Bolt battuto per... 9 punti

27 Gennaio 2017

In base alle nuove tabelle IAAF, il 9.58 sui 100 metri del fulmine giamaicano vale 1356 punti, ma è superato dal 98,48 del giavellottista Jan Zelezny (1365)


 

di Giorgio Cimbrico

Bolt non è la misura di tutte le cose: il dato salta all’occhio dopo una ricognizione, a volo e a sguardo di falco, sulla nuova edizione delle tabelle di punteggio, creatura del dottor Bojidar Spiriev, ingegnere idrogeologico bulgaro assai versato nell’atletica e nei valori da esprimere attraverso cifre elaborate usando un modello matematico. Le tabelle sono note come “ungheresi” anche se il suo autore, che ha fondato anche il più ricco portale di dati atletici presente in rete, ottenne quella nazionalità solo nel 1992. Dopo la sua morte, sette anni fa, l’eredità è passata al figlio Attila (la madre è la magiara Iren Kun, a suo tempo campionessa nazionale di lungo), ex atleta e agente di atleti. Pochi giorni fa la Iaaf ha pubblicato l’ultima edizione (consultabile a piè di pagina), ritoccata, di questa interminabile sequela di tempi, misure e punteggi a essi e a esse associati. Qualcuno può affermare che possa trattarsi di una lettura godibile più o meno come quella di un elenco telefonico. Non è affatto così: può essere una miniera di curiosità, la fonte di giochi a non finire, un magazzino di mondi, ricordi, riflessioni, a volte anche amare.

Perché Bolt non è la misura di tutte le cose? Semplice, perché non è il Lampo di Trelawny - che ha appena perso un pezzo della sua storica tripla-tripla dopo la squalifica per doping del compagno di staffetta Nesta Carter con cui aveva conquistato l'oro olimpico a Pechino 2008 - ad aver raccolto il più alto punteggio. L’onore spetta all’Uomo dal Braccio d’Oro, Jan Zelezny: se 9.58 vale 1356 punti, 98,48 è avanti di nove lunghezze, 1365. L’acuto venne lanciato a Jena, meeting Zeiss (l’industria ottica), il 25 maggio 1996 e arrivò al terzo tentativo, con un incremento di quasi tre metri su quanto Jan, boemo di Mlada Boleslav, aveva centrato tre anni prima a Sheffield.

Per scavalcare il giavellottista ceko, che per la miseria di 26 centimetri (a Seul Tapio Korjus 84,28, lui 84,12) non centrò il poker alla Oerter e alla Lewis (quattro medaglie d’oro olimpiche consecutive nella stessa specialità), Usain dovrebbe correre in 9.55 (1367) e in 19.10 (1366) offrendosi in un formato berlinese 2009 (e anche qualcosa di più…), una dimensione che il lampeggiante e tonitruante giamaicano ha ormai lasciato alle spalle.

Quanto agli altri, il distacco continua a essere largo, tendente all’incolmabile. Wayde van Niekerk ha stupito il mondo bruciando il giro in 43.03 ma per passare in testa dovrebbe scendere a 42.42, tempo mai ottenuto da umano neppure in frazione di staffetta del miglio: in questa speciale classifica continua a guidare con 42.94 il Michael Johnson di Stoccarda ’93. Altri riferimenti, legati a corse e a concorsi: 1:38.93 negli 800, 3:21.70 nei 1500, 1h59:06 nella maratona, 2,51 nell’alto, 9,04 nel lungo, 6,36 nell’asta, 24,09 nel peso, 91,31 nel martello. L’aspetto del parziale elenco ricorda quello compilato da certi Dottor Stranamore che si divertono a prevedere limiti umani o tabelle dei record per il 2030, 2050 o seguenti.

In quello che può apparire un innocente gioco di società, si innesta la freschissima decisione dell’European Athletics di affidare a una commissione (ne fa parte anche un italiano, Gianni Merlo, presidente dell’Aips) un’indagine sui record europei. “Un record continentale è una vetta e per questo motivo deve avere credenziali di credibilità”, ha detto il presidente Svein Arne Hansen che attende un rapporto per il settembre che verrà e che annuncia di essere in contatto con la Iaaf: il processo di revisione potrebbe riguardare anche i record mondiali. Qualcuno, forse, ricorderà che con l’approssimarsi del promontorio del nuovo millennio, era nata - e accantonata - una proposta di totale azzeramento della tabella dei record per una palingenesi che non voleva essere solo statistica.

Non è un caso che il più alto punteggio mai raggiunto (nella combinata che comprende entrambi i sessi) porti difilato ai 1382 raccolti dalla discobola Ddr Gabriele Reinsch con il 76,80 centrato a Neubrandenburg il 9 luglio 1988, a poco più di un anno dalla caduta del Muro, e che al secondo posto, a quota 1376, si ponga il 22,63 della pesista sovietica Natalia Lisovskaya, che il 7 giugno taglierà il traguardo dei trent’anni, un’infinita parentesi temporale che è già stata superata dal 47.60 di Marita Koch e dall’1:53.28 di Jarmila Kratochvilova e da cui, a livello mondiale, non è lontano il doppio stordente record di Florence Griffith.

TABELLE DI PUNTEGGIO IAAF (aggiornamento 2017): OUTDOOR - INDOOR

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Il giavellottista Jan Zelezny: il suo 98,48 vale 1365 punti


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