Lutto: addio a Gianfranco Baraldi

19 Giugno 2026

Se n'è andato a 90 anni lo storico mezzofondista bergamasco, poi dirigente sportivo e amministratore
Quando si racconta la storia di un campione dello spessore, dell’importanza e dell’umanità di Gianfranco Baraldi, scomparso ieri notte alle soglie dei 91 anni a Bergamo (sua città di adozione dopo la nascita a Latina il 29 settembre 1935), il problema è sempre se cominciare dall’inizio o dalla fine.

Da qualunque parte si guardino la carriera e la vita del più grande protagonista dall’atletica bergamasca (la definizione è del giornalista e “storico” locale Paolo Marabini e quindi non ci possono essere dubbi) poi presidente dell’Associazione Azzurri d’Italia e assessore allo sport del Comune di Bergamo ci si imbatte in episodi, aneddoti e tappe significative che fanno la grandezza di Baraldi al di là dei risultati sportivi, sul cui valore pesano purtroppo le anticipate eliminazioni a due Olimpiadi (Melbourne ’56 e Roma ’60) nelle tre gare a cui ha partecipato. Parliamo comunque di un grande talento del mezzofondo costretto a interrompere la carriera a soli 26 anni per problemi a un ginocchio senza poter esprimere appieno il suo potenziale.

Giochi della Gioventù
Quando nel post-carriera il pirotecnico Gianfranco prendeva il microfono nelle varie manifestazioni a cui partecipava, la principale difficoltà era toglierglielo di mano non tanto per la difficoltà a mollarlo da parte sua ma perché erano tali l’arguzia e la simpatia dispensate che a nessuno piaceva interromperlo. Curioso era stato anche il suo avvicinamento allo sport, voluto dal suo insegnante di educazione fisica, Amerigo Breno, all’Istituto di Avviamento Commerciale “Amedeo di Savoia” che lo vedeva arrivare ogni giorno di corsa dalla sua casa di via Sudorno nella Città Alta. Per partecipare ai Giochi Studenteschi del ’52 servì però “nascondere” il certificato medico che lo definiva “non idoneo alla pratica sportiva”. Meno male, perché Gianfranco a partire da allora cominciò a vincere tutto collezionando 9 tricolori assoluti, 12 primati italiani, 17 presenze in nazionale A, due partecipazioni alle Olimpiadi e una agli Europei. A 19 anni, con la maglia della Libertas Bergamo, era già capace di correre gli 800 in 1’56”1 e di vincere i Tricolori di cross terza serie. Nel ’55 non aveva compiuto ancora 20 anni quando il 10 luglio 1955 debuttò in maglia azzurra in Italia-Grecia. Il titolo italiano dei 1500 (e il secondo posto negli 800) in quello stesso anno, il 2 ottobre a Milano, avrebbe aperto la sequenza dei suoi 9 tricolori fra pista e cross.

L’eredità di Beccali
L’eredità del mitico Luigi Beccali gli calò definitivamente sulle spalle quando il 19 agosto 1956, al meeting di Budapest, Baraldi volò sui 1500 in 3’47”8 cancellando dopo 23 anni il 3’49”0 (anche record mondiale) ottenuto a Milano il 17 settembre 1933 dall’olimpionico di Los Angeles ’32.

La stanchezza si fece però sentire alle Olimpiadi di Melbourne, disputate a fine novembre, dove gli 800 e i 1500 gli riservarono l’eliminazione in batteria sia negli 800 (1’51”90) sia nei 1500 (3’52”20).


Rischio di morire
Proprio a quell’Olimpiade è legato però uno degli episodi che Baraldi ricordava sempre nelle sue intemerate sul palco quando gli toccava di raccontarsi. Rimasto a Melbourne, come imponevano i lunghi tempi di viaggio, durante una partita di calcio con la nazionale olimpica di atletica e ciclismo, Gianfranco finì contro il filo di ferro steso dalla delegazione sovietica costretta a vivere per ragioni politiche fuori dal Villaggio. Con la giugulare quasi tranciata finì così in ospedale dove una “conoscenza” lo indusse ad allungare il viaggio passando dal Canada e presentandosi a casa, senza avvertire, con un mese di ritardo.

Verso Roma
Il quadriennio di avvicinamento a Roma ’60 rappresenta il top della carriera di Baraldi che agli Europei di Stoccolma 1958, nonostante il record italiano di 3’42”3, non superò il turno (quinto) in una batteria di valore superiore alla finale. Se la cavò meglio negli 800 raggiungendo la semifinale. La vittoria nella Cinque Mulini, pochi giorni dopo aver tolto il gesso per uno strappo alla gamba destra, sembrava il miglior viatico per l’Olimpiade di Roma ’60 dove invece si fermò ancora in batteria negli 800 chiudendo in pratica la carriera ad alto livello, per i persistenti problemi tendinei a un ginocchio. L’addio ufficiale nel campionato lombardo di cross ad Azzano San Paolo a inizio ’62.

Maglia azzurra
La maglia azzurra gli era rimasta comunque tatuata sul cuore tanto da assumere la carica di presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia che mantenne per molti anni e lo fece conoscere in giro per la penisola. Ed è a Baraldi che si deve l’intitolazione dello stadio Azzurri d’Italia di Bergamo. Nel frattempo, si era dedicato alla produzione e alla commercializzazione di abbigliamento sportivo diventando dirigente di società e abbracciando poi la carriera politica in cui raggiunse posizioni di primo piano nella sua Bergamo con la delega allo sport a inizio anni Novanta e l’incarico di assessore allo sport nel ’99.

Baraldi lascia la moglie Mary e i figli Barbara, Paolo e Cristina. A portare avanti la sua eredità di divulgatore sportivo sarà soprattutto Barbara, sempre al suo fianco nelle occasioni pubbliche, che si era fatta conoscere accompagnando tanti atleti americani (in particolare Michael Johnson) nei meeting europei ed è stata fra i fondatori di La-CRO.S.S., l’associazione dei Cronisti e Storici dello Sport. Alla famiglia di Baraldi vanno le condoglianze del presidente FIDAL Stefano Mei, del Consiglio Federale e di tutta l'atletica italiana.

I funerali si terranno domani, sabato 20 giugno, a Bergamo nella Parrocchiale di San Colombano alle 15.30.

Fausto Narducci



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