Brescia, 4 agosto 1978: l'anniversario di Sara



Brescia, 4 agosto 1978. Un luogo, un giorno (domani saranno passati esattamente trent'anni) che hanno segnato la storia dello sport italiano. Sara Simeoni volò oltre il tetto del mondo, superando, prima nella storia dell'atletica, i 2,01 nel salto in alto. Da allora lo sport del nostro Paese non fu più lo stesso. Uno sport che era stato solamente uomo, che aveva vissuto per decenni legandosi quasi esclusivamente ad idoli di sesso maschile, scoprì quella che è fin troppo facile definire l'altra metà del cielo. Certo, altre prima di Sara avevano ottenuto trionfi sportivi: da Ondina Valla a Giusy Leone, da Paola Pigni alla nuotatrice Novella Calligaris, solo per citarne alcune tra le più celebri. Ma l'impatto emotivo che provocò l'ascesa della veronese Sara Simeoni (già argento olimpico due anni prima a Montreal, e vicina alla gara più bella della sua vita, l'europeo di Praga 1978), resta qualcosa di insuperato, e, probabilmente, di insuperabile. Con Mennea, Sara pennellò un triennio fantastico (1978-80), culminato nella doppia vittoria olimpica di Mosca (resa tris dal successo di un giovanissimo Maurizio Damilano). Prima del magnifico canto del cigno, l'argento olimpico di Los Angeles 1984, colto con un salto a 2,00 che davvero in pochi avrebbero avuto il coraggio di pronosticare. A raccontarci il clima, le emozioni di quella giornata di 30 anni fa è Gianni Romeo, penna tra le più ispirate del nostro giornalismo, testimone diretto di quegli anni travolgenti della nostra atletica. E la stessa Sara Simeoni, sempre attraverso le parole di Romeo, affida a queste pagine un ricordo personale del suo giorno dei giorni. Il giorno in cui lo sport azzurro, scoprì di essere anche un (bel) po' rosa.

Sara Simeoni, un volo oltre la storia

di Gianni Romeo

Allora, trent'anni fa, ero il giornalista responsabile della rubrica «Atletica» a Tuttosport, oltre che il redattore capo del giornale. Dovevo coordinare molte attività e per quel 4 agosto del 1978, Italia-Polonia femminile a Brescia, non mi sfiorò nemmeno l'idea di presenziare all'evento oppure di mandarci Dino Pistamiglio, il bravissimo collega che seguiva da vicino le gare per il nostro quotidiano. Intanto c'era Italia-Polonia maschile a Venezia, in contemporanea, che destava maggior curiosità per noi trovandoci ormai a meno di un mese dagli Europei di Praga. Poi a Roma, lo stesso giorno, si eleggeva il nuovo presidente del Coni. Insomma, i nostri inviati avevano altro da fare. E poi...E poi Sara era bravissima, stimata, aveva già fatto una ventina di volte il record dell'alto, una prima volta con 1,71 nel 1970 a 17 anni, l'ultima 1,97 nel luglio di quel 1978, quando ne aveva 25. Era il nostro fenomeno al femminile, ma insomma di lì ad andare a pensare al mondiale di 2 metri detenuto dalla tedesca Ackermann ancora ne correva....

La notizia mi colse in redazione come un colpo di gong. Un misto fra gioia, sbalordimento, affanno. Affanno perchè occorreva ricostruire la vicenda e le notizie erano frammentarie, contraddittorie. Faceva molto caldo a Brescia, qualcuno sussurrava che Sara fosse svenuta a metà della gara, poi si seppe che effettivamente aveva avuto un malore, che dopo l'1,95 ormai sola in gara chiese l'1,98 del record e lo superò alla prima prova, poi il 2,01 del tetto del mondo, anche quello alla prima prova...Poi la gioia, la festa, Sara non provò altre misure travolta dagli entusiasmi e forse fu in peccato, perchè ai 2,01 arrivò poi ancora a Praga il 31 agosto, ma in quella serata magica nulla le era sembrato proibito.

Ricostruimmo il giornale, come si suol dire in gergo; cioè ripensammo di sana pianta l'impostazione, dedicammo a Sara il titolone in prima pagina. Allora i giornali sportivi ospitavano volentieri cose dell'atletica nella pagina nobile d'apertura, non si era ancora ostaggi del calcio come oggi. L'elezione di Franco Carraro a presidente del Coni venne relegata all'interno e Primo Nebiolo, presidente della Fidal, non proprio amicissimo del neoeletto, ebbe almeno due motivi per festeggiare.

Quel giorno eravamo talmente impegnati nella confezione dell'evento che faticammo a realizzare l'impresa storicamente come meritava. Dal giorno dopo cominciammo a capire che a Brescia Sara Simeoni non aveva fatto soltanto un record dell'alto. Aveva spinto in su lo sport italiano al femminile fino a quel momento piuttosto schiacciato in un angolo, gli aveva fatto prender coscienza di sè. La Di Centa, la Belmondo, la Compagnoni, la Dorio, le nuotatrici e le altre venute dopo sono tutte figlie di quel volo di Sara Simeoni.

 

«Se qualcuno mi chiede, come sta avvenendo in questi giorni, cosa provo a trent'anni di distanza da quel record mondiale dell'alto, rispondo com molta semplicità: è un simpatico ricordo, è l'occasione di una riflessione su una vita che è andata parecchio avanti, ma niente di più. No, nessuna emozione, nessuna palpitazione. In tutto questo tempo ho rivisto la mia gara centinaia di volte, l'ho commentata soprattutto con i ragazzi delle scuole, con i quali mi piace confrontarmi e predicare la bellezza dell'atletica. Insomma, ho digerito ampiamente quel record, oggi lo lascio ben collocato in quel periodo della mia vita. Mi rendo conto che allora rappresentò uno «schok» per tutti, il mondo dell'atletica italiana non era preparato ad un'impresa mondiale di quel calibro, soprattutto realizzata da una donna. Forse anche per questo, perchè gareggiavano le donne, non c'era nessun giornalista importante a seguire l'evento, a Brescia...L'impresa fu una scarica elettrica anche per me, mi diede la forza per raggiungere traguardi altrettanto importanti, come lo stesso record ripetuto agli Europei di Praga, le Olimpiadi, eccetera...Oggi ricordo quel salto con dolcezza, non con sentimenti forti. E ringrazio le persone che ancora mi mandano messaggi di simpatia e saluto».

Sara Simeoni

Nella foto, Sara Simeoni esulta subito dopo il salto vincente a 2,01 degli Europei di Praga 1978: il mondiale appena stabilito a Brescia è eguagliato, la tedesca Ackermann, detentrice del limite a 2,00, è battuta. Una delle gare più belle della storia dell'atletica italiana. (Archivio FIDAL)




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