Un giorno, un'impresa

02 Luglio 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

2 luglio. Quarantatre anni fa scompare Valeriano Pompeo Arri detto Murissi, astigiano di Portacomaro. Il nome della sua società – Barriera Nizza di Torino – trasmette forte il sapore di un’atletica delle origini, di corse spietate in nuvoloni di polvere, nel fango, nella fatica che strozza. E’ stato uno dei pater familias della maratona e un iniziatore: prima medaglia azzurra alle Olimpiadi nella prova che ha confezionato miti, leggende, drammi, eroi, martiri. Da questo repertorio Murissi uscì come uno spiritello allegro, un Ariel, concedendo al pubblico un tripudio espresso in salti mortali.

I Giochi sono quelli austeri e postbellici del 1920, a Anversa. La maratona è in programma il 22 agosto in una bella giornata, non oppressa dal caldo. Unica nota lievemente stonata, la misurazione: i concorrenti finirono per correre un mezzo chilometro abbondante in più. La prova ebbe un padrone, Hannes Kolehmanen, già capace della doppietta 5000-10000 a Stoccolma 1912 e poi emigrato a New York per far fruttare le sue doti. Abbandonato il compagno di avventura (Chris Gitsham soffrì problemi fisici e una scarpa gli si aprì a bocca di coccodrillo), Hannes fu costretto a controllare il ritorno del sorprendente estone Juri Lossmann che in 2h32’48” finì a 13”, per 76 anni i minor distacco subito dalla medaglia d’argento. Per il finlandese 2h32’35”, record mondiale.

Per Arri l’inizio era stato stentato: colpito da forti dolori causati da calcoli renali aveva stretto i denti ed era stato premiato da una graduale attenuazione dei problemi sino a collocarsi tra i battistrada e quel che rimaneva del gruppetto. All’arrivo, raggiunto in 2h36’32” (malgrado i 42.750 metri, un tempo nettamente inferiore a quello che un anno prima lo aveva laureato campione d’Italia) diede il via al suo show, richiamando l’ammirazione de barone de Coubertin che vide nell’italiano il suo ideale olimpico: anche lo sforzo più estremo poteva produrre la gioia. Se dodici anni prima la regina Alessandra aveva premiato la vittoria perduta di Dorando Pietri, questa volta toccò al Rifondatore porgere una coppa speciale all’italiano coraggioso e allegro. Quattro anni dopo, in una rovente giornata parigina, Arri avrebbe trovato un discepolo e un continuatore in Romeo Bertini, medaglia d’argento.  

Giorgio Cimbrico



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