Pernici, Fiasconaro e il record che sembrava eterno

04 Luglio 2026

L’impresa dell’azzurro a Nancy riscrive gli 800 italiani, oltre un limite che attraversava le generazioni

di Fausto Narducci

Prendete il più grande demolitore attuale di primati italiani del mezzofondo, Francesco Pernici. E mettetelo a picconare il muro più solido e resistente dell’atletica italiana, il celeberrimo 1:43.7 con cui il 27 giugno 1973 Marcello Fiasconaro aveva resistito per 53 anni, fino a ieri, a generazioni di mezzofondisti: da Andrea Longo (1:43.74 nel 2000) a Catalin Tecuceanu (1:43.75 nel 2024), per non parlare dello stesso Pernici con l’1:43.84 nel settembre 2025 ai Mondiali di Tokyo e di Donato Sabia con l’1:43.88 dell’84. E poi in una serata apparentemente tranquilla di luglio, lontano dai grandi riflettori e con la tappa di Diamond a Eugene ancora alle porte, scrivete il finale: in quel di Nancy, nel meeting Silver del Continental Tour in cui Pernici aveva già stabilito il personale l’anno scorso con 1:44.28, il ventitreenne bresciano della Valle Camonica vince con una corsa di testa gli 800 in 1:43.60.

Fiasconaro a Castelbuono
Nello sport televisivamente globalizzato, il meeting è stato schiacciato fra i Mondiali di calcio e il torneo di Wimbledon di tennis, ma la notizia si è fatta largo non solo fra gli appassionati di atletica e si è presa la scena. Dopo il mito Fiasconaro, Pernici è il nuovo eroe. Cala il sipario sul record più antico (“titolo” che ora passa al 19.72 di Mennea sui 200 a Città del Messico del 12 settembre 1979) ma il palco rimane aperto. Pernici apre la caccia al muro dell’1:43 che vale il definitivo ingresso nell’élite internazionale mentre l’ex primatista sudafricano, informato telefonicamente a tarda sera di aver perso il record, sta già completando i preparativi di viaggio per venire in Italia il 26 luglio come ospite d’onore della centesima edizione della corsa su strada più antica d’Europa, il Giro di Castelbuono, in quella Sicilia che è la terra dei suoi avi. Trama perfetta.

Il demolitore Pernici
Francesco Pernici, ex calciatore, è cresciuto a Niardo e fa base a Darfo dove il suo allenatore Dalmazio Bersini lo ha portato a vincere titoli italiani in serie in tutte le categorie giovanili e agli Assoluti. Nel 2020 Pernici aveva conquistato il primo tricolore in sala da allievo e poi aveva fatto doppietta di titoli per quattro stagioni di fila nelle categorie juniores-promesse sia in sala sia all’aperto. Dopo una serie di progressi un’altra spallata decisiva era arrivata nel 2023 con 1:45.23. Ma fin dalla comparsa sulla scena giovanile Pernici si è messo in testa (ma usando le gambe) di abbattere tutti i primati storici del mezzofondo italiano. L’11 giugno 2022 a Conegliano con 1:46.87 aveva migliorato dopo 31 anni il record juniores di Davide Cadoni (1:46.93 nel ’91). Il 18 settembre 2025 nella semifinale dei Mondiali di Tokyo aveva strappato dopo 41 anni il limite U23 all’indimenticabile Donato Sabia che a Firenze, battendo l’olimpionico Juantorena, aveva corso in 1:43.88. E peccato che per soli 4 centesimi fosse rimasto fuori dalla finale dei Mondiali. Trentuno anni per migliorare il record juniores di Cadoni, quarantuno per quello under 23 di Sabia, 53 anni per cancellare il primato italiano di Fiasconaro. Numeri da giocare al lotto dell’atletica.

Tappe di passaggio
Appassionato fin da piccolo di cartoni animati giapponesi, era impegnato in un meeting giovanile a Chiari quando sul maxischermo avevano diffuso le immagini dell’abbraccio fra Jacobs e Tamberi all’Olimpiade di Tokyo. Il suo esordio assoluto in maglia azzurra era avvenuto ai Mondiali di Budapest 2023, dove era stato eliminato in batteria con il primo tempo degli esclusi a tredici centesimi dalla semifinale. Poi nel 2024 aveva partecipato sia ai Mondiali indoor di Glasgow (fermatosi al turno iniziale) sia gli Europei di Roma (dove era stato squalificato per un contatto in semifinale). La quarta presenza risale invece al giugno 2025, nella trionfale Coppa Europa di Madrid, coronata da un secondo posto individuale e da un successo di squadra. La sua attitudine a fare da ‘front runner’ però non sempre ha pagato come agli Europei under 23 di Bergen 2025 quando in batteria ha fatto da lepre a tutti migliorando il personale (1:44.06) ma poi in finale era crollato nella retta conclusiva (quarto in 1:45.01). Nella stagione all’aperto 2026, Pernici aveva dato prova del suo stato di forma in Diamond League con l’1:44.40 di Rabat e soprattutto con l’1:43.97 del Golden Gala che gli era valso un prestigioso terzo posto. Il viatico per Nancy era stato l’ultimo test sui 400 metri, con il personale di 46.24 a Brescia il 17 giugno.

