Internazionale, nel segno del Giappone



Settimana con la maratona di Berlino in prima fila, le mille corse su strada a fare da antipasto ai mondiali di mezza maratona del weekend prossimo venturo, e la ultime volate in pista sotto i cieli d'Oriente. Iniziamo con la maratona in terra tedesca. Real Yoko Non bastava l'oro olimpico di Mizuki Noguchi: ora il Giappone può vantare anche il mondiale stagionale della maratona femminile. Yoko Shibui, a Berlino, ha disintegrato la migliore prestazione del 2004 di quasi tre minuti, chiudendo la Real Berlin Marathon in 2h19'41", tempo che le vale la quarta piazza all-time e l'onoreficenza di quinta donna ad abbattere il muro delle due ore e venti minuti, oltre al primato nazionale. La giapponese ha 25 anni e mezzo, e vanta il quarto posto nell'edizione dei Campionati del mondo di Edmonton. Nel 2004 aveva già gareggiato ad Osaka, appena nona. Nel 2002 le sue prestazioni più significative: 30'48"89 sui diecimila metri e 2h21'22" a Chicago, dove fu brillante terza nella "LaSalle Marathon" passata alla storia per aver visto il primo dei due record del mondo di Paula Radcliffe. Nell'evento berlinese il sesto posto per Tiziana Alagia (2h32'20"), ad una manciata di secondi dal primato stagionale di Padova (2h32'03"). Esito brillante anche nel responso maschile. Felix Limo ha corso la terza maratona in meno di due ore e sette minuti nello spazio di un anno solare, andando a vincere in 2h06'44" davanti alla novità Joseph Riri, un'atleta di trentuno anni che aveva un primato superiore alle 2 ore e 14 minuti, e che a Berlino aveva già mostrato le sue qualità chiudendo al quinto posto la 25km che diede a Paul Kosgei il "world best" della distanza in maggio. Riri, 2h06'49" il suo crono, ha preceduto Joshua Chelanga (2h07'03") e Wilson Onsare. A Berlino anche il diciannovesimo posto di Giorgio Calcaterra (2h19'26") ed il trentaduesimo di Hermann Achmueller (2h19'46"). La grande corsa Nel fine settimana appena trascorso gare su strada a volontà: Berlino ha rappresentato l'apice, ma c'è stato molto altro. Il percorso di Newcastle-South Shields ha portato al mondiale stagionale della mezza maratona (59'37") l'etiope Dejene Berhanu, quinto ad Atene sui 5000 metri. Particolarmente veloce anche la mezza femminile, con Benita Johnson che sfiora il primato d'Australia in 67'55" e la 37enne Edith Masai che approda anch'ella al personale in 68'27". Dietro di loro, una sfilza di nobili e nobilissime atlete: Chepkemei, Tulu, Adere, O'Sullivan, Prokopcuka. Questo il responso, domenica, della Great North Run. Sabato il Great North Mile, illuminato dal gran finale di stagione di Kelly Holmes, al successo con 4’28”7 davanti ad un manipolo di connazionale e di polacche. Nel miglio maschile successo dell'ucraino Heshko a parità di cronometraggio col kenyano Kipchoge. Il Kenya sbanca Lisbona A Lisbona la "Meia Maratona de Portugal" ha premiato nomi illustrissimi su entrambi i fronti. Margaret Okayo, una delle superstar della maratona, ha stracciato le connazionali Ekimat e Selina Kosgei in 69'53". In retroguardia altri nomi di un certo spessore, come Merima Denboba e le altre kenyote Malot, Chemjor e Kirui. Tutti kenyoti i primi nove classificati della mezza maschile: una dittatura che porta i nomi di William Kiplagat (61'38"), Bushendich (61'48"), il celeberrimo Rodgers Rop, vincitore sia a Boston che a New York due anni fa (62'03"), ed ancora John Korir, Kamathi e Paul Biwott. Ancora Kenya a Montbéliard, in Francia: il 21enne Denis Ndiso (13'25" sui 5000 nel 2004), precede di un secondo George Morara e Francis Komu in 61'42". In Lussemburgo la "Route du Vin" di Remich-Grevenmacher ha parlato la stessa lingua: Moses Kigen (ricordate lo specialista dei 1500 di tanti meetings di alcune stagioni fa?) si è