Velocissimi! I 100 di Roma tra Bolt e Lyles

27 Maggio 2026

Golden Gala history: da Calvin Smith ai 4 successi di Maurice Greene e Justin Gatlin, passando per i lampi del campione giamaicano. Il 4 giugno la super sfida tra Noah, Marcell Jacobs e Letsile Tebogo

di Fausto Narducci
 
Quando giovedì 4 giugno Marcell Jacobs, reduce dal positivo esordio stagionale col 10”01 ventoso di Savona, si inginocchierà alla partenza dei 100 metri sulla pista dell’Olimpico la mente correrà ai due ori europei del 2024 (100 e 4x100), ripenserà alle precedenti tre partecipazioni non troppo fortunate (7° nel 2018 in 10”19, 4° nel 2020 in 10”11 e 9° nel 2024 in 10”20) e si guarderà attorno consapevole di trovarsi in mezzo al gotha dello sprint attuale. Non solo il suo successore olimpico dei 100 Noah Lyles (Usa) ma anche il botswano oro olimpico dei 200 metri Letsile Tebogo, i due ultimi campioni mondiali indoor Jordan Anthony (Usa) e Jeremiah Azu (Gran Bretagna), il sudafricano Akani Simbine, qui vincitore nel 2020 e 2021, e il giamaicano Ackeem Blake.

ALBO D’ORO
Ma se con l’Intelligenza Artificiale volessimo trasformare l’Olimpico, come il vicino stadio dei Marmi, in una galleria dei campioni che hanno reso memorabili i 100 metri del Golden Gala Pietro Mennea non avremmo difficoltà a trovare nomi illustri – quasi tutti i più grandi dell’ultimo mezzo secolo – nell’albo d’oro della gara. Il record della manifestazione resta saldamente ancorato al 9”75 che il quadruplo vincitore Justin Gatlin ottenne nel 2015: l’apice di una sequenza di 4 vittorie consecutive (2013-2016) che eguagliò il poker ottenuto dal connazionale Maurice Greene fra il ‘99 e il 2002. Ma da Ben Johnson a Linford Christie, da Calvin Smith a Dennis Mitchell, da Asafa Powell a Usain Bolt ci sono quasi tutti i nomi che hanno fatto la storia dello sprint. Nelle 41 occasioni in cui si sono disputati i 100 metri non ci sono nomi “dimenticabili”, anche Capel (2003), Zakari (2004), Ujah (2017) o Baker (2018), per citare i meno accreditati, hanno lasciato il segno. E dal ‘98 in poi solo in 6 occasioni su 26 il vincitore non è sceso sotto i 10”. Pochi meeting possono vantare questi numeri.

GLI SCONFITTI
Vogliamo parlare degli sconfitti? Qui corse anche un giovanissimo Carl Lewis (19 anni) che nell’edizione inaugurale del 1980 in 10”23 si arrese al connazionale Stanley Floyd (10”22). Ma sul rettilineo dell’Olimpico di Roma tutto può succedere. Anche Maurice Greene, prima di aprire la sua campagna romana di 4 vittorie, dovette pagare dazio a Fredericks e Boldon correndo in 10”04 nel ’98 (e tornò sconfitto anche nel 2003). Ne sa qualcosa anche Usain Bolt che qui ha subito una delle 7 sconfitte nei 134 capitoli vittoriosi del suo regno. Successe nel 2013 quando Usain, reduce da due vittorie consecutive nel meeting, dovette arrendersi per un centesimo a Justin Gatlin (9”94) che poi nel 2015 gli avrebbe strappato anche il record del meeting con 9”75. Una sconfitta anche per Lyles. L’unica volta che Noah ha corso a Roma è stato nel 2019, realizzando alle spalle del connazionale Michael Norman (19”70) un tempo tutt'altro che casuale: 19”72 nei 200 metri, l'iconico crono di Pietro Mennea a cui è dedicato l'evento. Solo la predilezione per i 200 ci impedisce di trovare nell’albo d’oro dei 100 metri proprio Pietro: in tre partecipazioni l’olimpionico e primatista mondiale collezionò due vittorie (un probante 20”01 nel 1980 e 20”32 nel 1983) e un secondo posto nel 1984 (20”36 a 5 centesimi dall’americano James Butler). Nella lista degli sconfitti, più volte, anche Tim Montgomery, autore del record mondiale del 2002 revocato per doping, Kim Collins e lo stesso Dennis Mitchell, che vanta almeno la vittoria nel ’96 (10”05)

