Ondina Valla, 90 anni dal primo oro olimpico femminile
06 Agosto 2026di Fausto Narducci
Nel monologo teatrale “Oltre ogni ostacolo” l’attrice Lorenza Fantoni utilizza una autentica barriera di legno dell’atletica di un tempo per rappresentare le difficoltà che Ondina Valla superò per arrivare al primo oro olimpico femminile dello sport italiano a Berlino. Sono passati esattamente novant’anni da quel 6 agosto 1936 in cui la regina degli 80 ostacoli colmò un vuoto storico dello sport femminile italiano ma gli ostacoli che la bolognese dovette superare nella vita e nello sport per raggiungere quel traguardo sono attuali ancora oggi in cui l’emancipazione femminile, il superamento delle barriere sociali e l’affermazione dell’individuo possono ritenersi un fatto acquisito. Per questo la storia di Ondina Valla a oltre 110 anni dalla nascita (20 maggio 1916 anche se Ondina sostiene di essere venuta alla luce qualche giorno prima) e a quasi vent’anni dalla morte (16 ottobre 2006) continua a essere raccontata, non solo nel testo teatrale di Lisa Capaccioli che è andato in scena a Milano e a Bologna. Esuberante e spiritosa, Ondina curò molto anche l’immagine di donna oltre che di atleta, mantenendo una perfetta silhouette per tutta la carriera.
UNA VITA A OSTACOLI
Otto ostacoli per vincere l’oro olimpico, forse anche di più nella vita in cui fin dal nome si presentò come destinata a lasciare il segno. La Valla dovette superare l’ostilità della madre e della chiesa, vincere l’ostilità dei compagni di allenamento quasi tutti maschi, affrontare la rivalità con la compagna di allenamento Claudia Testoni (le migliori azzurre dell’epoca erano atleticamente gemelle), dovette tesserarsi per il partito fascista (condizione d’obbligo per fare sport) e infine fare i conti con quel nome che suscitava automaticamente rispetto. Trebisonda prima di Ondina, il nome scelto all’anagrafe da papà Gaetano e il diminutivo col quale passò alla storia dell’atletica, intorno ai quali si sono alternate interpretazioni anche avventurose. Sicuramente Trebisonda faceva riferimento all’antica città turca (in turco Trabzon) ma perché dopo quattro figli maschi fu scelto per l’agognata figlia femmina della famiglia Valla in quel di Bologna? E qui le interpretazioni si sprecano. Forse perché il padre era rimasto attratto dall’insegna stradale nel vicolo Trebisonda, storico e stretto passaggio nel centro di Bologna vicino al suo negozio di fabbro o perché aveva letto sui giornali, proprio nei giorni della nascita della bambina, dei bombardamenti della città turca da parte degli armeni o perché semplicemente gli piaceva fantasticare sulle “Mille e una notte”. Si sa per certo, comunque, che la nascitura non perse mai la trebisonda (come si diceva per i mercanti che consideravano il porto del Mar Nero un fondamentale punto di riferimento) e si meritò l’appellativo di Ondina in seguito all’errore di un giornalista che scrisse Trebitonda, da cui il diminutivo. Fu la stessa olimpionica a smentire l’interpretazione secondo cui un altro giornalista aveva voluto accostarla alle “ondine” del mare durante una escursione nel golfo di Napoli alla vigilia dell’incontro Italia-Belgio del 1930. Curioso che dopo l’Olimpiade fu comunque la d.t. dell’atletica femminile Maria Zanetti a convincere la famiglia Valla ad adottare ufficialmente il nome Ondina sui documenti ufficiali.
IL DIVIETO DEL PAPA
Scoperta a 11 anni nei campionati interscolastici bolognesi, Trebisonda si rivelò fra le migliori d’Italia in varie specialità già a 13 anni. Campionessa italiana assoluta a 14 anni nel 1930, con 13.2 negli 80 metri ostacoli e 1.43 nel salto in alto (record italiano), fu convocata in Nazionale quando era tesserata con la Virtus Atletica Bologna e si trovò davanti un altro ostacolo. Convocata per i Giochi di Los Angeles 1932 come unica donna in una squadra per il resto tutta maschile, fu infatti esclusa su pressione del Vaticano che giudicava sconveniente il viaggio transoceanico in una nave che imbarcava 102 “esuberanti” compagni maschi. Lo stesso Pio XI durante una benedizione domenicale definì “sconveniente” la presenza di una donna nella squadra olimpica.
ATLETA VERSATILE
Dal debutto del 1927 all’addio all’atletica del 1952 la Valla in carriera ha disputato oltre 300 gare, ha stabilito 28 primati italiani e ha vinto 16 titoli nazionali vestendo 18 maglie azzurre fra il 1930 e il 1940. Oltre agli exploit negli 80 ostacoli, ha detenuto i primati italiani dei 100 metri con 12.5 (1935), del salto in alto con 1.56 (1937), del lungo con 5.39 (1935) e del pentathlon con 3473 punti (1935). Di fronte alla sua ascesa prorompente nel panorama sportivo anche il governo fascista, per motivi propagandistici, vinse l’iniziale ostilità verso la pratica sportiva femminile e la elesse a simbolo di come l’agonismo facesse bene anche alle donne. E l’esaltazione della “razza italica” raggiunse il suo apice dopo il trionfo olimpico che completò una costante crescita tecnica apportata dall’allenatore Vittorio Costa, il suo scopritore stimato anche come giudice, a cui fu affiancato l’americano Boyd Comstock.