Il record di Fiasconaro
Il 27 giugno ha compiuto 53 anni l’incredibile record mondiale degli 800 di Marcello Fiasconaro che corse in 1:43.7 all’Arena di Milano e che ha mantenuto fino a ieri il primato italiano manuale della distanza non intaccato dall’1:43.74 elettrico di Andrea Longo. Un record che era stato preceduto da tante sofferenze da parte dell’argento europeo di Helsinki ’71, che dopo il record mondiale indoor dei 400 a Genova nel ’72 (46.1) aveva dovuto rinunciare per infortunio all’Olimpiade di Monaco facendo dubitare anche se stesso su una possibile rinascita. Poi nell’inverno ’73 aveva disputato in Sudafrica 22 gare in poco più di due mesi migliorando il record italiano con una sequenza impressionante: 1:46.4 il 26 marzo, 1:46.3 il 7 aprile, 1:45.2 il 22 aprile e 1:44.7 il 27 aprile.

Non c’era aria di grande impresa, però, quando in giugno si presentò sulla nuova pista in tartan dell’Arena di Milano davanti a spalti gremiti nell’incontro con la Cecoslovacchia vincendo il 26 giugno i 400 in 45.9 e presentandosi agli 800 della seconda giornata (27 giugno) con un tremendo mal di testa che lo accompagnò fino alla partenza slittata alle 22.30 con 20 minuti di ritardo rispetto all’orario ufficiale. Fu percorrendo i primi 300 metri in corsia che Fiasconaro, quasi inconsapevolmente, creò le basi dell’impresa per battere l’1:44.3 stabilito in anni diversi da Snell, Doubell e Wottle. Eccoli i quattro rivali schierati alla partenza: Fiasconaro in prima, Plachy in seconda, Giulio Riga in terza e Kovac in quarta. Incredibile l’equilibrio di Fiasconaro nei primi 600 metri corsi in 1:01.7 con tre duecento da 25, 26 e 25.5. A quel punto al temutissimo Jozef Plachy (argento agli Europei ’69 e oro agli Euroindoor ’72), che pure pensava in una passeggiata vittoriosa sul piede dell’1:47, non restava che guardare il rivale da lontano con lo stupore negli occhi sperando in un possibile cedimento. Invece, incredibile a dirsi, lo straordinario apparato vascolare di Marcello gli consentì di fare tutto da solo e transitare sul traguardo in 1:43.7, record del mondo migliorato di 6 decimi.

Dopo il record di March
Per la cronaca del dopo-record non si può che partire da un’immagine che fece il giro del mondo: Marcello, venti metri dopo il traguardo, piegato sulle gambe con gli ampi riccioli fra le dita in preda al mal di testa che non lo aveva abbandonato fin dalla partenza. Con le pulsazioni a 96, March si concesse all’abbraccio della folla e alle interviste ma sentiva soprattutto il bisogno di riempire lo stomaco. Così si fece portare velocemente in albergo dove lo attendevano spaghetti, prosciutto e melone, filetto e mezzo chilo di frutta. Non c’era molto da dormire visto che alle 7 era già prevista la partenza per Roma, tappa obbligatoria per il ritorno in Sudafrica. Il neoprimatista col suo caratteristico abbigliamento stile hawaiano e gli immancabili stivali bianchi, si presentò in perfetto orario al banco di Linate. In volo Fiasconaro raccolse i complimenti del comandante dell’Alitalia in mezzo a politici, manager e personaggi che poco sapevano dell’impresa ma non mancarono di applaudirlo. A Roma il programma, dopo una sosta al bar, prevedeva un incontro di ordinanza alla Fidal, poi un bagno alla piscina dell’Acqua Acetosa e una visita alla squadra juniores del Sudafrica in tournée in Europa prima del ritorno all’Hilton dei Parioli per una doccia vera. Per tornare in Sudafrica - dove March era atteso da Stewart Banner, suo padre e la fidanzata Sally - rimaneva il problema passaporto ma a Fiumicino la polizia di frontiera seppe chiudere un occhio accettando il passaggio anche di Sergio Liani arrivato in extremis da Catania dove era stato ospite in tv. Un volo notturno riportò a casa il neoprimatista che però vi restò solo un paio di settimane.

Il resto della carriera di March sarebbe stato tormentato dagli infortuni ma il record avrebbe avuto vita lunga: tre anni quello mondiale (battuto all’Olimpiade di Montreal ’76 da Alberto Juantorena per 2 decimi), sei anni quello europeo (cancellato da Sebastian Coe a Oslo nel 1979 in 1:42.4) e 53 per quello italiano, anche se si poteva ritenere intrinsecamente migliore l’1:43.74 elettrico stabilito da Andrea Longo il 3 settembre 2000 a Rieti. Ora non ci sono più dubbi: il record italiano degli 800 metri è di Francesco Pernici.

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