Barega all'assalto dei 5000

01 Settembre 2018

A Bruxelles il mezzofondista etiope è diventato il quarto di sempre, con il miglior crono degli ultimi 13 anni


 

di Giorgio Cimbrico

Nell’anno del precoce Armand Duplantis e del minorenne Jakob Ingebrigtsen, arriva la turbinosa irruzione di Selemon Barega, 18 anni compiuti il 20 gennaio e adesso, dopo la meraviglia del Memorial Van Damme a Bruxelles, quarto di sempre dopo Kenenisa Bekele 12:37.35, Haile Gebrselassie 12:39.36 e Daniel Komen 12:39.74 (resiste il record del meeting ospitato dallo stadio Re Baldovino) con prestazioni che rappresentano o hanno rappresentato il record del mondo dei 5000 metri. 12:43.02 è anche il sesto tempo mai corso: davanti, il 12:40.18 di Bekele nel 2005 a Parigi e il 12:41.86 di Gebre a Zurigo ’97, primato mondiale anche quello.

Tirando le prime somme, non si correva così da tredici anni e nel 2018 nessuno era ancora sceso sotto i 13 minuti. A Bruxelles ci sono finiti in otto, tre sotto i 12:50, con una bella revisione delle posizioni storiche: Barega, miglioratosi di 12 secondi e capace di abbassare di 4.5 il mondiale under 20, ora è quarto, Hagos Gebrhiwet quinto con 12:45.82, Yomif Kejelcha settimo con 12:46.79.

Grande merito va dato proprio al lungo Kejelcha, capace di tenere alto il ritmo anche dopo che le lepri avevano finito il lavoro, buono per il primo chilometro, mediocre tra i 1000 e i 2000: in quel tratto otto secondi in più rispetto al micidiale passaggio del record mondiale di Bekele. Un dato da sottolineare, dal momento che Barega al traguardo ha accusato meno di sei secondi dal record stabilito il 31 maggio 2004 a Hengelo, quartier generale europeo degli etiopi e ponte di comando di Jos Hermens. Dai 3000, passati in 7:44, Kejelcha ha scandito, con quella sua andatura caracollante, 60.5, 60.2, 61.1, 60.6, per un miglio in 4:02.4. Barega, cronometrato in 55.8 dalla campana all’arrivo (2:27 l’ultimo km), ha saltato il suo generoso compagno di avventura offrendo 200 finali in 27.7.

L’exploit viene in fondo a una stagione di luci e ombre per il formidabile ragazzo che aveva dato le prime prove di sé conquistando il titolo mondiale under 20 a 16 anni e mezzo ed era finito quinto nel tumultuoso finale del Mondiale di Londra. Secondo nei 3000 ai Mondiali indoor di Birmingham, non è salito sul podio né a Tampere né ai campionati africani under 20. Ma aveva ancora buone munizioni e ha saputo usarle al momento opportuno, in una gara che ha regalato tempi di enorme rilievo anche per gli altri piazzati: Paul Chelimo, 12:57.55, non è andato lontano dal record Usa, in mano a un altro importato dal Kenya, Bernard Lagat 12:53.60.

Dopo l’aggiornamento dei dati, l’Etiopia ha sette dei primi dieci di sempre e la forza d’urto dell’Africa Orientale è annichilente: 42 dei primi cinquanta vengono da quell’area, compresi il britannico Mo Farah, lo statunitense Bernard Lagat, il bahrainiano Albert Rop. Il resto è Maghreb: cinque marocchini, un algerino e un belga originario del Nordafrica. Unica “mosca bianca”, Dieter Baumann, il tedesco oro nei 5000 a Barcellona 1992 e argento a Seul 1988.

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