Assoluti Indoor traguardo 45 edizioni

18 Febbraio 2014

Viaggio nell'atletica italiana al coperto con i protagonisti di sempre della massima rassegna tricolore

 

Quarantacinque anni – tra poche ore - di Campionati Italiani Assoluti indoor possono trasformarsi in un gioco, in una battaglia delle coppie. La spuntano largamente Patrizia Spuri e Fabrizio Donato che toccano quota 17. Il parziale annuncia: due titoli nei 400, uno negli 800, tre nel lungo, 11 nel triplo. Al secondo posto, i coniugi Maffeis-Andrei che nell’unica specialità concessa a chi scaglia lontano un oggetto dall’atletica sotto un tetto ne allineano 13, con Agnese dal raccolto assai più abbondante (nove) di quello di Sandrone. Terza, la premiata ditta Simeoni-Azzaro, a quota 12: hanno cominciato assieme, il 15 marzo 1970, quando i Palasport di Genova ospitò su una pista nuda e cruda, la prima rassegna tricolore: Erminio da Pisciotta saltò 2,11 e Sara, una ragazzina dal profilo definito e dalla chioma abbondante che pareva uscita da un’opera di un pittore suo conterraneo, Pisanello, scavalcò 1,64. Il dato che fa tremare è che il decimo e ultimo venne nell’86, a 1,92. Sara, capace di attraversare il tempo: l’anno dopo, il titolo che tornò a essere open, finì nelle mani di Stefka Kostadinova, regina di un’altra generazione.

Per rivedere tutto a volo d’uccello, sarebbero necessarie le ali di un condor che, come è noto, naviga altissimo e ha occhi implacabili. A noi, bipedi che non hanno alcuna voglia di imitare Icaro, non resta che affidarsi all’arma a volte spuntata della memoria e alla capacità di immagazzinare flash della coscienza, da ripescare e da riproporre. Genova, Milano, Torino, Ancona sono le stazioni a cui i campionati sono scesi con soste più o meno lunghe per disponibilità degli impianti o per crolli improvvisi del teatro di gara. Oggi la situazione è incoraggiante, di profumo quasi tedesco: Ancona, il ritorno di Genova, la novità Padova, per una buona copertura del territorio. Ma questo è il presente e hic et nunc, qui e ora, il compito è un altro: guardarsi alle spalle, ricercare il tempo perduto, scoprire di averlo ritrovato (Proust docet), a cominciare da quella prima edizione di cui qualche gentile amico, più abile di noi a cercare e a immagazzinare materiali e memorabilia dalla rete, ci ha inviato una documentazione bianco e nero che ci ha portato sui confini della commozione: la pista di acero canadese tendente all’avorio, subito traforata dai chiodi, l’entusiasmo della novità, l’orgoglio di sentirsi un po’ americani di celebrare Millrose Games, il piacere – oggi - di tornare ad assaporare quegli antichi nomi: Cecilia Molinari, Pasqualino Abeti, Sergio Liani, Francesco Arese.

E’ un viaggio in cui è facile incorrere nella vertigine, nel dilemma della scelta, nel timore che qualcuno/qualcuna finirà per essere dimenticato/a e sarà più forte il dispiacere di chi scrive che il dispetto del non citato. Ed è anche un volume spesso, oggi ridotto a una serie di clic, senza più frusciare di pagine, quelle dove, anno dopo anno, aggiornando e consultando, trovavamo Pietro Mennea, campione nei 60 e nei 400 e mai nei 200: la distanza è stata spesso messa da parte per (presunta) pericolosità e quando è tornata, ha spedito sul palcoscenico mondiale Stefano Tilli, capace al Palavela torinese di strappare il record proprio a Pietro il Grande prima che la speedway di Lievin desse un’altra dimensione a quella volata secca e violenta.

Volti e imprese: i dieci titoli di Manuela Levorato, con l’accoppiata 60-200 offerta nel 2002, l’annuncio di quel che la veneta (anche lei esce da una tela ed è di Paolo Caliari, detto il Veronese) avrebbe combinato sotto il maxi-telone dell’Olympiastadion di Monaco di Baviera; le calligrafie di Genny Di Napoli; le ascensioni antiche di Renato Dionisi e quelle moderne di Beppe Gibilisco; la collezione di Giovanni de Benedictis, sottile come una statua di Alberto Giacometti; le quattro maglie di campione d’Italia di Tonino Viali che ebbe la sorte di correre (e andare sul podio) nel magico mezzo miglio mondiale di Paul Ereng; i 14 titoli di Paolone Dal Soglio che senza una consorte a dargli una mano va ad insidiare il raccolto monstre della famiglia Donato e merita, per quel che fatto, il titolo di uomo per tutte le stagioni. In particolare l’inverno.

Giorgio Cimbrico

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