Un giorno, un'impresa

30 Aprile 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

30 aprile. E’ in questo giorno del 1960 che prende il via la grande saga dei 200. Inizia Ray Norton, alle classiche Penn Relays di Filadelfia, ripetendo quel 20”6 che, come un refrain, su metri o su imperiali yards, veniva suonato sin dal 1951. E’ l’ultimo rintocco, sul filo di un vento giusto entro la norma.

Quattro settimane dopo, Peter Radford sceglie i campionati della contea dello Staffordshire, a Wolverhampton, per dar vita a una sorta di prova solitaria a cronometro: 20”5 lui, 22”4 il secondo, un certo David Bailey. Il 2 luglio, Trials olimpici di Stanford, si fa terribilmente sul serio sin dalle batterie, specie la prima: Stone Johnson 20”5, Norton 20”7, Bobby Morrow, doppio oro a Melbourne, 20”8. Senza dar troppo respiro, la finale va in scena appena 50’ dopo, e questa volta è Norton a impadronirsi del mondo in fondo a una curva e a un rettilineo: 20”5 davanti a Johnson 20”8 e a Lester Carney 20”9, il terzo che stacca il biglietto per il viaggio a Roma, negato a Morrow, quarto in 21”1. Le selezioni sono le più severe delle maestre.

Norton, Johnson e Carney: sono i tre Curiazi che toccheranno al solitario Orazio in maglia azzurra. Livio Berruti sta per salire sul palcoscenico, scrivere il suo capolavoro, offerto in semifinale, quando in 20”5 diventa il quarto padrone della corona in fondo allo scontro diretto con i tre primatisti: è un vertice spietato dal quale esce Radford, piegato da Norton a parità di tempo manuale.

Sono le 15,15 del 3 settembre 1960, e la scena salta dalla pista dell’Olimpico allo stadio dei Marmi. Molto si è scritto su quelle quasi tre ore che dividono dalla finale. Davvero Berruti dormicchiò? Davvero ripassò un testo di chimica che sarebbe stato al centro del suo prossimo esame? Il resto è troppo noto per essere ripercorso ancora una volta. Basti l’ordine d’arrivo, con tempi manuali ed elettrici, dei tre che andarono sul podio: Berruti 20”5/20”62, Carney 20”6/20”69, Abdu Seye 20”7/20”82. Johnson e Norton chiusero l’ordine d’arrivo, battuti anche dal polacco Marian Foik. Fu l’ultimo fuoco di un anno indimenticabile.     

Giorgio Cimbrico



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