Ciclone Zenoni: ''Un passo alla volta''

19 Gennaio 2016

Trenta domande alla 16enne bronzo mondiale allievi degli 800 metri, tra scuola, sogni nel cassetto ed idoli in pista.


 

Marta Zenoni. Sedici anni, un metro e ottanta, di Pedrengo, per alcuni è il ciclone arrivato a scuotere il mezzofondo femminile italiano. Adolescente catapultata dal talento alle soglie dell’atletica dei grandi, da un paio d’anni, con piglio da Giamburrasca, ha cominciato a riscrivere i primati della sua categoria (Allieve) e di quella superiore (Juniores). I record giovanili sono fatti per essere spazzati via, durano un mese o una stagione, svolazzanti tra cambi di distanze, di regolamenti e di attrezzi. Si dice che sbalordire da molto giovani sia indizio di sviluppo precoce e poco lungimirante. Ma i crono di Marta hanno un peso specifico diverso: 2:03.40 negli 800, 4:14.50 nei 1500. Nemmeno Gabriella Dorio, pure considerata un talento acerbo, a quest’età correva tanto veloce. Se l’Italia avesse una Mary Cain, sarebbe di certo Marta Zenoni. Eppure, nell’occhio del ciclone sembra esserci la tranquillità. Di sicuro c’è lei, Marta, che a correre e a vincere si diverte da matti.

Nel 2015, su pista, ha corso 23 gare. Migliorandosi quasi ogni volta. A gennaio la prima indoor della vita: 4:23.36 sui 1500. A febbraio ha vinto i Campionati Italiani Allievi di Ancona (2:45.89 sui 1000), è stata seconda a quelli Assoluti di Padova dietro a Giulia Viola (4:18.86) ed ha indossato per la prima volta, emozionata, la maglia Azzurra. È successo a Lione, contro Francia e Germania ed avversarie anche di quattro anni più grandi. Ovviamente è finita che ha vinto lei, in rimonta, battendo il bronzo dei Giochi Olimpici di Nanchino Mareen Kalis e fermando il cronometro a 2:05.19: record italiano Allieve indoor riscritto dopo 26 anni, record Junior dopo 10. A giugno ha corso al Golden Gala Pietro Mennea, dentro allo Stadio Olimpico di Roma, vincendo la gara under20 in un clamoroso 2:03.40. A luglio è andata ai Mondiali under18 di Cali per l'oro, ma è tornata con l’unica delusione dell’anno: un bronzo d’inesperienza.

Una settimana dopo, per rifarsi, ha vinto gli Assoluti di Torino in 2:04.18. Si allena a a Ranica (BG) con Rosario "Saro" Naso, il coach, fra gli altri, dell'azzurra dei 400 Marta Milani, viene dall'Atletica Brusaporto ma ora corre per l'Atletica Bergamo 1959 Creberg. Nel 2016 dopo qualche campestre, tra cui una sconfitta ad opera di Nadia Battocletti al Cross del Campaccio, domenica scorsa a Padova ha rimesso le chiodate per attaccare il 2016 su pista: ne sono usciti i 1500 indoor più veloci di sempre per un'under 20 italiana.

Che classe frequenti? “La terza al Liceo Scientifico Lorenzo Mascheroni. Sì, la scuola che vince sempre gli Studenteschi”.
Domenica hai fatto la prima gara indoor del 2016. 4:16.02 nei 1500. Sei soddisfatta? “Molto. Anche se non dovevo andare così forte. Con Saro eravamo d’accordo: dovevo partire lenta e poi cambiare passo negli ultimi 300 metri”.
Un primo giro in 33 secondi è una partenza lenta? “Eeehhhhh”.
La prossima gara? “Gli Italiani Allievi il 13 e 14 febbraio. Ho dovuto promettere che farò una gara senza tirare”.
Quali sono gli obiettivi di quest’anno? “Vorrei fare gli Europei Allievi a Tbilisi... E poi forse qualcos’altro, però intanto vediamo come va”.
Materie preferite? “Scienze e fisica. Italiano e storia mi piacciono di meno, tutte studio e memoria”.
Da grande? “All’Università ci andrò di sicuro, ma non ho idea in quale corso”.
Cosa fai nel tempo libero? “Amici, musica”.
I cantanti che ascolti di più? “Non ne ho uno preferito, ascolto di tutto, specialmente il pop. Mi piace Bruno Mars. Justin Bieber no, è davvero troppo stupido”.
Quali poster hai in camera? “Nessuno. Ma se ne avessi uno forse metterei David Rudisha. Mi piace anche Bolt. Mi piacciono tutti quelli forti”.
E oltre ai supereroi della pista? “Ammiro anche alcuni atleti più "normali", persone che incontro alle gare e che non hanno mai vinto un’Olimpiade. Alcune ragazze più grandi sono molto sagge, mi consigliano e parlando con loro imparo sempre qualcosa”.
Potessi incontrare un tuo mito, chi sceglieresti? “La Dibaba!” ed intende ovviamente Genzebe. Non Tirunesh o le altre, per lei già troppo datate. “Quella che fa 3:50 nei 1500, ovvio!”.
Conosci l’atletica di qualche anno fa? “Al campo mi prendono tutti in giro, continuamente, perché non conosco i campioni del passato.

