Eaton ultima fatica: ''Qualcosa di nuovo''

04 Gennaio 2017

Il primatista mondiale del decathlon saluta l’attività agonistica, a 29 anni ancora da compiere, dopo aver vinto due ori olimpici, due mondiali all’aperto e tre indoor


 

di Giorgio Cimbrico

Andarsene al massimo, su un picco che sarebbe stato difficile raggiungere ancora, in una dimensione in cui il pericolo alita addosso: è la spiegazione data da Nico Rosberg per un addio pronunciato all’indomani della conquista del titolo mondiale. Ora, all’improvviso, lascia la scena anche Ashton Eaton, senza che nessuno possa minacciare il suo multiplo regno, a un’età, 29 anni meno due settimane, che gli avrebbe concesso di inseguire almeno un altro paio di titoli mondiali e il terzo oro olimpico. E, ripercorrendo una solida vicenda di vita e di amore, l’addio è doppio: saluta e se ne va anche Brianne Theisen, la graziosa moglie canadese, salita su molti podi. Considerato il raccolto, una principessa. In famiglia, il timido re era Ashton.

Il fuoriclasse dell’Oregon corre e salta magnificamente (correva, saltava: fa impressione scriverlo…), se la cavava egregiamente nei lanci, scrive anche bene: è sufficiente scorrere quel che un po’ enfaticamente può essere etichettato come il suo testamento spirituale, un percorso che si apre, quand’era adolescente, con la scoperta del decathlon e di un titano, Roman Sebrle, che avrebbe potuto rappresentare la Terra se le Olimpiadi fossero state pacifiche Guerre Stellari, e prosegue con una presa di coscienza, sino all’ultimo passo: “E’ tempo che lasci l’atletica, che vada a cercare qualcosa di nuovo. Francamente non c’è altro che io possa fare nello sport. Ho dato dieci anni nell’inseguire i miei limiti. Li ho raggiunti? Credo sia difficile per chiunque dirlo”.

E ora, naturalmente si aprirà il dibattito. Ashton se ne va per appagamento, per aver raggiunto, più volte, quel che per comuni mortali è un sogno proibito? Viene in mente l’addio precocissimo di Herb Elliott che abbandonò l’atletica ancor più giovane, dopo aver vinto le Olimpiadi (a Roma) con un fantasmagorico record mondiale dei 1500 e un distacco abissale, aver dominato i Giochi del Commonwealth e domato la distanza più nobile per un anglosassone, il miglio. Erano altri tempi e un’offerta di lavoro fu sufficiente a fargli chiudere una carriera breve e illustrissima.

Più di mezzo secolo dopo, Ashton fa la stessa scelta quando azzurri spazi erano ancora aperti davanti a lui. Resta da capire cosa farà, come e dove apparirà.

Il decathlon è una dimensione di splendore assoluto, una missione, un’aspirazione, ma non rende ricchi come capita a chi corre i 100 o la maratona. Rimarrà la sua saga, quella dell’uomo che ha superato due volte il promontorio dei 9000 punti, che ha scandito record personali degni di un grande solista, che ha sempre saputo offrire interpretazioni di una nitida calligrafia, gesti assoluti.

A Rio è diventato il terzo decatleta della storia (e il secondo americano) a metter le mani su due medaglie d’oro consecutive nella specialità che i tedeschi chiamano con gusto bellico Zehnkampf, dieci battaglie. Precedenti assai illustri, Bob Mathias da Tulare che vinse a Londra a 17 anni, otto mesi e dieci giorni, per replicare nel 1952, e Daley Thompson, da Notting Hill, Londra, che produsse il suo bang-bang a Mosca e a Los Angeles. Daley, che era anche un umorista di razza, ha rappresentato la prima formidabile congiunzione di razze che avrebbe in seguito dato al decathlon Dan O’Brien, Brian Clay e, appunto, Ashton.

Sia Mathias che Thompson lasciarono anche un vigoroso segno statistico, legando il successo nella gara più importante al record mondiale. Ashton lo ha fatto al Mondiale di Pechino 2015: secondo titolo e seconda irruzione oltre i 9000 punti, con record ritoccato di sei unità, sino a quota 9045, con un mirabolante 45.00 che gli avrebbe dato il settimo posto nella finale del giro di pista riservata agli specialisti. A Rio era in cerca del settimo sigillo consecutivo: centrato, in fondo a una bella battaglia con il francese Kevin Mayer che, con il canadese Damian Warner, può essere considerato il suo erede. Da quando l’uomo dell’Oregon è apparso in scena, ha monopolizzato tre Mondiali indoor, due all’aperto, i Giochi del 2012 e quelli brasiliani ancor freschi di conio. Media dei decathlon di Londra, Mosca, Pechino e Rio, 8904 punti, una prestazione che i ceki Roman Sebrle, una volta, e Tomas Dvorak, due, hanno superato nei loro giorni più luminosi.

Ashton chiude con 6645 al coperto e 9045 all’aperto, entrambi record mondiali, e con una collezione di limiti personali non solo legati alle dieci fatiche: 10.21; 20.76; 45.00; 4:14.48; 13.35; 48.69 (frutto di un’incursione compiuta in un anno sabbatico); 2,11; 5,40; 8,23; 15,40; 47,36; 66,64. Non avrà raggiunto i suoi limiti, ma ha regalato giorni memorabili. Se ci ripensa, saremo tutti felici.

SEGUICI SU: Twitter: @atleticaitalia | Facebook: www.facebook.com/fidal.it


(foto Colombo/FIDAL)


Condividi con
Seguici su: