Il ritorno di Re: “Io, l’infortunio e le Olimpiadi”

03 Novembre 2020

Il primatista italiano dei 400 ha ripreso gli allenamenti in pista dopo lo stop di fine agosto: “Sono all’80-85% ma per Tokyo non ho perso nulla. Niente indoor, subito forte alle World Relays”

Trarre insegnamenti dai momenti più difficili, è così che fanno i grandi, no? “Da questo infortunio ho capito quanto sia importante la prevenzione. E queste settimane torneranno utili anche per i miei esami universitari in medicina, quasi fosse stato uno stage sul campo!”. Davide Re ha ripreso gradualmente gli allenamenti dopo l’infortunio di fine agosto in Wanda Diamond League a Stoccolma che gli ha impedito di completare la stagione, saltando così gli Assoluti di Padova e la serata del Golden Gala Pietro Mennea a Roma. La tendinopatia cronica al piede destro emersa in tutta la sua evidenza durante i 400 metri in Svezia il 23 agosto - lui il primo a riconoscere con estrema onestà intellettuale che avrebbe dovuto fermarsi - l’ha costretto ai box per alcune settimane ma non ha diminuito le motivazioni o scalfito la fiducia: “Sicuramente questo infortunio mi ha privato della possibilità di dimostrare in gara quanto bene avessimo lavorato in allenamento con la mia coach Chiara Milardi - spiega il primatista italiano - mi ha tolto quella gioia di gareggiare, e quell’adrenalina, ma di certo non il lavoro che è stato messo in cascina. Non sento di essere rimasto indietro, né di aver perso nulla in prospettiva Olimpiadi di Tokyo. Mettiamola così: se c’era un periodo in cui doveva capitare, è andata bene che sia stato questo”.

PREVENZIONE - Il più forte azzurro della storia nel giro di pista, unico italiano - per ora - a scendere sotto il muro dei 45 secondi (44.77 nel giugno 2019 a La Chaux-de-Fonds) ha terminato il proprio percorso a Forlì insieme all’ortopedico Francesco Lijoi e a Fabrizio Borra, che definisce “un maestro della riabilitazione”: “Al momento sono all’80-85% ma sapevamo che sarebbero serviti tre mesi per tornare al 100% - racconta il 27enne delle Fiamme Gialle - riesco già ad allenarmi con il mio gruppo a Rieti seppur a intensità ridotta. Questi due mesi? Li ho passati per quaranta giorni a Forlì fino alla metà di ottobre: nel primo periodo laserterapia, magnetoterapia, movimenti in piscina per vascolarizzare la zona lesionata. Poi, con i miglioramenti, abbiamo cominciato a lavorare sulla componente neuro-muscolare: Fabrizio mi ha ricordato che la prima reazione dell’organismo è quella di inibire la zona interessata e impostare un nuovo schema motorio per mantenere un equilibrio. Ma quando la lesione viene curata e ci si torna ad allenare come prima, quel nuovo schema inconsciamente acquisito può causare altri infortuni. E per questo è stato fondamentale mantenere lo schema motorio originale lavorando tanto in piscina o in bici. Quando dico che ho capito la rilevanza della prevenzione, intendo che ogni cinque settimane circa mi prenderò un giorno per andare a Forlì e fare test neuro-muscolari, per verificare che non ci siano inibizioni in corso che possano rivelarsi campanelli d’allarme”.

VERSO IL 2021 - La sua volata verso Tokyo è ripartita: “Intorno al 10 ottobre ho ricominciato a ‘corricchiare’ sull’erba per dieci-quindici minuti e da una decina di giorni sono tornato a Rieti e con il gruppo, tra palestra e lavori aerobici, stando sempre attento a determinati esercizi”, racconta. Nel periodo più buio per fare previsioni, alcune “luci” restano ben accese, relativamente alla programmazione per il prossimo anno che inevitabilmente potrà risentire dell’emergenza sanitaria e che andrà valutata passo dopo passo: “Non farò la stagione indoor - annuncia - anche perché non sono esattamente uno specialista. Ma l’idea è cominciare presto con le gare, sul modello 2019, così ci sarà tempo per eventuali aggiustamenti. Penso quindi a un paio di test su distanze spurie alle fine di aprile e poi bisogna andare subito forte alle World Relays di Chorzow in Polonia, il 1° e il 2 maggio, dove puntiamo alla qualificazione olimpica e a un netto miglioramento del record italiano con la 4x400 mista. E magari ci teniamo quello della 4x400 maschile per Tokyo…”.

AMBIZIONE - I Giochi, appunto. Con tutte le incertezze del caso, figlie di un contesto internazionale che ancora non offre garanzie, ma con la necessità di lavorare senza pensieri per quella destinazione così ambita: “Gli obiettivi non cambiano - ribadisce l’azzurro che in stagione ha corso 45.31 a Savona in luglio - finale olimpica nei 400 metri individuali e finale anche con la staffetta. Per ottenerle è abbastanza evidente che sarà necessario migliorare entrambi i record italiani. La 4x400 maschile, già qualificata per i Giochi, è matura per il salto di qualità, e se è vero che in quattro dobbiamo arrivare nella migliore condizione possibile nello stesso momento, è vero pure che adesso siamo in tanti, e con primati personali di qualità: finalmente valiamo il 3:00”. L’impresa di Edoardo Scotti al Golden Gala (45.21, primo posto, soltanto Warholm più veloce in Europa quest’anno) l’ha seguita in tv da una stanza d’albergo a Forlì: “Mi sono subito complimentato con ‘Edo’. Lo stimo. Tra tutti i primati ho sempre pensato che il più difficile da battere fosse proprio quello under 23 di Licciardello. Ci sfideremo, ovviamente. E insieme potremo fare grandi cose”.

naz.orl.

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