Ma i miei compagni di allenamento sono degli invasati eh… sanno tutti i record a memoria, e i nomi, e i tempi”.
1:53.28? “Ah, questo lo so, deve essere il record del mondo degli 800 femminili. Mostruoso!”.
I tuoi genitori vengono spesso a vederti? “Ora non li voglio più, quando vengono va a finire che... perdo sempre!" 
Sempre... quando? "Agli Italiani di cross di Rocca di Papa nel 2013, mi ha battuta Francesca Tommasi. I miei c'erano anche a quelli di Nove nel 2014, e sono arrivata dietro a Nadia Battocletti. Sono venuti agli Assoluti indoor 2015, e sono arrivata seconda. Al Cross del Campaccio di quest’anno, ancora seconda. In realtà non vado tanto bene nei cross”.
Hai tre fratelli. Corrono tutti? “C’è Federica, che è la più grande e che è già stata in Nazionale Junior. Paolo ne ha 14 ed è cadetto al secondo anno. Ed ora ha iniziato a fare atletica pure Raffaele, che ne ha 10. Tutti mezzofondisti. Anche mia mamma Patrizia correva”.
Festeggiate tutte le medaglie? "Non troppo".
Ricordi la tua prima gara? “Certo, il 13 gennaio! Ma non sono sicura dell’anno (2009 ndr)… era una campestre a Treviglio, l’ho vinta. Prima andavo in piscina, ma è più bello stare all’aria aperta”.
Quella che non scorderai mai? “Il Golden Gala! Pazzesco! Correre all’Olimpico, con tutte quelle persone intorno… avevo addosso un’adrenalina incredibile, è stato bellissimo. Secondo me è stato per quello che ho fatto 2:03. E poi al campo di riscaldamento ho incontrato tutti questi campioni: Christophe Lemaitre, Shelly-Ann Fraser-Pryce, Sally Pearson, Sifan Hassan”.
Hai chiesto gli autografi? “Ma no, mi sono fatta un selfie!"
Li hai messi sui social network? "No, li ho tenuti per me”.
E poi? “Un’altra gara mitica è stato il Triangolare di Lione. La mia prima maglia azzurra! Un’emozione incredibile, e poi ho vinto per 11 centesimi! E poi gli Assoluti di Torino”. Vinti.
Cosa pensi della notorietà? “Mi fa un po’ ridere. Su Facebook ci sono un sacco di persone che mi fanno i complimenti, io lo so bene che non sono tutti sinceri. Magari qualcuno è contento quando vado male. Il mio allenatore vorrebbe che chiudessi l’account…”.
Quale gara preferisci? “800 o 1500, è uguale. Le indoor sono divertentissime, il giro finisce subito e si va sempre al massimo. Odio i cross”.
C’è qualcosa che non ti piace fare, in allenamento? “Non mi piacciono le ripetute sui 60 metri. Sono noiose, sempre uguali, avanti e indietro. Nemmeno i gradoni, o lo skip veloce. Preferisco correre lungo”.
Cali è stata una delusione? “Penso che avrei potuto fare di più, ecco tutto. Non ho dato il massimo. Gli 800 sono difficili, accade tutto alla velocità della luce, non hai tempo per pensare. L’ho capito solo più tardi".
Quando? "Agli Assoluti di Torino (una settimana dopo ndr) per esempio ho imparato che devi cercare di stare alla corda, ma non troppo, per non farti imbottigliare”.
Sogno nel cassetto? “Vorrei viaggiare, alla fine sono uscita dall’Europa quando sono andata ai Mondiali di Cali. Forse quest’anno farò dei meeting all’estero”.
Nel 2016? “Credo che farò un passo alla volta”.

Anna Chiara Spigarolo

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Tricolore Allievi 2015: Desola Oki, Marta Zenoni, Simone Barontini e Vladimir Aceti (Colombo/FIDAL)


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