NY secondo Crippa: “Un sogno che si realizza”
01 Novembre 2026di Luca Cassai
“Sono ancora incredulo di essere arrivato secondo a New York. Mi sembrava una gara di un altro livello, salire sul podio di una Major è qualcosa di speciale”. Parola di Yeman Crippa dopo la splendida prova in 2h06:14 nella maratona più celebre del mondo, che lo consacra tra i grandi interpreti della distanza. “A Parigi in primavera ho vinto, ma qui è molto diverso. Un secondo posto del genere, dietro a un fenomeno come lo svedese Andreas Almgren, significa tantissimo. Ho realizzato quello che sognavo in questi mesi. Ci sono stati problemi negli anni scorsi, difficoltà di adattamento alla maratona, ma non dovevo mollare e adesso le soddisfazioni mi stanno tornando indietro”.
SFIDA PER LA VITTORIA - Una corsa interpretata con lucidità, nonostante un gruppo rimasto numeroso fino al 34° chilometro quando l’accelerazione del keniano Benson Kipruto ha dato il via alla selezione. “Pensavo che il gruppo si sfilasse prima. Eravamo ancora in diciassette e preferivo una scrematura maggiore, anche perché non conoscevo il valore di tutti gli altri in volata”. Crippa ha saputo aspettare, leggere la situazione e tentare a sua volta l’attacco: “Siamo rimasti in cinque, poi in quattro, poi in tre. A quel punto ho fatto io l’azione e siamo rimasti in due. Ho pensato: posso provare a metterlo ancora in difficoltà, ma stava troppo bene”. Nessun rimpianto: “Mi sono tenuto il secondo posto. Ero contentissimo, le ultime energie le ho usate per arrivare sorridente”. Negli ultimi metri, con la vittoria ormai lontana e il piazzamento al sicuro, si è concesso di assaporare il momento. “Mi sono detto: si sta realizzando quello che ho sognato. Ero felice, consapevole di avere il podio. Ho pensato a tutti i sacrifici fatti con il mio team e con il supporto della Federazione. Ho portato a termine un lavoro iniziato con tante persone”.
LA RINASCITA - È il riscatto dopo le delusioni della passata stagione: il ritiro a Londra e lo stop ai Mondiali di Tokyo, al 30° chilometro: “Lì ho toccato il fondo. Anche quest’anno, tra il 25° e il 30°, mi sono sentito quasi annoiato, affaticato, con una fatica strana. Quella in cui, se non tieni duro, rischi di mandare tutto all’aria. Quest’anno però mi sono preparato bene anche mentalmente. Sapevo quali erano gli errori e ne ho fatto tesoro”. Soprattutto non ha smesso di credere nelle proprie possibilità. “Mi vedevo in allenamento, sapevo che andavo bene, anche se c’erano cose da sistemare. Anch’io ho avuto dubbi, ma volevo andare fino in fondo e capire se sono un maratoneta, anche contro le opinioni degli altri. Quest’anno sono riuscito a essere protagonista in due maratone completamente diverse. A Parigi si correva per il tempo, qui uomo contro uomo. Se riesco ad arrivarci allenato e se non ho problemi di stomaco, come mi era capitato le prime volte, posso giocarmela con tutti”.
LAVORO DI SQUADRA - Ad aspettarlo sul traguardo, le persone che hanno condiviso il percorso: l’abbraccio con il coach Massimo Pegoretti, con papà Roberto, con la fidanzata Sofia e con il manager Gianni Demadonna. E dietro c’è un lavoro minuzioso su ogni dettaglio. Anche gli inconvenienti fisici sono diventati occasioni per migliorare. A metà settembre, ai Mondiali di mezza maratona di Copenaghen, aveva accusato un problema al fianco: “Per risolverlo ho fatto tanti esercizi sulla muscolatura della parte destra, che provocava un’andatura poco equilibrata, grazie al fisioterapista Lorenzo Pilati, al supporto del preparatore Riccardo Carbonaro e di Guglielmo Formichella. Per i rifornimenti, li ho messi a punto con il nutrizionista Luca Mondazzi, in modo da introdurre la quantità giusta di carboidrati. Negli ultimi due o tre mesi ho cercato di replicare le condizioni della gara. Poi qui ho studiato le strade: sbarcato a New York poco più di una settimana prima, ho corso ogni giorno a Central Park, cercando di familiarizzare con le caratteristiche del tracciato”.
OBIETTIVO LOS ANGELES - La maratona però richiede ancora rispetto: “Sono arrivato secondo oggi, ma per la prossima devo tornare con i piedi per terra. Ancora non posso dare del ‘tu’ alla maratona. Si deve correre umili per riuscire a tirare fuori ogni volta il massimo”. Per il futuro, i programmi a grandi linee sono già definiti: “Adesso un po’ di vacanza in America fino a metà novembre: a New York, poi Philadelphia e Washington prima di un giro in Florida. Correrò una maratona veloce in primavera, preceduta da una mezza, con il mirino sui Mondiali di settembre a Pechino. Sullo sfondo, il grande appuntamento delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Voglio sfruttare le maratone prima dei Giochi per fare ancora più esperienza, per diventare ancora più maratoneta. Avrò 32 anni e vedo che chi fa ‘temponi’ adesso è avanti con l’età. Si possono fare ancora a 35 anni. L’importante è arrivare sani e fare tutto al meglio”.
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