I PRINCIPALI VINCITORI
Ma andiamo a scoprire i principali vincitori dei 100 metri al Golden Gala, che hanno saltato il “turno” (cioè sono stati esclusi dal programma) solo 4 volte: nel 1985, nel 1989, nel 1993 e nel 2019.

Ben Johnson (1986)
Nel 1986 Ben Johnson non era ancora lo spauracchio dello sprint a cui la squalifica per doping a Seul ‘88 avrebbe tolto anche la vittoria ai Mondiali ‘87 dell’Olimpico. Solo nel 1985, dopo otto sconfitte consecutive, era riuscito a battere per la prima volta il suo arcirivale Carl Lewis ma era reduce dagli ori ai Goodwill Games, dove con 9”95 si era messo di nuovo alle spalle Lewis, e ai Giochi del Commonwealth. Nel Golden Gala, in versione settembrina dopo gli Europei di Stoccarda, vinse la batteria in 10”22 e si trovò la strada spianata con un 10”02 (record del meeting) che gli permise di lasciarsi agevolmente alle spalle il nigeriano Imoh e l’atteso Linford Christie. Nessuno avrebbe immaginato che un anno dopo su quella stessa pista avrebbe dato vita al più clamoroso e controverso showdown della storia dello sprint con il record mondiale di 9”83 poi cancellato dalla squalifica.

Calvin Smith doppietta ‘87
Nel 1987, edizione pre-Mondiali, Calvin Smith ancora in possesso del record mondiale di 9”93, si fece ammirare in una doppia volata vincente su 100 e 200, impresa registrata al Golden Gala solo un’altra volta nel 2000 ad opera di Maurice Greene. Gli bastarono tempi di normale amministrazione (10”15 e 20”22) per il suo talento ma non era lusso da poco avere il primatista mondiale (100) e campione mondiale (200) che poi il 3 settembre su quella stessa pista avrebbe confermato il titolo mondiale dei 200 in 20”16.

Fredericks 1998: primo - 10”
Bisognò attendere oltre 10 anni per vedere al Golden Gala il primo -10”. L’impresa toccò a una vecchia conoscenza del pubblico romano, il namibiano Frankie Fredericks, l’uomo che avrebbe chiuso la carriera con 4 argenti olimpici e con un unico oro mondiale ma ha fatto la storia dello sprint. L’indimenticabile Frankie al Golden Gala si abbonò ai 200 con 7 vittorie di cui 6 consecutive (9-97) ma nel ‘98 approfittò dell’assenza della distanza doppia per dimostrare che l’aria di Roma gli faceva bene anche nello sprint puro. Con 9”97 riuscì a mettere il petto davanti al trinidegno Ato Boldon (9”99) e soprattutto a Maurice Greene (10”04) che si sarebbe aggiudicato le 4 edizioni romane successive nella specialità.

