G come Germania, G come Giavellotto

12 Luglio 2017

Il derby tra Vetter, che ha appena lanciato 94,44 a Lucerna, e l’olimpionico Rohler, 93,90 quest’anno a Doha, rinnova la tradizione tedesca nella specialità

di Giorgio Cimbrico

Vetter 91,76, Zelezny 91,68: non è il risultato di una gara virtuale tra campioni di diverse generazioni, ma la media dei lanci validi di Johannes tedesco e di Jan ceko nel loro giorno dei giorni. Janis Lusis diceva che il giavellotto è un gioco perfetto per i baltici, in particolare finlandesi, svedesi, estoni, lettoni, lituani. Un rapido esame della carta geografica obbliga ad aggiungere che anche la Germania è, a tutti gli effetti, un paese che si affaccia su quel Mediterraneo del Nord.

Né Johannes Vetter né Thomas Rohler, a dire il vero, possono essere associati con quel bacino: Johannes è di Dresda, sassone; Thomas è di Jena, Turingia. L’uno e l’altro, con i loro freschi e freschissimi exploit che li hanno trasportati al secondo e al terzo posto nella lista di sempre (Zelezny è a poco più di 4 metri), hanno visto la luce quando la Ddr era stata mandata in pensione dalla storia e hanno contribuito ad arricchire una storia tedesca dello speer, il giavellotto, che non sarà ricca o leggendaria come quella di Suomi ma che ha saputo offrire pagine importanti, a cominciare dal titolo olimpico di Berlino ’36, ad opera di Gerhard Stock, unico associabile per nascita a un’area baltica, un territorio poi passato alla Polonia. Sei anni dopo, Stock venne chiamato a una prova assai più ardua: tenente della Wehrmacht, finì sul fronte di Stalingrado e riuscì a evitare morte e prigionia.

Klaus Wolfermann, il primo tedesco a firmare un primato del mondo (94,08 nel ’73, con il vecchio attrezzo) era bavarese e alla storia è passato per la “battaglia olimpica dei pollici”: 90,48 lui, 90,46 Lusis, con il condimento di qualche sospetto. In caso di parità, quel giorno all’Olympiastadion avrebbe avuto la meglio il lettone-sovietico. E dal Brandeburgo, dove i regnanti di Prussia pescavano i loro giganteschi granatieri, venne recapitato Uwe Hohn, l’uomo che spedì il suo aliante così lontano, a 104,80, da accelerare il processo di revisione della lancia stilizzata. Toccò proprio a un tedesco, questa volta del Baden-Wurttemberg, iniziare e continuare la cronologia del record con il nuovo attrezzo: con tre successivi progressi, Klaus Tafelmeier si spinse sino a 85,74, centrato a Como, nel settembre dell’86.

Ora il giavellotto, che nelle ultime stagioni ha offerto un forte e suggestivo processo di globalizzazione (Trinidad e Kenya, India e Egitto, Cina e Oceania) ha ripreso decisamente a parlare tedesco e, secondo un Vetter caricato a molla, “la gara sarà una delle più vibranti dei Mondiali di Londra”. Abbastanza chiaro che i due dominatori dell’aria intendano trasformarla in un derby: in palio, la corona mondiale e il 98,48 che Zelezny ha centrato in Germania, a Jena. Troppo piccolo per assistere alla gara, Rohler ha confessato che quel giorno, al prodigio offerto dell’uomo dal braccio d’oro era presente suo padre.

In attesa del faccia a faccia di Montecarlo, Rohler comanda 5-3 ma i successi di Vetter sono freschi di conio: Parigi, Erfurt (sede dei campionati tedeschi) e Lucerna, dove Johannes, 24 anni, assai più corpulento dell’affusolato Thomas e di circa un anno più giovane, ha fornito la più alta media della storia sui cinque lanci validi, con quattro successive “botte” oltre i 90. “Era il mio obiettivo – racconta Vetter che in pedana si era presentato con l’89,68 ottenuto a Doha, nella scia dell’amico-rivale, quel giorno a 93,90 minacciando un cameraman - e sapevo di poter andare a toccare quella quota. Ma quando sono arrivato a 94,44 sono rimasto senza parole”. La serie merita di esser ricordata: 90,75, 91,06, 93,06, 94,44, 89,50, n. Rohler è stato... deludente: 89,45. Il terzo tedesco – Andreas Hofmann – è anche il terzo al mondo del 2017: 88,79. In una gara nazionale che lo ha visto battere sia Vetter che Rohler. “Il segreto? – svela Johannes – Lo spirito di squadra, l’amicizia che ci lega l’uno all’altro e la fortuna di avere eccellenti allenatori”.

SEGUICI SU: Instagram @atleticaitaliana | Twitter @atleticaitalia | Facebook www.facebook.com/fidal.it



Condividi con
Seguici su: