Internazionale: Bekele fa 10, Kosgei-super a Berli




 
I campionati mondiali di cross, le corse su strada e l'attività all'aperto negli USA sono gli argomenti di questa settimana internazionale di attività. In primo piano c'è sempre lui, Kenenisa Bekele, il più siderale talento a due gambe del pianeta. Bekele: the never ending story La quinta doppietta consecutiva nella rassegna iridata di cross-country conferma i pronostici e la grandezza smisurata di questo ragazzo che la celebrità non ha privato della naturale timidezza e dei modi gentili. Le due vittorie di Fukuoka sono figlie dell'implacabilità della sua azione. Il doppio oro segue quello indoor sui tremila metri a Mosca. Per i suoi avversari non è ancora arrivata neanche la speranza di sognare. Stavolta ad uscire meno sconfitti degli altri (con tutto l'onore possibile) sono stati il connazionale Sihine e Isaac Songok, di due anni più giovane di Bekele e miglior talento pistaiolo kenyano in circolazione assieme ad Eliud Kipchoge ed Augustin Choge, deluso dal settimo posto nel cross corto. Medaglia anche per Martin Irungu Mathathi, kenyano di stanza in Giappone di cui raccontiamo da diverse stagioni le frequenti esibizioni giapponesi sui diecimila metri. Nel medagliere, è impressionante il fatto che Etiopia e Kenya si siano spartite in parti eguali (tra titoli individuali ed a squadre) ben ventotto delle trentasei medaglie disponibili. Briciole a Marocco, Eritrea e Giappone. Una medaglia a squadre per le Australiane, ed una medaglia che raggiunge l'Europa, grazie alla sagoma combattiva di Lornah Kiplagat, che anche se ora veste la divisa arancione dell'Olanda sempre kenyana è. Nella polvere l'ambizioso Qatar (Shaheen fuori giri), negli abissi l'Europa bianca: in quattro classifiche individuali senior il miglior piazzamento di un atleta europeo non naturalizzato è stato quello della russa Komyagina, sedicesima nel cross corto. Nelle altre tre corse, diciassettesimo posto per De la Ossa, ventesimo per la francese Bardelle, addirittura trentunesimo per l'altro spagnolo Higuero. A livello junior, i migliori europei sono stati la britannica Sian Edwards, decima, ed il nostro Andrea Lalli, trentaduesimo. A Berlino c'è ancora un muro: è kenyano Undici kenyani nelle prime undici posizioni: questo il verdetto della mezza maratona di Berlino che ha lanciato Paul Kosgei e Evans Kiprop Cheruiyot (secondo classificato alla Roma-Ostia) nei piani altissimi delle liste all-time di specialità: grazie al 59'07" ottenuto domenica, Kosgei si è piazzato alle spalle di Haile Gebrselassie ed a soli dodici secondi dal suo fresco record del mondo. Cheruiyot, accreditato di 59'29", ha invece centrato il quinto crono di sempre. Wilfred Taragon, il meno conosciuto del terzetto salito sul podio maschile, un ventenne che vive in Inghilterra, ha chiuso il 1h00'46". In classifica, da notare che altri cinque specialisti del Kenya hanno concluso la corsa in meno di un'ora e due minuti. Dominio meno netto nella gara femminile, ma soltanto per le proporzioni e le forze messe in campo: le kenyane in gara erano tre, ed hanno occupato nell'ordine il primo posto (Edith Masai in 1h07'16", quinto risultato di ogni tempo), il terzo con Mary Ptikany (1h09'43") ed il quarto con Beatrice Omwanza (1h11'35"). Tra tanto fiorire nero è spuntata la talentuosa figura di Deena Kastor-Drossin, seconda classificata e prima delle specialiste di pelle bianca, che ha migliorato il proprio primato degli Stati Uniti con 1h07'34", entrando nel top ten statistico di sempre. Le altre strade della corsa Domenica si sono disputate molte gare di mezza maratona in Spagna: le due con i risultati migliori sono state a Malaga, con la vittoria di Silas Sang in 1h00'56", ed a Madrid, dove si sono imposti Shadrack Kiplagat in 1h02'31" ed Anne Kosgei, prima tra le donne in 1h13'23". Mezza maratona anche a Praga, dove il monopolio del Kenya si è esteso al Danubio: Steve Kibiwott (1h01'05") e Stanley Kipkosgei Salil (1h01'38") hanno dominato la corsa maschile. Caroline Kwambai (1h11'08") e Hellen Kimutai (1h11'11") hanno staccato di oltre due minuti la prima europea, Simona Staicu. Radcliffe-out, Ramaala-in Mentre Paula Radcliffe rinuncia a Londra a causa di un infortunio ad un piede, un altro protagonista annunciato, il sudafricano Hendrik Ramaala (come la Radcliffe vincitore a New York nel 2004), scalda il motore aggiudicandosi la venti chilometri su strada di Pretoria in 56'52", stesso tempo di Cuthbert Nyasango, interessantissimo specialista delle lunghe distanze nativo dello Zimbabwe. Ultima in ordine cronologico, la Cherry Blossom Run di Washington (dieci miglia) è stata vinta dalla russa Lidiya Grigoryeva in 52'11" davanti ad Alevtina Ivanova ed alla celebre romena Lidia Simon. Tra gli uomini tripletta kenyana grazie a Gilbert Okari (47'24"), Samuel Ndereba e Reuben Chebii. Notizie dalle piste Il carosello di meetings universitari e di "invitationals" statunitensi inizia a fornire numeri interessanti per la nostra vetrina dall'estero: ad Atlanta, Arlington e Gainesville si sono disputate le migliori riunioni. In Georgia (Atlanta), è salita ad 1,96 Chaunte Howard, argento mondiale dell'alto, e l'ostacolista Aries Merritt (fresco vincitore negli NCAA indoor) ha colto un ottimo 13"33. Ad Arlington (Texas) Jeremy Wariner ha bissato il duecento metri corso la scorsa settimana, giungendo al nuovo personale di 20"37. Darold Williamson, l'amico-rivale dei tempi universitari, si è cimentato sul giro di pista chiudendo in 45"82. Sanya Richards, deludente nella stagione indoor appena conclusa, ha corso e vinto i duecento in 22"62 con vento appena oltre il limite. Concludiamo il trittico di riunioni dai numeri migliori con Gainesville: Shalonda Solomon ha vinto i 100 in 11"21, e la campionessa del mondo all'aperto di salto in lungo (nonché vice-iridata indoor) Tianna Madison ha fatto ancora una volta le prove di velocità, chiudendo i cento in 11"52 ed i 200 in 23"83. Nella gare maschili l'esordio di Kerron Clement (duecento in 20"65) ed il discreto 10"20 di Ernie Wiggins sui cento metri. Via col vento Nel resto dell'attività USA molte cifre sono state condizionate dal vento favorevole, tipico dell'inizio di primavera: a Prairie View sono spuntati i velocisti Korey Cook (10"15 due stagioni orsono) e Bob Delmore, accreditati di 10"09 e 10"11. L'aiuto delle condizioni ambientali deve essere stato considerevole, considerato il grigio debutto di Cook una settimana prima a Houston (10"73). A Las Vegas le gare di ostacoli e salto in lungo si sono disputate con un mezzo tifone (a favore) di quasi dieci metri al secondo. A Baton Rouge ha debuttato all'aperto Xavier Carter. Il giovane talento americano va seguito con costanza, perché potrebbe affiancare i vari Wariner, Merritt e Clement nella considerazione generale, cifre alla mano: dopo l'eccezionale finale di stagione al coperto (20"30 e 45"28 ai campionati universitari), ha scelto la Louisiana per debuttare all'aperto con un 45"78 di assaggio. A proposito di Merritt, suo il 20"48 d'esordio primaverile a Lynchburg. Sempre a Baton Rouge 20"21 di Kellie Willie sui 200 (troppo vento) ed appena 2,05 per il formidabile talento delle Bahamas Donald Thomas, divenuto popolare in breve tempo sui media americani per aver valicato i 2,22 nella prima gara della sua vita calzando scarpe da riposo. Per inciso, Thomas ha mancato il bronzo ai recenti Giochi del Commowealth per un errore fatale a 2,23, superato con meno affanno dal cipriota Ioannou. Nell'altura di El Paso l'antillano Churandy Martina ha corso i cento metri in 10"17 con vento legale; in Giamaica i campionati giovanili (classi dal 1986 in giù) hanno lanciato Sonita Sutherland, diciotto anni, capace di un interessantissimo 51"13 sui 400 metri. Per ciò che concerne le pedane, continua a stupire il discobolo Jason Young, che si trova in lista alle graduatorie mondiali stagionali da sabato scorso grazie ad un prodigioso 67,86 ottenuto ad Abilene. Già miglioratosi di circa 2 metri pochi giorni orsono, procede a grandi spallate verso l'eccellenza assoluta. Tornata favorevole anche per Vincent Mosca (20.43 nel peso a Tucson) e Laura Gerraughty (18,76 a Charlotte). Impegnata a Gainesville, la martellista Gilreath ha esordito con 69,14. Fuori dagli Stati Uniti, l’unico risultato discreto è stato centrato dal lunghista algerino Nima, che a Tunisi ha saltato 8,07. Nella settimana entrante, apertura e conclusione (in quattro giorni) delle Texas Relays di Austin e maratone a Pechino, Parigi, Rotterdam e Zurigo. Non ultimi, appuntamenti con la marcia in Repubblica ceka e con i campionati del Sud America. Nei prossimi giorni l’aggiornamento completo delle liste mondiali all’aperto ed all-time, e la stesura definitiva di quelle relative alla stagione indoor. Marco Buccellato

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