Di Martino dodici mesi senza eguali

23 Dicembre 2011

La stagione d'oro di Wonder-Antonietta è vicina alla chiusura. Tempo di bilanci, ma anche di progetti per il 2012. Nel triangolo Istanbul, Helsinki, Londra

 

E’ la donna dell’anno dell’atletica italiana. Antonietta Di Martino, portabandiera azzurra e delle Fiamme Gialle, sta per salutare un 2011 di grande soddisfazione. Il bottino è strepitoso. La medaglia di bronzo mondiale conquistata a Daegu; il titolo europeo indoor vinto con autorità a Parigi; il miglior salto italiano al femminile di sempre (il 2,04 indoor di Banska Bystrica, del 9 febbraio). Sarebbe difficile non essere felici di tutto questo. “E in effetti è così, sono felice della mia stagione. L’unico, piccolo rammarico, è essere arrivata a Daegu con poche settimane di preparazione, a causa dell’infortunio all’alluce del piede di stacco che ho subito in maggio. Nel dirlo, allo stesso tempo mi rendo conto del fatto che probabilmente non sarebbe cambiato granché per le medaglie. Ma comunque, affrontare l’evento top dell’anno non al meglio della forma, è un cruccio che rimane sempre nella testa di un atleta”.

Classifiche: qual è stato il momento più bello del 2011?

“Sicuramente la medaglia di bronzo mondiale è un passo avanti al resto; ma, certo, anche l’emozione provata nel saltare 2,04 è stata speciale. Parigi la metto dopo, anche se è stata una grandissima soddisfazione, con il podio, l’inno, il tricolore: il fatto è che comunque si è trattato di una vittoria un po’ attesa, per tante ragioni”.

Non solo rose e fiori, però. Nell’arco dei dodici mesi, ci sono state anche fasi di tensione.

“Con l’infortunio mi è un po’ crollato il mondo addosso.

Soprattutto perché c’ero già passata, e sapevo a cosa sarei andata incontro. E’ stato un periodo difficile: nel giro di qualche settimana sono successe altre cose che mi hanno fatto male (la scomparsa del nonno, a cui Antonietta era molto legata, ndr), e poi non vedevo ancora la soluzione del problema, tra terapie, l’ansia del recupero, il dolore costante. Per quasi due mesi non ho potuto nemmeno correre, lavorando solo sul piano muscolare”.

Poi cosa è successo?

“Si è risolto tutto in extremis. Il dolore si è fatto meno intenso, e con due settimane di preparazione più tecnica sono andata a Malaga, ai campionati spagnoli, il sette agosto, per testarmi. Ho saltato subito due metri. E’ stato come riaccendere la luce, ritrovare sicurezze. Con Massimiliano (Di Matteo, marito e allenatore, ndr) ho successivamente trovato un modo per preparare il Mondiale senza caricare troppo, senza inutili esagerazioni. Che devo dire? Ha funzionato”.

Il modo migliore per lanciarsi sull’anno olimpico.

“Non voglio ancora pensare all’Olimpiade. E’ davvero troppo presto. Ci sarà tempo e modo per far crescere la tensione”.

Ma il lavoro naturalmente è già iniziato.

“Ho ripreso in ottobre. Ho voluto staccare per un mese intero, ne avevo bisogno, sia sul piano fisico sia su quello nervoso. Le cose finora sono andate molto bene. Sono in salute, sto lavorando sodo, come sempre dividendomi tra Cava e la Scuola di Formia, la mia seconda casa. Già, a Formia ci sono condizioni ideali: tutto a portata di mano, tutto al massimo livello.

Io qui mi trovo davvero bene”.

Formia come baricentro, ma l’anno della Di Martino comincerà negli Stati Uniti, come ormai quasi d’abitudine.

“Sì, dal 5 al 26 gennaio andrò a Chula Vista, il centro di preparazione vicino San Diego, in California. E’ un altro posto straordinario per allenarsi: tutto a portata di mano, tutto ai massimi livelli, come Formia, ma con in più, in quel periodo, un clima straordinario. Lo scorso anno, anche 30 gradi. Sarò lì con il gruppo dei saltatori in alto, composto da Marco Fassinotti, Silvano Chesani ed Elena Vallortigara. Sto bene con loro, sono giovanissimi ed entusiasti, mi danno una grande carica. E’ bello vivere insieme il lavoro quotidiano, e vederli crescere giorno dopo giorno”.

E la stagione al coperto?

“Ci sarò certamente, l’obiettivo è il Mondiale di Istanbul. Prima farò poche gare, non voglio usurarmi troppo, il 2012 è un anno ricco di traguardi da cogliere. Ma quasi certamente sarò a Banska Bystrica, quella è una pedana magica per me. In estate, è molto probabile che faccia anche l’Europeo di Helsinki, la cui data in fondo è quella tipica della Coppa Europa. Magari senza finalizzarlo, vedremo”.

Quale augurio all’atletica italiana per l’anno che sta per iniziare?

“Io spero che sia un anno ricco di soddisfazioni e di medaglie. Anzi, voglio dirlo, la mia è più di una speranza: io sono sicura che la prossima sarà una stagione con diverse sorprese, tutte positive. Io non mi ci voglio mettere, ma credo che diversi compagni e compagne di nazionale riusciranno a fare cose da ricordare”.

Ottimista?

“Ah, quello sempre. Ma su questo, è qualcosa più di ottimismo”.

Marco Sicari



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