:11:15). A Mainz vince l'ucraino Naumov in 2:11:10, mentre tra le donne trionfa Susanne Hahn in 2:29:35. Reduce dall'apoteosi di Londra, la Mikitenko ha invece vinto il titolo tedesco dei diecimila su pista a Menden in 31:57.71. La connazionale Mockenhaupt ha corso più veloce, ma in tutt'altra gara, a Palo Alto (31:27.05). Nella 12 chilometri di Bloomsday vittoria di Micah Kogo (33:51) e sul fronte femminile di Lineth Chepkurui in 39:47. La Coppa del Mondo di marcia I russi padroni di casa presentano a Cheboksary una selezione fortissima: Borchin, Burayev, Bakulin e Markov sui 20 km maschili, Kanaykin, Kirdyapkin, Nizhegorodov e Yerokhin sui cinquanta, Kaniskina, Kirdyapkina-Kornikova e Sibileva nella venti delle donne. Oltre alla marcia, nella prossima settimana avremo il meeting di Doha, Osaka, Santo Domingo, Modesto, e tutto il contorno di attività USA: le graduatorie mondiali stagionali sono già fruibili nella sezione statistiche. Marco Buccellato


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