imposto in 61'38" su Barnabas Kenduiywo e Sammy Kipruto. Più significativi i riscontri femminili, con la slovena Javornik al primato nazionale con 69'22", tredici secondi in meno della ex-romena naturalizzata tedesca Luminita Zaituc. Talence regala un World Best Quello nel decathlon femminile, che diverrà record ufficiale a fine anno se nessun'altra atleta nel frattempo si cimenterà nell'impresa, il che appare difficile a questo punto della stagione. Il primato è stato realizzato nell'ambito del Décastar di Talence da Marie Collonvillé, che ha abbattuto la barriera degli ottomila punti totalizzandone 8150. Il limite precedente apparteneva alla tedesca Steigauf (7845) e risaliva al 1997. Seconda a Talence, e terza nella graduatoria all-time che inevitabilmente si arricchirà e muterà nei prossimi anni, è la bellissima Naumenko, kazaka, che ha totalizzato 7798 punti. Le prove multiple tradizionali hanno visto le affermazioni di Roman Sebrle (sempre lui!) con 8217; Bryan Clay e Dmitriy Karpov, rispettivamente secondo e terzo, hanno completato la perfetta replica del podio olimpico. L'eptathlon è andato a Kelly Sotherton, rivelazione della stagione e bronzo olimpico, che ha ottenuto 6242 punti. Segnali stradali In Svizzera si è rivista Anita Weyermann: l'elvetica, da qualche stagione non più protagonista di grande livello, ha conquistato il titolo nazionale dei dieci chilometri su strada. Titolo maschile a Philippe Bandi. In Russia buon 69'15" (personale) per la 33enne russa Lyubov Denisova, sesta nella maratona di Boston in primavera. Ancora dalle città: a Toronto un altro congolese si fa strada (letteralmente). L'atletica della Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) conta ad alto livello solo il quattrocentista Kikaya. Un maratoneta di 22 anni è però una buona nuova, e porta il nome di Danny Tshindhind Kassap, che ha vinto la maratona canadese in 2h14'50". Alla russa Korchagina l'altro successo, in 2h36'32". Dal continente americano anche la maratona di Città del Messico: le condizioni ambientali, come è intuibile, non aiutano gli specialisti delle lunghe distanze, e vale solo la vittoria per Philip Metto e la 40enne Gallyamova. Ancora una difficile maratona ad alta quota: Boulder, in Colorado, ha ospitato nomi di primo piano come Masako Chiba e Lornah Kiplagat (tempi oltre le due ore e quaranta). A Providence un’altra esibizione di Tatyana Pozdnyakova, l'immortale ucraina (48 anni e mezzo, 2h30'17" quest'anno a Los Angeles, dove vinse), che ha dominato la mezza maratona locale in un'ora e quindici. In proporzione, meglio il 62'36" di Patrick Nthiwa, venti anni, un secondo appena per assicurarsi il successo davanti al ventiduenne Valentin Orare. A ridosso dei 63 minuti altri due kenyoti, Samuel Ndereba (non il più famoso Nelson, solo omonimo) e Duncan Kibet. Inchino giapponese Quello virtuale tributato a tre grandi atleti che hanno chiuso la loro avventura da atleti a Yokohama, nel "Seiko Super Meet" di cinque giorni fa, fra gli applausi ed il tripudio del pubblico: Frankie Fredericks, Heike Drechsler e Inga Babakova hanno vinto 45 medaglie complessive tra Olimpiadi, Mondiali, Europei, Mondiali ed Europei indoor. Tutti e tre lasciano l'attività con le loro migliori prestazioni stabili nel top ten di sempre delle rispettive specialità. Fredericks ha salutato in 10"27, nella gara che ha visto il rientro sui cento metri dopo l'oro di Atene da parte di Justin Gatlin, ancora velocissimo in 9"97. Tornava anche Greene, 10"33 prima di partire per Busan. La Drechsler ha saltato 6,24: è stato il suo ritiro ufficiale, anche se in pratica non gareggiava con continuità dallo scorso anno. Farà un'altra apparizione a Tahiti, poi basta. La filiforme Babakova ha perso dall'olimpionica Slesarenko (1.97), ma ha saputo