Mei: “Consapevoli della nuova dimensione”

14 Agosto 2022

Alla vigilia degli Europei di Monaco parla il presidente federale: “Squadra compatta, Tokyo ha lasciato nel cuore la voglia di provarci”. DT La Torre: “Non ci possiamo nascondere, inizia qui il biennio decisivo verso Parigi”

 

di Nazareno Orlandi

“L’atletica italiana ha preso consapevolezza della sua nuova dimensione”. Il presidente della FIDAL Stefano Mei guarda con fiducia ai Campionati Europei di Monaco di Baviera che si aprono nella giornata di Ferragosto con i primi 29 azzurri in gara. “È stata una stagione incredibile per numero di eventi, non era mai accaduto di avere Mondiali ed Europei nello stesso anno - ricorda il numero uno federale nell’incontro con la stampa a Casa Italia Collection, a pochi passi dal parco olimpico di Monaco - ma il concetto che è emerso, e che più mi piace, è la compattezza di questa squadra, la presenza di un nutrito gruppo di atleti che può far bene. Tokyo ha lasciato nel cuore, nella mente, nell’animo di ognuno la voglia di emulare e la consapevolezza di poterci provare, senza farsi prendere dal ‘braccino’. Vedo tanto spirito di appartenenza alla maglia azzurra, dagli allievi ai più grandi”. Non è una scoperta che la dimensione continentale sia più abbordabile di quella mondiale, ma gli avversari non vorranno regalare nulla agli azzurri: “Certamente qui abbiamo più chance di cogliere medaglie anche se considero quella di Eugene un’esperienza assolutamente positiva, che non ci ha affatto ridimensionato ma che anzi ha confermato quanto di buono fatto a Tokyo, con un ricambio dei finalisti. Nel 1990 ho contribuito al miglior Europeo della storia azzurra a Spalato. Da presidente e da tifoso, quello che sogno e auspico è che si possa migliorare quel record”. 

Poi rivolgendosi a Yeman Crippa, seduto accanto al DT Antonio La Torre e agli altri azzurri Sara Fantini e Andrea Dallavalle, il presidente Mei rievoca le sue due medaglie continentali di Stoccarda 1986, oro nei 10.000 e argento nei 5000: “Scegli tu in quale specialità arrivare secondo…”, è l’ironico e benaugurante invito. L’Italia, peraltro, è a Monaco anche nella veste di “future organiser” a un paio d’anni dagli Europei di Roma 2024: “Averli in casa sarà una motivazione ulteriore per tutta la Nazionale, un altro stimolo a far bene”.

Dal direttore tecnico Antonio La Torre, un messaggio chiaro a tutta la squadra, fatto di realismo e di concretezza: “Non ci possiamo più nascondere, non possiamo tirarci indietro”. La Baviera può tracciare una strada, ne è convinto il DT: “Dopo aver scavallato Eugene, con tutte le sue problematiche, qui inizia il biennio decisivo per l’atletica italiana a meno di 24 mesi dalle Olimpiadi di Parigi. Ognuno è qui per misurare la consapevolezza di sé: per alcuni si tratta di capire se possono stare in un contesto internazionale di alto livello, per altri c’è la possibilità di giocarsela fino in fondo”. Parlando di Crippa (1996), Fantini (1997) e Dallavalle (1999), il DT sottolinea il loro “cambio di mentalità in positivo” e la certezza che possano “arrivare tranquillamente a Los Angeles 2028”. Ma un pensiero lo manda anche ad altri tre atleti che per infortunio non sono saliti sull’aereo verso Monaco: “Palmisano, Weir, Sibilio, li sentiamo qui con noi”. 

Di altri tre è inevitabile parlare, nonostante la base degli atleti di alto livello si sia allargata al punto che non sia l’unico dei temi da snocciolare: “Massimo Stano sta insegnando a tutti come si ragiona dopo un grande successo - le parole di La Torre - la sua vittoria a Monaco non è scontata, ma la sua testa era già qui un minuto dopo l’oro mondiale in Oregon. Jacobs? Rispetto a Eugene è cambiato il viso, il sorriso, ha l’allegria di poter fare bene: è qui da giorni e abbiamo condiviso con Paolo Camossi la sua partenza anticipata. A Tamberi dico di farsi questo regalo di matrimonio. Ha avuto il Covid dopo Eugene, ma spalle al muro ci sa stare, ha le stimmate del fuoriclasse”. A chi chiede conto del modello-Italia che sta dando frutti, La Torre risponde così: “Continuerei a volare basso. Se c’è un merito che ci riconosciamo è che non separiamo più l’atletica dei giovani dall’atletica degli adulti, e abbiamo ritrovato compattezza e schiettezza nel gruppo dei tecnici. Anche nel nuoto c’è un modello bello, da studiare, con cui continuare a mantenere scambi e contatti e con una programmazione relativamente più semplice. Io preferisco restare umile e dire che abbiamo ancora tanto da fare”.

VIDEO | LA CONFERENZA STAMPA DI APERTURA AGLI EUROPEI DI MONACO DI BAVIERA


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