Il poker di Maurice Greene
Fra il ‘97 e il 2001 Maurice Greene ha vinto praticamente tutto in una carriera che conta complessivamente due titoli olimpici e cinque mondiali. Difficile ritrovare nello sprint un dominio come il suo anche se, in qualche modo, il suo nome fuori dall’atletica è rimasto meno impresso di quello di Carl Lewis e Usain Bolt. E quando nel ‘99 il fenomeno di Kansas City, dopo aver portato il record mondiale a 9”79 ad Atene, approdò al Golden Gala sembrò trattarsi soprattutto di sete di rivincita dopo la sconfitta dell’anno prima al Golden Gala. Sarebbe stata invece la prima di quattro vittorie consecutive, record poi eguagliato nei 100 da Justin Gatlin, che fanno di Maurice, personaggio troppo composto e misurato per scatenare gli ardori delle folle fuori dalla pista, in uno dei grandi eroi del Golden Gala. Quattro vittorie aperte dall'allora record del meeting con 9”85 e proseguite con 9”97 nel 2000 (anno della doppietta con i 200), 10”01 nel 2001 e 9”89 nel 2002. Queste ultime due vittorie strappate a una stagione bersagliata dagli infortuni. Ma forse il momento più iconico del Maurice Greene “romano” resta il “faccia a faccia” del 2001 con Varenne nella passerella storica fra i fuoriclasse a due e quattro zampe in cui il re del trotto non rubò la scena al primatista mondiale. Un abbraccio prolungato fra Maurice e il pubblico romano che non fu raffreddato dalla sconfitta del 2003 quando Greene nell’ultima fase della sua carriera in 10”09 dovette arrendersi a John Capel (10”04) e Bernard Williams (10”06). Un’edizione super del meeting quella del 2003, in cui nella seconda serie Gatlin regolò Asafa Powell senza migliorare il tempo nella prima serie di Capel, ex giocatore NFL che ai Mondiali di Saint Denis avrebbe vinto 200 e 4x100 per poi sparire dalla scena. 
 
Il tris di Asafa Powell
Il rapporto fra Asafa Powell, il “perdente” più forte della storia dello sprint, e il Golden Gala, meriterebbe un capitolo a parte. In otto partecipazioni il delfino di Bolt ha collezionato tre vittorie, quattro secondi posti e perfino una eliminazione in batteria (nel 2008). In ogni caso il feeling col pubblico dell’Olimpico non è mai mancato. Dopo il secondo posto del 2003 (10”10) dietro a Gatlin, il giamaicano si è aggiudicato la gara nel 2006 (9”85), 2007 (9”90) e 2010 (9”82) ma in altre occasioni (2009, 2011, e 2012) si è arreso solo ai vincitori, Gay e Bolt, sempre a ridosso dei 9”90. Le sue volate restano un classico del Golden Gala.
 
Alti e bassi di Bolt
Il record del Golden Gala era passato nelle mani di Tyson Gay (9”77 nel 2009) quando al Golden Gala irruppe Usain Bolt, lo sprint più amato dalle folle, all’esordio assoluto in Italia. I 50.000 spettatori dell’Olimpico, picco assoluto, nel 2011 presero posto sugli spalti soprattutto per lui e il giamaicano non li deluse. Partito non velocissimo (0.174 la sua reazione allo start), il primatista del mondo li tenne col fiato sospeso facendosi scappare il connazionale Asafa Powell ma riuscì a riprenderlo proprio sul traguardo sospinto da un tifo calcistico. L’esordio 2011 dell’uomo che ha lasciato un vuoto nell’atletica si chiuse in 9”91 a due centesimi dal mondiale stagionale dell'altro giamaicano Mullings. Gara in fotocopia l’anno successivo, quello della tripletta all’Olimpiade di Londra, con Bolt ancora davanti a Powell ma stavolta il tempo fu da annuali dell’atletica: 9”76, record del meeting strappato per un centesimo a Tyson Gay. Ma la beffa era in agguato perché nel 2013 Usain proprio al Golden Gala subì una delle rare sconfitte della sua carriera aprendo la strada al poker di Justin Gatlin. Al giamaicano, battuto per un solo centesimo al fotofinish, non bastò neanche lo stagionale di 9”95. Non gli aveva portato fortuna il giro di pista su una vettura elettrica con indosso la maglia della nazionale italiana. La rinuncia in extremis del 2014, per l’infortunio a un piede, chiuse così la sua avventura romana.

