Un giorno, un'impresa

02 Aprile 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

2 aprile. Nel 1959, a Longare, provincia di Vicenza, nasce Gelindo Bordin, l’uomo dal ghigno beffardo che pietrificò Ahmed Saleh da Dijbuti quando i chilometri nelle gambe erano 41 e allo stadio di Seul mancavano 1000 metri, poco più. Il 2 ottobre 1988 regalava all’Italia, a 80 anni dalla non vittoria di Dorando Pietri, il primo oro olimpico della maratona. Bordin – il racconto è suo – aveva crampi, si era rassegnato a cogliere un altro bronzo, come ai Mondiali romani dell’anno precedente, ma riuscì a mantenere un’… olimpica calma che seppe tramutare in adrenalina pura, prima saltando il kenyano Douglas Wakiihuri, poi affiancando costringendo alla resa il dijbutiano. Gli scalini furono occupati dagli stessi che erano saliti sul podio dell’Olimpico, ma con radicale rimescolamento.

L’escation di Gelindo (il nome di uno primi pastori accorsi alla Santa Grotta) era iniziata a Stoccarda ’86 durante una lunga fuga a due fianco a fianco con Orlando Pizzolato, doppio re di new York che non digerì sino in fondo che una certa gerarchia fosse stata saltata dal perentorio e spietato finale di Bordin che avrebbe concesso l’eurobis nel ’90 sul durissimo e caldissimo percorso di Spalato, la stagione che aveva aperto con un’altra gemma della corona: la vittoria a Boston – unico campione olimpico in carica a conquistare l’antica classica – a ritmo di record personale, 2h08’13”. Approfittando della lunga planata verso la città, d’accordo, ma senza dimenticare che per arrivare su quel trampolino è necessario arrampicarsi su un paio di colline spezzacuore.

Giorgio Cimbrico



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