Donato-Howe: ''Alchimia esplosiva''

27 Gennaio 2017

Da qualche mese i primatisti italiani di triplo e lungo, interrotti i rapporti con Pericoli e Tregaro, si allenano insieme a Castelporziano. Howe domenica in gara ad Ancona nel lungo.


 

di Anna Chiara Spigarolo

Una nuova coppia ‘esplosiva’ si aggira per le piste e gli impianti di Castelporziano, il Centro Sportivo delle Fiamme Gialle a pochi chilometri da Roma. Loro sono Fabrizio Donato, bronzo olimpico di Londra 2012 nel triplo, e Andrew Howe, argento mondiale a Osaka 2007 nel lungo: da qualche mese, con il supporto fondamentale di Fiamme Gialle e Aeronautica, i rispettivi club che in questo progetto hanno creduto fin dall’inizio, si allenano insieme, condividendo per cinque giorni a settimana balzi, sprint e sedute in palestra. 

Non è uno scoop che dopo Rio, la sua quinta (quinta!) olimpiade, Donato abbia interrotto il rapporto pluridecennale con Roberto Pericoli (da poche settimane nel nuovo ruolo di assistente alla Direzione Tecnica Alto Livello) mentre Howe sia reduce da due stagioni in Svezia, alla corte di Yannick Tregaro (già guida di campioni come Christian Olsson e Kajsa Bergqvist). Ora, a 40 e 31 anni, i due azzurri si sono scelti per attaccare insieme un’altra stagione, in un abbinamento che a entrambi regala nuovi stimoli e tanta energia nuova. Creando al contempo una concentrazione di maglie azzurre, carisma, medaglie e record accaduta poche volte in Italia in tempi recenti. “Si è creata una gran bella alchimia” racconta il ciociaro, “È una situazione unica, nel nostro mondo è raro essere umili e mettere da parte le rivalità” gli fa eco il reatino.

Di certo i due hanno scritto la storia dei salti in estensione d’Italia e i primati sono loro monopolio. Due a testa, ovvero – per Donato - il 17,73 agli EuroIndoor di Parigi 2011 (due anni dopo l’oro di Torino, argento dietro al record mondiale di 17,92 di Teddy Tamgho) e il 17,60 di quell’indimenticabile Notturna di Milano del 2000 e – per Howe - l’8,30 dell’oro Europeo al coperto a Birmingham e l’8,47 dell’argento iridato ad Osaka, sempre nell’anno magico 2007.

L’impressione è che vi divertiate parecchio...
FD: “Abbiamo unito la mia esperienza alla gioia di Andrew. Quando arriva al campo, quando si allena, il suo sorriso dice tutto sul suo amore per l’atletica. Ho avuto tanti compagni di allenamento… ma come lui nessuno”.
AH: “La passione non è mai sbiadita, ma ora ho ritrovato la leggerezza.

Soprattutto grazie a Fabrizio, un atleta che ha saputo trarre il massimo dal proprio talento ma soprattutto una persona straordinaria”.

Come è nata questa alchimia?
FD: “Per caso, quasi per scherzo… due chiacchiere ogni tanto, un messaggio WhatsApp, un consiglio tecnico. È finita ad allenarci insieme”.
AH: “L’ho cercato io per avere dei consigli tecnici, ma lui all’inizio era timoroso. Tanti pensano che io sia uno spaccone, uno che la spara grossa con poca voglia di allenarsi. Mi reputo un professionista, non so cosa trapeli all'esterno ma all’atletica ho sempre dato tutto. Se non fosse così, credete che a 31 anni, e dopo il mare di frustazioni che ho attraversato, sarei ancora qui?”.

Dopo 21 anni con Roberto Pericoli e 2 anni con Yannick Tregaro, il 2017 è l'anno della rivoluzione?
FD:Roberto Pericoli per tutta la mia vita da adulto è stato un allenatore, una guida e anche un padre. È quasi superfluo dire quanto ha rappresentato e rappresenta per me. A quarant’anni compiuti però era arrivato il momento di camminare con le mie gambe, avevo voglia di mettere in pratica alcune mie idee tecniche e metodologiche, sperimentando prima di tutto su me stesso. Roberto è stato il primo a lasciarmi spazio e ad incoraggiarmi in questa sfida. Il rapporto fra noi è ancora idilliaco, se tornassi indietro rifarei ogni cosa al suo fianco”.
AH: “Quella con Tregaro a Goteborg era un’esperienza che dovevo fare: andare all’estero, sconvolgere la mia quotidianità e il mio gruppo di lavoro. E infatti Yannick mi ha cambiato piede di stacco, la tecnica di salto, l’approccio all’allenamento. Ho imparato tanto, anche e soprattutto che non devo snaturarmi”.

Come scorrono le giornate a Castelporziano?
FD: “La mia quotidianità è rimasta la stessa. Casa-allenamento, casa-allenamento. Ma con Andrew mi diverto parecchio di più, ha portato una ventata di energia”.
AH: “Con molta serenità e parecchie risate. Sono a Castelporziano dal lunedì al venerdì, seguiamo un regime alimentare rigidissimo, e nel fine settimana rientro a casa. A volte lo accompagno a prendere le figlie Greta e Viola a scuola”.

Negli scontri diretti, che però sono avvenuti solo nel lungo, vince Howe.

E in allenamento?
FD: “Nei balzi lo distruggo…”
AH: “…anche se piano piano anche lì mi sto avvicinando! Nella velocità, beh, sono avvantaggiato… ma devo stare attento, il 'vecchietto' è in grande forma”.

Come stai?
FD: “Tecnicamente ho cambiato tante cose. Fisicamente sto bene, a parte il tendine sinistro che ogni tanto mi chiede di rallentare. Lo ascolto, aiutato dal dott. Billi che mi controlla e mi dà indicazioni preziose.”
AH: “Quest’inverno non ho saltato una seduta, direi che visti le mie ultime stagioni piene di acciacchi e operazioni non posso proprio lamentarmi”.

Che combinano i Craiving, il gruppo musicale di cui Andrew è batterista?
FD: “Ancora non sono andato a sentirli, ma ho promesso che lo farò appena possibile”.
AH: “…Però la band è in pausa, almeno fino a maggio. Ho detto ai ragazzi che ho la testa solo sull’atletica”.

Un difetto dell’altro?
FD: “È testardo”.
AH:È irruente”.

Quando gareggi?
FD: “Ai Campionati Italiani indoor, e forse qualche giorno prima per togliermi la ruggine di dosso”.
AH: “Domenica, ad Ancona. E sarà quasi una liberazione. Onestamente non mi aspetto grandi cose, l’obiettivo è riassaggiare la pedana indoor dopo tanto tempo. Lo stacco? Che domande, sono tornato al ‘mio’ sinistro”. Andrew, cresciuto al Guidobaldi di Rieti con la madre Renée Felton (ex ostacolista americana) e il fratello Jeremy, è stato un enfant prodige capace di vincere due ori ai Mondiali juniores di Grosseto 2004 (lungo e 200, con quello che all'epoca era il primato europeo U20 di 20.28): “Con un passato come il mio, quando vado in pedana tutti si aspettano i fuochi d’artificio. Ho sentito spesso l’obbligo di meravigliare. E mi è pesato, eccome se mi è pesato. Dall’argento di Osaka in poi, avevo mille pensieri, ero stressato, saltavo con uno zaino di aspettative sulle spalle. Una tensione che aveva catturato prima di tutto il mio staff, le persone che mi seguivano, e poi anche me, che così accumulavo frustrazioni. Con un approccio alle gare gioviale e gioioso come quello di Fabrizio invece la gara diventa un momento liberatorio. Mi sto ritrovando, mentalmente sto tornando l’Andrew dei Mondiali U20 di Grosseto, quello che se ne fregava di tutto, si divertiva e non aveva paura di niente. Quando l’atletica era un gioco. Non so se a questo corrisponderanno anche le misure, il mio fisico ne ha passate tante, ma in questo momento sono felice del mio percorso. È una sensazione rara: comunque andrà, qualunque sia la misura con cui chiuderò il 2017, sono felice di essere qui. Mi sto divertendo e ho ritrovato il sorriso”.

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Fabrizio Donato e Andrew Howe


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