chiudere in bellezza valicando la misura di 1,94. Altro da Yokohama: una buona gara di cinquemila con diversi kenyoti al primato stagionale o personale: sono Philip Mosima (protagonista da junior col record del mondo di categoria al Golden Gala edizione 1996 ed ora 26enne), Irungu Mathathi, Mwangi e Julius Maina. La cosa non deve sorprendere: i quattro sono di casa in Giappone, e la stagione dei mezzofondisti, da quelle parti, vive una seconda primavera su pista fino ai primi di dicembre. Buoni anche i 110 con l'olimpionico Liu Xiang controvento in 13"31 (Wignall 13"37 ed Allen Johnson 13"41) e gli ostacoli bassi dove Dai Tamesue ha ripreso a partire forte come faceva in passato ed ha chiuso in 48"59. Chiude i battenti anche la premiatissima ditta Mack-Stevenson: ancora oltre i 5,80 il primo, tre nulli ed a casa il secondo. Ora la medaglia postuma: quella assegnata a Koji Murofushi dopo la squalifica (sarà finità? vedremo) di Adrian Annus, vincitore in pedana ad Atene e meno nella saletta dell'antidoping, dove si sospetta che abbia avuto maggior abilità del connazionale Fazekas nell'alterare la dinamica della funzione cui era stato chiamato a sottoporsi. Il martellista d'oro ha onorato l'occasione con il miglior lancio della sua stagione, 83 e 15, ed altri due lanci ad 83,08 e 82,04. Nell'altro martello lunghissima la Wenxiu che sfiora il personale con 72,27 e si lascia alle spalle l'olimpionica Kuzenkova, un centimetro sotto i settanta metri. L'epilogo della stagione dei grandi e piccoli meetings ha vita in Corea, a Busan, dove danno l'addio al 2004 agonistico un drappello di medagliati olimpici che stanno per rientrare a casa dopo una stagione infinita. Salutano e danno appuntamento al prossimo anno Shawn Crawford (buona passerella con 10"20), Maurice Greene (10"46..ops!), Allen Johnson (13"79) ed il lungagnone Hemingway, ancora capace di issarsi a 2,28. Fra le donne in gloria olimpica fanno il vuoto la Ferguson (11"22) e Lauryn Williams (11"31), mentre l'etiope Defar fa gara a sé sui 5000 e chiude in 15'09"97. Provaci a Provo Niklas Arrhenius è svedese, ha 22 anni, e studia negli Stati Uniti: ha gareggiato nella stagione universitaria ma ha raccolto i frutti delle misure soltanto a stagione conclusa da un pezzo, almeno sul territorio americano. A Provo (Utah), località situata oltre i mille metri sopra il livello del mare, si è prima portato a 61,26 nei giorni in cui si gareggiava ad Atene, e la scorsa settimana ha incrementato la gittata fino a 63,62, con quattro lanci oltre il precedente primato personale. Con questa misura lo scandinavo si piazza al secondo posto nelle liste europee under 23. Pechino nel mirino Qualche nota da trascrivere ed un paio di acuti nella finale del Grand Prix cinese a Hefei. Su tutti l'eccellente 17,23 del 19enne triplista Gu Junjie, che con questo risultato si colloca al settimo posto nella lista all-time di categoria. Ancora in grado di sostenere ritmi elevati Sun Yingjie (31'47"23 sui diecimila) e per l'ennesima volta oltre i settanta metri la 18enne Zhang Wenxiu nel martello (70,39). Un altro diciottenne visto a Grosseto (bronzo), il saltatore Hu Tong, ha superato i 2,24. Ottovolante Bjorn Otto, l'astista tedesco assente ai Giochi per via delle selezioni di Lobinger, Borgeling ed Ecker, si è preso la soddisfazione di portare il primato personale a 5,82, nei giorni scorsi a Munster. In inverno aveva superato 5,81 e durante l'estate si era issato a 5.70 a Karlsruhe. Oggi l’inizio degli Asian All-Stars Championships a Singapore, e nel prossimo weekend attenzione concentrata sui mondiali di mezza maratona in svolgimento a Nuova Delhi. Ancora, maratone in Europa, a Kosice e Budapest, e negli USA, a Minneapolis. Marco Buccellato


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