Cosa resta di Savona

17 Luglio 2020

Il graffio di Filippo, la nuova dimensione di Larissa, Re per (più di) una notte. E tanti altri brillanti risultati azzurri. I principali temi emersi nel primo evento del Progetto Meeting

 

di Marco Sicari

A mente fresca (ma non troppo) è utile ragionare sul meeting di Savona appena terminato, fissando alcuni dei temi principali emersi in questo avvio – decisamente brillante - del circuito di riunioni sul suolo italiano. Cosa resta di Savona?

1 – La nuova dimensione di Larissa
Che fosse cambiata qualcosa, anzi, più di qualcosa, si era intuito a Vittorio Veneto, in occasione della prima uscita stagionale della baby prodigio. Ma a Savona, la non ancora (per poche ore) diciottenne Larissa Iapichino è ufficialmente entrata nell’atletica dei grandi. Il 6,80 realizzato sulla pedana della Fontanassa (record italiano Juniores, seconda prestazione italiana assoluta all-time in coabitazione con Valentina Uccheddu) non è un semplice ticket d’ingresso: è una vera e propria certificazione, che cambia scenario e prospettive per la figlia di Gianni e Fiona May, entrambi presenti all’exploit della ragazza. Sul piano tecnico, la semplicità, la naturalezza, con cui è passata dall’hang di Ancona di fine febbraio (Assoluti indoor), al “due e mezzo” di questo avvio d’estate, lascia interdetti. La nuova tecnica introdotta da Gianni Cecconi, supportata da una rincorsa molto più efficace, è la chiave di volta dell’evoluzione. Negli occhi di chi l’ha vista saltare, in attesa dei dati delle analisi tecniche, l’impressione è che ora Larissa sviluppi nel suo salto una componente verticale nettamente superiore, ottenendone in cambio la cospicua razione di centimetri di progresso. La testa, lo straordinario fighting spirit messo in mostra in occasione degli Europei Juniores (per citare l’occasione più eclatante), c’era già. Continuando a mantenere la meravigliosa spontaneità dei diciottenni, Larissa potrà mettere a frutto l’anno sabbatico dello sport mondiale, proseguendo senza affanni nella sua evoluzione. Poche gare ancora nel 2020: in un calendario ancora provvisorio, sicuramente Assoluti di Padova, rassegna Juniores di Grosseto. E poi rotta su un 2021 tutto da sognare.

2 – Filippo e il graffio del campione: 1-0
Quando la pressione sale, l’atleta di talento riesce a sfruttarla per mettere a segno il colpo da KO. Vecchia regola dello sport, valida sempre, e in ogni circostanza (sintetizzata dal vecchio adagio: i grandi risultati sono figli delle grandi tensioni). Quando tutti erano lì ad interrogarsi sui problemi di Tortu, reduce da una batteria troppo grigia per essere vera (sarà la partenza; no, è il lanciato; ma che, non ha forza; e chi più ne ha, più ne metta…), ecco l’artigliata, il graffio del fenomeno. La testa di Filippo, messo all’angolo da un convincente Marcell Jacobs (al netto dell’incespicata in avvio di entrambi) fa ancora una volta la differenza, e regala il 10.12 che segna le distanze. Due centesimi di margine (10.14 per il bresciano), e 1-0 stagionale in favore del finalista mondiale di Doha, al termine di un confronto bello e palpitante. La speranza è che il match si ripeta ancora in stagione, più volte, perché ciò che resta è la certezza che questo confronto faccia bene ad entrambi. E non solo a loro (Eseosa Desalu scintillante a 10.29, Andrea Federici sorprendente a 10.35, e il sempre più convincente Chituru Ali fermato solo da un infortunio dopo il buon 10.42 della batteria). La velocità italiana ha in mano le carte giuste per tornare a recitare da protagonista.

3 – Re per (più di) una notte
No, la doppietta di primati personali di Rieti, il 4 luglio scorso (10.47 nei 100, 20.69 nei 200) non è stata gloria effimera. Davide Re ha confermato a Savona, con il 45.31 della sua prima uscita stagionale sul giro di pista, di essere sulla strada giusta per ripetere lo strepitoso 2019. Anno che gli ha regalato, tra le altre cose, la qualifica di primo italiano in grado di correre al di sotto dei 45 secondi. La sensazione è che ci sia spazio per crescere di condizione, e conseguentemente, di limare abbondantemente il crono di ieri. Corsa regolare, ragionata, quella del primatista nazionale, interessato a saggiare, alla vigilia, soprattutto le doti di resistenza, dopo aver dato prova d’efficacia in quelle di sprinter. Test completato con notevole riscontro d’efficienza. Tra l’altro, il ruolo di leader della specialità, di “chioccia” dei più giovani, sembra funzionare: alle sue spalle Vladimir Aceti si migliora ancora (45.84, con Scotti a 46.08), ed anche tra le ragazze la new wave del giro si fa sentire (Rebecca Borga sigla il primo sub-53 della carriera, 52.98). 

