Pedroso: ''Un record per nuovi traguardi''

21 Maggio 2013

La neoprimatista italiana dei 400hs si racconta dopo il 54.54 di Shanghai

Quattrocento metri e dieci barriere che tolgono il fiato. Il 18 maggio in Diamond League a Shanghai, Yadisleidy Pedroso le ha superate di corsa una ad una, in 54.54. Record italiano per la 26enne del CUS Pisa Atletica Cascina, 25 centesimi più veloce di Benedetta Ceccarelli nel 2005 a Rieti (54.79), 35 meglio del primato personale (54.89) stabilito nel 2012 a Brazzaville (Repubblica del Congo). Yadis - così la chiamano tutti - è nata a L'Avana (Cuba) il 28 gennaio del 1987 e, atleticamente parlando, è cittadina italiana dallo scorso 7 febbraio. Ha vestito la maglia del suo Paese d'origine nel 2009 in occasione dei Campionati Centroamericani e, in base alle disposizioni internazionali, potrà esordire in azzurro dal prossimo 13 dicembre. Alta 1,68 per 50kg, vive a Salerno dove si è trasferita a dicembre 2010, due mesi dopo il matrimonio a Cuba con Massimo Matrone che ne è anche il tecnico personale. Sui 400 metri senza barriere, invece, il suo miglior risultato è il 54.14 indoor corso ad Ancona in occasione degli Assoluti. Si allena allo Stadio Vestuti di Salerno, dove al suo rientro dalla Cina ha trovato una calorosa accoglienza. "Questa trasferta - racconta oggi la Pedroso - all'inizio è stata un po' difficile. In certi posti bisogna abituarsi subito a tutto: fuso orario e poi le condizioni meteo. Non proprio le migliori per il mio debutto in un grande meeting internazionale. Ma quest'anno sembra che la pioggia mi perseguiti. La settimana precedente a Campi Bisenzio per i Societari poco prima della gara era venuto giù un altro diluvio e non avevo fatto meglio di 56.32".  

A Shanghai, però, è stata un'altra storia.
"Ho pensato a correre e basta. Peccato per quell'intoppo all'ultimo ostacolo. Ho rivisto il video mille volte e non capisco proprio cosa mi sia successo. Non me lo so spiegare, sono sempre concentrata al 100% sulla ritmica e invece lì qualcosa non ha funzionato e so bene di aver perso tantissimo".

Questo significa ulteriori margini di miglioramento.  
"Per come sono fatta non mi piace parlare di possibili risultati finchè non li ho davvero raggiunti. Lo so che venivo da ottimi tempi su 200hs (24.8, migliore prestazione mondiale, ndr) e 300hs (39.09 MPI, ndr) che sulla carta potevano far pensare ad un crono migliore del record italiano nei 400hs, ma bisognava comunque arrivarci. Non nascondo che accorgermi di esserci riuscita, superando campionesse come la Demus (iridata e argento olimpico, ndr) e la Spencer (4ª a Mondiali 2011 e Olimpiade 2012, ndr), mi ha fatto un certo effetto".

Un passo indietro, com'era la tua vita Cuba?
"Sono nata a L'Avana e la mia famiglia vive nel comune di Guanabacoa. A Cuba ho lasciato i miei genitori e i miei nonni che mi hanno cresciuto insieme a mia zia. Ho due sorelle e un fratello, io sono la figlia maggiore. A casa mia nessuno aveva mai fatto sport ad alto livello, ma a me è sempre piaciuto. Da piccola giocavo a pallavolo, ma non essendo altissima, a 16 anni ho scelto l'atletica: 100, 200 e salto in lungo. Una specialità quest'ultima che prima o poi mi divertirebbe riprovare. Con i 400hs, invece, ho iniziato nel 2006 e da lì non li ho più mollati".

Futuro prossimo?
"Il risultato di Shanghai mi ha aperto nuove prospettive e penso che sarà una stagione molto concentrata sui meeting internazionali. Il 1° giugno sarò in gara a Eugene (USA), poi sempre in Diamond League, penso ad Oslo (13 giugno) e Birmingham (30 giugno). Saranno occasioni importanti per misurarmi con avvesarie forti e magari cercare di migliorarmi ancora. Per il resto, aspetto con impazienza questo fatidico 13 dicembre per vestire finalmente la maglia azzurra, anche se non nascondo che il sogno più bello sarebbe quello di poterla indossare già per i Mondiali di Mosca".

a.g.



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