Rieti, giovani e cuore: l'atletica di Milardi

25 Marzo 2016

Il ricordo del fondatore della Studentesca, fulcro di un movimento giovanile che in 40 anni di storia è diventato il vivaio di tanti talenti       


 

di Valerio Vecchiarelli

Con Andrea Milardi se ne va un pezzo di storia, di cuore, di sport nel suo significato più bello e puro, di passione che sposta le montagne. Da giovedì sera la Rieti sportiva non sarà più la stessa, perché tutti siamo passati da quel campo e lui lì a prendere nota, a guardare chi nel gruppo corresse, saltasse o tirasse un sasso nel nulla meglio degli altri… E poi se non avevi prospettive da campione non importava, l’importante era che la meglio gioventù almeno per una volta corresse, saltasse o lanciasse qualcosa, perché la vita l’avrebbe ripagata.

Era così Andrea, lui e la Sua atletica, fatta di giovani, di famiglia allargata, di passione che non ha simili, di famiglia vera dedita alla causa, perché non si vincono 25 scudetti (più i 6 indoor) con una società fatta in casa, tirata su in una città che ha poco più di quarantamila abitanti, con il basket che era l’unico passatempo cittadino e attirava le fantasie di tutti, se non si è dei magnifici visionari. Il basket, appunto. L’era dorata del miracolo Sebastiani, quella della coppa Korac e dei primi posti in campionato, era figlia di un enorme dirigente, un presidente illuminato e dal carattere scorbutico: Renato Milardi, fratello maggiore di Andrea, consigliere e sostenitore del “piccolo” testardo. In quella famiglia le leggi di Mendel si erano divertite a fissare nel Dna i geni dello sport.

E adesso come facciamo ad andare allo stadio e non trovarlo più, con il suo cronometro al collo, le sue proverbiali incazzature, i suoi pensieri sempre a mille, le scarpette chiodate da dare a quel ragazzino, la divisa sociale all’altro, perché domani c’è una gara regionale e alla fine era riuscito a convincerlo ad aggregarsi alla brigata.

Tutti suoi figli, siamo. E non si offendano Alberto, Chiara e Vittoria che del papà hanno ereditato l’amore per il campo e per la Studentesca, ma era bello fermarsi a parlare di progetti, a vedere i suoi occhi illuminarsi il giorno che gli comunicarono che Rieti avrebbe ospitato i Campionati Europei allievi, e poi ancora gioire, non più di una settimana fa con la malattia che era solo un’antipatica intrusa, per aver vinto ancora una volta e aver ottenuto gli Assoluti. Non li vedrà, quest’anno. E in quei giorni saremo tutti un po’ più soli.

Staffettoni da mille persone, tornei e trofei di continuo, 40 anni e tante generazioni di reatini, tanti che non si contano più ragazzi regalati all’azzurro, l’attenzione sempre per i più piccoli, perché l’importante non era vincere, ma fare atletica. Erano tutti nel suo cuore, schedati con tempi e misure, una battaglia fatta a forza di urlacci con le istituzioni e con chi preferiva una serata in discoteca a una sgambata in corsia.

Il giorno che intuì che ad Andrew Howe il Rieti Calcio stava facendo cantare le sirene dell’illusione, lo andò a cercare a casa a cavallo dello scooter di Alberto, il figlio atleta. Gli disse: «Questo te lo lascio, per venire al campo ad allenarti…». Alberto rimase senza motorino, l’atletica italiana con un grande talento in più.

Ogni anno passava al setaccio tutti, proprio tutti, i reatini: convocava le classi delle elementari al campo, un salto in lungo, una corsa di 60 metri e un lancio del vortex. E Cecilia scriveva tempi e misure, e annotava, e Andrea scrutava e godeva perché almeno per una volta era riuscito a portare quei bambini all’atletica. Oggi quell’archivio è un tesoro, c’è scritta l’evoluzione della specie: «Vale’ è un disastro, se guardiamo quei numeri scopriamo il motivo per cui non si ottengono più risultati: i ragazzi non sanno più correre, rispetto a trenta anni fa si tirano il vortex sui piedi. Dobbiamo ripartire dalla scuola». Lui, almeno, lo faceva, capoccione come era alle parole ha sempre preferito i fatti.

Gli daremo l’ultimo saluto nel suo stadio, poi andrà a riposarsi a Contigliano, il suo paese e, non è un caso, il paese di Sebastiano Bianchetti, l’ultima grande speranza dell’atletica sbocciata tra le sue mani che solo a nominarlo ad Andrea si illuminava il mondo.

Grazie Andrea, grazie perché ci hai insegnato che lo sport è vita, passione, famiglia, amicizia. È crederci. E che i sogni, quelli come te, sanno anche farli diventare tempi e misure.

L'ULTIMO SALUTO - La camera ardente sarà allestita venerdì 25 marzo presso la sala consiliare del Comune di Rieti. I funerali si svolgeranno sabato 26 marzo alle ore 15 presso lo Stadio "Raul Guidobaldi" di Rieti. Non fiori, ma offerte per la Studentesca Rieti. Era il volere di Andrea Milardi ed è quanto hanno chiesto i familiari a tutti coloro che parteciperanno domani ai funerali. Fino all'ultimo giorno, il fondatore e anima dell'Atletica Studentesca si era battuto per garantire un futuro solido alla società, nonostante fosse venuto meno il contributo storico della Cassa di Risparmio di Rieti. La sua maggiore preoccupazione, nei suoi ultimi mesi di vita, era proprio trovare nuovi fondi per non interrompere la tradizione dello storico club di atletica leggera giovanile.

IL RICORDO DEGLI ATLETI: ANDREW HOWE - SEBASTIANO BIANCHETTI - ROBERTA BRUNI

L'ATLETICA STUDENTESCA RIETI

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Andrea Milardi e il team maschile della Studentesca (foto Colombo/FIDAL)


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