4 – Fabbri Over 
Il gigante fiorentino è una realtà dell’atletica italiana, al punto che anche risultati come quello di Savona (21,15, il primo oltre la fettuccia dei 21 post ripresa) appare come fatto abbastanza normale. Nulla di più sbagliato, perché il 2020, dopo l’ottimo inverno, è un passaggio interessante (e delicato) nella carriera di Fabbri: è la stagione della crescita e del successivo consolidamento, quella che potrebbe portare l’allievo di Paolo Dal Soglio a collocarsi stabilmente (obiettivo ambizioso ma non irrealistico) tra i migliori del pianeta. Watch the Fabbrino.

5 – Luminosa vs Elisa Maria
Alzi la mano chi si aspettava di vedere due azzurre con crono (seppure ventosi) inferiori ai 12.90 nei 100hs. No, che nessuno ci provi, perché questa è una delle notizie più belle e inaspettate arrivate da Savona. L’attesa era tutta per Luminosa Bogliolo, che da tempo danza dalle parti del record italiano, con sacrosante ambizioni di far suo il titolo di donna più veloce di sempre nella specialità. Ma poi, in gara, nella corsia accanto, ecco comparire la sagoma di Elisa Maria Di Lazzaro, ex bambina prodigio degli ostacoli, incappata, una volta diventata senior, in una interminabile sequela di infortuni e contrarietà assortite, prima di scegliere di trasferirsi a Formia per essere seguita da Santiago Antunez. Primo ostacolo, secondo, terzo: ora la stacca. Quarto, quinto, sesto: no, è adesso che parte, vedrai. Settimo, ottavo, nono: le due sono ancora appaiate. Ultima barriera, e finish: solo l’abilità riconosciuta della Bogliolo negli arrivi serrati finisce col fare la differenza. Che è successo? Istanti di incertezza, e uno sguardo al cronometro, per capire che quello che è successo è che adesso forse (scongiuri consentiti) ne abbiamo due. Di ostacoliste. Bogliolo 12.86, Di Lazzaro 12.89, e peccato che l’anemometro (+2.5 m/s) guasti, solo parzialmente, la festa.

6 – Bongiorni & Randazzo, sorrisi da PB
Non trovare i nomi di Filippo Randazzo e Anna Bongiorni nei titoli degli articoli su Savona, è la dimostrazione della profondità dei risultati del meeting ligure. Il lunghista siciliano atterra a 8,12, la cifra del primato personale (tra le altre cose, anche collocabile nella top ten mondiale 2020), imitato dalla sprinter toscana, che stampa un notevole 11.30 nei 100 metri (sesta italiana di sempre). Problemi d’abbondanza, sempre benvenuti.

7 – E benvenuta Savona
L’esame di maturità del meeting della Fontanassa, dopo nove anni di studi intensi ed appassionati, si conclude con la virtuale stretta di mano di un’immaginaria commissione. Bravo Marco Mura per il risultato ottenuto, per averci creduto sempre, e per aver composto un meccanismo che funziona. Così come funziona il Progetto Meeting, non solo argine rispetto alle difficoltà di questo disgraziato periodo storico, ma soprattutto strumento che consente agli atleti di collezionare opportunità di confronto, e agli organizzatori di mettere a sistema le rispettive competenze. Perché le risorse economiche sono fondamentali, è vero; ma la trasmissione delle esperienze, conta almeno altrettanto.

8 – Atletica Viva, Viva l’Atletica
Bastava farsi un giro nel parterre, incrociare volti e sguardi, per capire. Le ferite ed il dolore del lockdown sono ancora vivi, ma il desiderio di tornare alla normalità, ai ritmi e ai riti della quotidianità, è palpabile. E questo desiderio, per chi vive l’atletica, è l’atletica stessa. Non ci sono atleti persi, ci sono atleti in larga parte già efficienti. Inseriti in un contesto (organizzativo e regolamentare) che funziona. Patrimonio che non va banalizzato.

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