Il poker di Justin Gatlin 
Justin Gatlin, l’uomo che visse due volte e che in una carriera tormentata ha creato un rapporto speciale con Roma. L’olimpionico dei 100 di Atene 2004 aveva già 28 anni quando tornò alle gare nel 2010 dopo due squalifiche consecutive per doping. Gatlin aveva vinto la seconda serie del Golden Gala nel 2003 (10”09) ma nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sulla seconda vita del velocista di Brooklyn che invece si sarebbe rifatto una reputazione fino a rivincere l’oro ai Mondiali di Londra nel 2017. Meno spettacolare di Bolt dentro e fuori la pista, il potentissimo sprinter Usa aveva già 31 anni quando nel 2013 si presentò a Roma all’ombra del vincitore annunciato Bolt. Invece quella rimonta vincente conclusa in 9”94 lo trasformò nel nuovo re di Roma con 4 vittorie consecutive. E nel 2015 Gatlin diede un secondo dispiacere a Bolt quando in 9”75 gli strappò il record del meeting che resiste ancora oggi, a un solo centesimo dal suo personale ottenuto in apertura di quella stessa stagione a Doha, miglior tempo di sempre per un over trentenne. Gatlin, quinto uomo più veloce di sempre al mondo con 9”74, regalò una impresa nell’impresa: solo quattro uomini (oltre a lui) hanno corso più veloci del suo 9”75 del Golden Gala 2015. L’anno dopo con un più tranquillo 9”93 Gatlin sopravanzò per un solo centesimo il meno noto connazionale Ameer Webb.

Tortu due volte terzo
Proprio al Golden Gala Filippo Tortu ha disputato una delle più belle gare della sua carriera, forse la migliore tecnicamente. Era il 2018 quando Filippo, reduce dal 10”03 (v. + 0,7) di Savona che valeva la seconda prestazione italiana di sempre, fece impazzire gli spalti dell’Olimpico con una rimonta strepitosa e il terzo posto dietro all’americano Ronnie Baker (9”93) e al francese Vicaut (10”02). Impressionante la frequenza con cui il lombardo nel finale si mise alle spalle il fenomeno Coleman lasciandosi dietro anche Simbine, Rodgers, Jacobs e Guliyev. Quel giorno, con un vento contrario di 0,4, Filippo corse in 10”04 (terza prestazione della sua carriera) anticipando di tre settimane il primo - 10” (9”99) di Madrid dove però il vento era favorevole (+0,2). Ancora oggi il 10”04 è la migliore prestazione di un italiano al Golden Gala. Nel 2020 Tortu fu ancora in grado di finire terzo in 10”09 nei 100 vinti da Simbine in 9”96. E il 7° posto dell’anno scorso gli ha comunque regalato la sua miglior prestazione stagionale (10”19). Al Golden Gala aveva già realizzato le sue migliori prestazioni del 2017 (20”34) e del 2019 (20”36) nei 200, segno di un feeling col meeting romano che non si è mai interrotto.

GLI ULTIMI ANNI
Dopo la parentesi senza 100 metri del 2019 (ma avremmo visto Noah Lyles sconfitto dal connazionale Norman nei 200) gli ultimi sei anni hanno ospitato nei 100 metri due doppiette di nomi appartenenti al Gotha della specialità, il sudafricano Akani Simbine (2020-2021) e l’americano Fred Kerley (2022-2023) diventato in questi giorni il simbolo dei famigerati Enhanced Games, ma sempre oltre i 9”90. La scossa è arrivata nelle ultime due edizioni con il botswano Letsile Tebogo (9”87) in vetrina dopo l’oro olimpico dei 200 e il sorprendente Trayvon Bromell capace in 9”84 di ottenere la migliore prestazione del 2025 poi diventata la settima a fine anno. Una resurrezione per il trentenne americano (che poi avrebbe gareggiato in batteria nella 4x100 Usa iridata a Tokyo) come solo il Golden Gala può offrire.

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