Da Bannister a Sawe, quando cadono i muri

26 Aprile 2026

Nel giorno della prima maratona sotto le due ore, uno sguardo alle barriere più iconiche della storia: il “miglio del secolo”, i 10 secondi nei 100, i 5000 di Aouita al Golden Gala, i sei metri nell’asta

di Fausto Narducci

Da Oxford a Londra. Ci vogliono 90 chilometri (ma in questo caso sarebbe meglio dire 56 miglia) e un viaggio nel tempo di 72 anni per coprire la distanza che intercorre fra i due muri che segnano due epoche storiche dell’atletica: il primo uomo sotto i 4 minuti nel miglio, il britannico Roger Bannister, e il primo sotto le due ore nella maratona, il keniano Sabastian Sawe, seguito dall’etiope Yomif Kejelcha. Prima dell’1h59:30 realizzato a Londra l’impresa in realtà era già riuscita al connazionale Eliud Kipchoge che aveva corso in 1h59:40 il 12 ottobre 2019 a Vienna ma in condizioni irregolari, a partire dal circuito e dalle 41 lepri.

Ma c’è un prima e sicuramente un dopo in questa traversata attraverso le colonne d’Ercole che nel tempo hanno segnato confini che non sono solo sportivi. Stiamo parlando della crescita morfologica, fisiologica e tecnica degli uomini e delle donne che si riflette nell’atletica codificata, cioè quella dei record riconosciuti prima dalla Iaaf e ora da World Athletics. Aggiungiamoci anche le tecnologie, nella corsa attuale rappresentate dalle scarpe con le suole in fibra di carbonio, e la rarefazione dell’aria che all’Olimpiade di Città del Messico 1968 diede il primo grande scossone. Ed ecco alcuni dei muri più significativi.

100 metri uomini: 10 secondi
La barriera numerica più “tonda” dell’atletica a livello di cronometraggio elettrico venne abbattuta dall’americano Jim Hines che il 14 ottobre 1968 corse in 9.95 (vento +0.3) nella finale dei 100 metri a Città del Messico. Ma il tempo fu ufficializzato come 9.9 manuale eguagliando quanto Hines aveva fatto per primo (vento +0.9) il 20 giugno ’68 nei Trials di Sacramento. In entrambi i casi Hines fu il primo a oltrepassare il limite.

100 metri donne: 11 secondi
Qui bisogna distinguere ma rimanendo sempre in Germania Est, terra delle valchirie più veloci di quel periodo. Con cronometraggio elettrico la prima fu Marlies Goehr con il 10.88 (+2.0) del 1° luglio ’77 a Dresda. Ma ci era riuscita in epoca di cronometraggio manuale Renate Stecher con il 10.9 (+1.9) del 7 giugno ’73 a Ostrava nell’allora Cecoslovacchia.

Miglio uomini: 4 minuti
Il record più “nobile” e ancora oggi più evocato in terra britannica (e non solo) resta quella del miglio, la distanza in cui si misuravano i grandi mezzofondisti fino agli anni Settanta. La barriera a lungo inseguita non cadde in un evento internazionale ma in una gara universitaria diventata leggendaria sulla pista di Iffley Road a Oxford il 6 maggio 1954. Il britannico Roger Bannister, diventato Sir per meriti atletici e neurologo per meriti accademici, in un solo giorno entrò nella storia dell’atletica correndo i 1609,34 metri in 3:59.4 con l’aiuto dei compagni Chris Brasher e Chris Chataway. Il record precedente di 4:01.4 ottenuto a Malmoe dallo svedese Gunder Hagg aveva resistito per quasi 9 anni, quello di Bannister fu migliorato un mese e mezzo dopo, il 21 giugno, a opera dell’australiano John Landy con 3:58.0. Segno che le barriere dopo che sono cadute si sbriciolano più facilmente.

5000 e 10.000 uomini: 13 e 27 minuti
I due muri del mezzofondo prolungato in pista, quelli più vicini alla maratona, sono caduti per mano di due africani, come vuole l’evoluzione delle specialità. Il leggendario marocchino Said Aouita, già detentore del primato con 13:00.40 da due anni, scese sotto i 13 minuti dei 5000 il 27 luglio 1987 a Roma con 12:58.39 in una memorabile edizione del Golden Gala. Meno famoso il demolitore del muro dei 27 minuti nei 10.000 metri: il keniano Yobes Ondieki ci riuscì il 10 luglio 1993 con il 26:58.38 ottenuto a Oslo.

5000 e 10.000 donne: 14 e 29 minuti
Due barriere recenti abbattute dallo stesso fenomeno. La keniana Beatrice Chebet è diventata la prima donna sotto i 14 minuti nei 5000 (13:58.06) a Eugene il 6 luglio 2025 un anno dopo (era il 25 maggio 2024) essere scesa sotto il muro dei 29 minuti nei 10.000 sulla stessa pista con un clamoroso 28:54.14 e un progresso di 12 secondi sul vecchio record.

Alto donne: 2 metri
In attesa dei 2,50 maschili qui merita ancora rispetto la prima donna a superare i 2 metri, la tedesca est Rosemarie Ackermann, che con un progresso “mirato” di tre centimetri sul record precedente saltò 2,00 il 26 agosto 1977 a Berlino Ovest. Circa un anno dopo toccò alla nostra Sara Simeoni salire di un centimetro prima a Brescia e poi a Praga.

Lungo uomini: 8 metri
Aspettando il primo uomo oltre i 9 metri, restiamo al “giorno dei giorni” di Ann Arbour del 25 maggio ’35 quando Jesse Owens, realizzando quattro mondiali in 45 minuti, portò a 8,13 un record del lungo rimasto imbattuto per 25 anni. La prima donna a saltare più di 7 metri è stata la sovietica Vilma Bardauskiene atterrando a 7,07 (+1.9) a Chisinau il 18 agosto 1978.

Asta uomini: 6 metri
Una delle tappe storiche dell’atletica è rappresentata dal primo sei metri dell’asta. Impresa che poteva riuscire solo a Sergey Bubka che fra i suoi 35 record mondiali annovera (con la maglia dell’Urss) anche i 6 metri del 13 luglio ’85 a Parigi. I 5 metri femminili furono superati per la prima volta da un’altra icona della specialità, la russa Yelena Isinbaeva, il 22 luglio 2005 a Parigi.


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