Il miglio azzurro: storia di un record

04 Settembre 2020

Arese primo italiano sotto i quattro minuti nei 1609,34 metri, Fontanella primato per undici anni, poi il regno di Di Napoli (3:51.96 nel 1992) insidiato da Crippa nella stessa San Donato Milanese

di Giorgio Cimbrico

Il Roger Bannister italiano è Franco Arese, primo a varcare i cancelli dei 4 minuti nel periodo in cui il cuneese era padrone di tutte le distanze, dal mezzofondo veloce a quello prolungato. I nobili 1609,34 caddero nelle sue mani il 9 ottobre 1969 e l’impresa, quindici anni dopo quella di sir Roger, andò in scena in un luogo non lontano da Oxford: Londra. Quel 3:57.8 rappresentò una scossa violenta.

Cosa accadde prima? In un piccolo meeting scandinavo, a Boras, nel ’62, Alfredo “King” Rizzo con 4:07.2 aveva preso il posto di un nome molto sacro: in cinque tappe Luigi Beccali, ponendo fine al periodo di regno del genovese Angelo Davoli, aveva portato il record da 4:20.2 a 4:09.6, quest’ultimo nel ’37 sulla pista di Princeton, illustre per disfide tra università americane e scontri tra statunitensi e selezioni di Oxford e Cambridge. Nel ’33 e nel ’34 Jack Lovelock e Glenn Cunningham lasciarono in quel luogo tracce mondiali, proprio nel miglio.

Il 7 settembre 1971, a Berlino, dopo il suo successo più appassionante, i 1500 degli Europei di Helsinki (tarpati gli artigli di Henryk Szordykowski), Arese ritoccò di un secondo scendendo a 3:56.7. Quel record avrebbe sfiorato i dieci anni di vita per cadere il 19 agosto 1981 in una di quelle serate che hanno costruito la storia e il mito del Letzigrund zurighese e che coincide con la prima puntata di una moderna saga: i dieci giorni che sconvolsero il miglio. Ben condotto da Tom Byers, americano che ebbe il compito di scandire il ritmo per le prime 880 yards, Sebastian Coe offrì un’impressionante serie di segmenti di 100 metri tra 13.8 e 14.5 per chiudere in 3:48.53: il 3:48.8 di Steve Ovett era stato detronizzato. Il vicentino Vittorio Fontanella, quinto ai Giochi di Mosca, corse con intelligenza e con eccellente senso tattico: 3:35.93 di passaggio ai 1500 e 3:52.31 al traguardo, centrando lo Slam di di due record nazionali in una botta sola e finendo sesto davanti a “migliaroli” illustri come Ray Flynn, Steve Scott, Pierre Deleze, José Luis Gonzalez. Vittorio era stato affettuosamente ribattezzato con la frase che amava ripetere (“g’ho mal”) ma quella sera godeva di eccellente salute e di grande lucidità. Il duello a distanza tra Coe e Ovett continuò febbrile: Steve corse in 3:48.40 una settimana dopo a Coblenza, Seb concesse solo due giorni di vita a quel record chiudendo in 3:47.33 a Bruxelles.

Fontanella resse per quasi undici anni quando toccò al più calligrafico dei mezzofondisti italiani impadronirsi della distanza che nella sua storia ha allineato campioni indimenticabili ad immagini simili a quadri storici. Il 30 maggio 1992, a San Donato Milanese, Genny Di Napoli lima 35 centesimi e con 3:51.96 centra un tempo appena superiore a quello, dotato dei crismi della storicità, di un altro talento di pura razza, Jim Ryun.

Da allora la pagina più interessante è stata scritta da Giuseppe D’Urso: il peso leggero catanese finì nono in 3:52.72 nel miglio del Golden Gala del 1999, la gara che permise a Hicham El Guerrouj di stringere in pugno miglio metrico (un anno prima, stessa pista) e miglio imperiale. L’uno, 3:26.00, e l’altro, 3:43.13, sono tuttora nelle mani del meraviglioso marocchino. Quella sera il meeting romano partorì il primo e il secondo tempo della storia: alle immediate spalle di Hicham, Noah Ngeny chiuse in 3:43.40. E anche il terzo è “italiano”: il 3:44.39 dell’algerino Noureddine Morceli a Rieti nel 1993, rimasto record per quasi sei anni. Il miglior tempo di un azzurro nel XXI secolo è il 3:55.55 di Christian Obrist, undicesimo nel Golden Gala edizione 2002.

SEGUICI SU: Instagram @atleticaitaliana | Twitter @atleticaitalia | Facebook www.facebook.com/fidal.it



Condividi con
Seguici su:

Pagine correlate