L'ORO DI BERLINO
Valla e Testoni si presentarono all’Olimpiade ‘36 col quinto tempo fra le iscritte e non erano molto considerate alla vigilia. Riguardando le immagini nitidissime della gara di Berlino, il trionfo di Ondina fu ben più netto di quanto non sia stato tramandato di quel leggendario fotofinish che fu svelato dopo oltre trenta minuti dall’arrivo degli 80 ostacoli nella finale del 6 agosto 1936. Ufficialmente la vittoria le fu assegnata in 11.7 ma un congegno automatico usato come riserva, la Zielzeitkamera, diede i responsi che assegnarono le medaglie: Valla 11.748, Steuer 11.809, Taylor 11.811 e Testoni 11.818. D’altra parte Ondina aveva già vinto la semifinale con il record mondiale eguagliato (con un vento superiore ai due metri che non ne impedì l’omologazione perché la regola Iaaf dei tempi ventosi entrò in vigore proprio durante quella Olimpiade) di 11”6 e la Testoni era arrivata terza nella seconda semifinale in 11”8. Nella finale della 4x100 la Testoni si ritrovò insieme alla Valla per un altro quarto posto. Con l’oro conquistato a 20 anni e 78 giorni Ondina rimase la più giovane olimpionica italiana fino al 2004, superata dalla pallanuotista Elena Gigli. E per il secondo oro olimpico dello sport italiano bisognò aspettare la schermidrice Irene Camber nel 1952. Ondina fu una vera pioniera.
IL RACCONTO DI ONDINA
Il docufilm Olympia (che fu premiato alla Mostra del Cinema di Venezia) della leggendaria Leni Riefenstahl resta una indelebile e sublime testimonianza di quel primo oro olimpico femminile italiano. La Testoni fu la più rapida in partenza, Ondina quasi la più lenta ma recuperò in progressione gettandosi sul filo anticipando la spalla destra che le diede la vittoria. Ma più di tutto vale la ricostruzione delle gare olimpiche che la diretta interessata fece alla Gazzetta dello Sport. Va considerato che batterie e semifinali si erano disputate il 5 agosto, giorno in cui Giorgio Oberweger aveva conquistato il bronzo nel disco e in Casa Italia si era esagerato un po’ nei festeggiamenti. “Sarà per quello, sarà stata la fatica di due prove in un giorno, forse per altri motivi, il fatto è che nella finale del 6 agosto avevo dolori alle gambe e non riuscivo neanche a camminare. Fu per questo, credo, che in partenza fui più lenta di tutte... ma ai 50 metri ero alla stessa linea delle altre, che precedevo al traguardo. Sapevo di aver vinto ma per averne la conferma dovetti attendere il responso fotografico della Zeiss Kamera. Quando al ritorno in Italia fummo premiati a Palazzo Venezia tutti volevano stare vicino al Duce ma lui disse 'Voglio la Valla vicino a me'. Ne sono orgogliosa, Mussolini ha fatto anche delle cose giuste come la battaglia del grano o quella per l'incremento delle nascite".
LA RIVALITA' CON LA TESTONI
Prima e dopo le Olimpiadi di Berlino fece epoca la rivalità di Ondina Valla con la compagna di scuola e di città Claudia Testoni che condivideva i favori del pronostico per la finale di Berlino e faticò a digerire il quarto posto al fotofinish dopo l’ottima partenza. Si disse che dopo la gara non rivolse più il saluto all’avversaria ma in seguito furono divulgate alcune lettere che testimoniavano grande affetto fra le due amiche-rivali e la stessa Ondina in vecchiaia raccontò che si sentivano al telefono quasi ogni giorno: “Devo chiamare sempre io ma figuratevi se due bolognesi potevano sentirsi rivali fuori dalla pista”. Di fatto Claudia si rifece parzialmente con l’oro in 11.6 ai successivi Europei di Vienna nel 1938 e, dopo aver eguagliato tre volte l’11.6, migliorò tre volte il record mondiale portandolo a 11.3 nel 1939. Dopo Berlino la Testoni vinse 16 scontri diretti su 18 ma il bilancio resta nettamente a favore di Ondina: 60 a 33. Ben novantatré gare una contro l’altra danno la dimensione della rivalità.
DOPO L'ORO
Dopo aver stabilito nel 1937 con 1,56 il record italiano dell’alto che le fu sottratto solo nel 1955 da Paola Paternoster, la Valla invece dovette rallentare l’attività agonistica per i progressivi problemi alla schiena che si rivelarono una spondilosi vertebrale. Continuò a gareggiare fino agli Anni Quaranta e un’appendice nel 1952 come lanciatrice nei campionati abruzzesi. Ondina si era infatti trasferita a L’Aquila al seguito del marito Guglielmo De Lucchi, chirurgo di cui proprio Ondina gestì la clinica ortopedica, e morì nel capoluogo abruzzese all’età di 90 anni, accudita dal figlio Luigi.
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