5000 motivi per non mancare al Golden Gala
02 Giugno 2026Storia di una delle specialità più iconiche del principale meeting italiano. Dal primo sub-13 di Aouita, al record di Kiptanui, fino a Jakob Ingebrigtsen e Nadia Battocletti, pronta a ricevere il boato dell'Olimpico
Chi ha ancora negli occhi la caduta del muro delle due ore nella maratona di Londra dovrebbe rileggersi l’albo d’oro del Golden Gala Pietro Mennea che ha segnato tappe cruciali nell’evoluzione del mezzofondo e ha messo in vetrina il secondo maratoneta più veloce del mondo. Yomif Kejelcha.
Tappe storiche non solo nel mezzofondo veloce con i primati del marocchino Hicham El Guerrouj nei 1500 (3’26”00 nel ’98) e del miglio (3’43”13 nel ’99) oltre a quello della keniana Faith Kipyegon nei 1500 femminili (3’49”11 nel 2023). Ma ci sono anche due storici primati mondiali dei 5000 che hanno offerto al pubblico romano momenti indimenticabili. Il leggendario marocchino Said Aouita, già detentore del primato con 13’00”40 da due anni, divenne il primo uomo a scendere sotto i 13 minuti il 27 luglio 1987 con il 12’58”39 che è nella storia dell’atletica oltre che el Golden Gala. Senza dimenticare che il Golden Gala ha offerto anche un secondo record mondiale dei 5000 grazie al poliedrico Moses Kiptanui che nel ’95, dopo la parentesi di Gebrselassie, succedette ad Aouita con 12’55”30.
Ma nelle pieghe dell’albo d’oro dei 5000 c’è un’altra tappa di avvicinamento all’impresa della maratona di Londra: a vincere nel 2015 è stato infatti Yomif Kejelcha, il ventottenne etiope diventato a Londra il secondo uomo a scendere sotto la barriera delle due ore (sia pure oscurato dal neoprimasta mondiale Sabastian Sawe). A neanche 18 anni, Yomif fu infatti capace di imporsi in uno sprint da cardiopalmo sul keniano Paul Kipngetich Tanui e sul connazionale Gebrhwhiwet. Viatico al titolo di Diamond League del mezzofondo che avrebbe vinto quell’anno. Ma Kejelcha è un abbonato al podio dei 5000 al Golden Gala dove, oltre alla vittoria del 2015, vanta due secondi posti (2022 e 2024) e un terzo (2023).
Tutti gli occhi su Nadia
In assenza dell’equivalente maschile, giovedì l’attenzione del pubblico romano si concentrerà però sui 5000 femminili della regina Nadia Battocletti in programma alle 21,40. Vista l’ulteriore crescita personale della trentina, è prevedibile che si ripeterà il boato scoppiato alla presentazione di Nadia nelle ultime due edizioni. La fresca campionessa del mondo indoor, dopo aver rinunciato alla Coppa Europa dei 10.000 di La Spezia e alla tappa di Rabat della Diamond League, è già concentrata sull’obiettivo dichiarato di attaccare il prima europeo della polispecialista olandese Sifan Hassan che lo detiene dal lontano 2018 e in tre tappe lo ha portato nel 2023 a 14’13”42 in occasione della Diamond League di Londra.
Impresa non facile scalzare la tripla campionessa olimpica ma, partendo dal record italiano di 14’23”15 stabilito proprio all’Olimpico 12 mesi fa, la trentina cercherà di limare i 10 secondi che la separano dal primato. Sarà decisiva la spinta della campionessa olimpica dei 3000 siepi Winfred Yavi (Bahrein), che a Roma due anni fa ha sfiorato il primato mondiale della sua specialità, e un gruppo di etiopi tra cui spiccano Freweyni Hailu (seconda l’anno scorso) e Hirut Meshesha. Assente invece la primatista mondiale Beatrice Chebet, eterna rivale di Nadia che attende il primo figlio quasi in concomitanza con il Golden Gala a inizio giugno e l’anno scorso la precedette sul traguardo col record del meeting (14’03”69) proprio insieme alla Hailu.
Tre record italiani
Ma il rapporto speciale del Golden Gala con le specialiste italiane dei 5000 è testimoniato dal fatto che proprio in questo ambito sono stati realizzati tre dei record italiani presenti nella nostra cronologia: Nadia Dandolo 15’11”64 nel ’90 (vincitrice a Bologna), Maria Guida 14’58”84 nel ’96 (quando fu quarta abbattendo la barriera dei 15 minuti in Italia) e Nadia Battocletti 14’23”15 (terza nel 2025). I vuoti generazionali hanno ridotto, invece, la presenza delle azzurre sul podio dei 5000. Dopo la vittoria di Nadia Dandolo nel 1990 toccò a Maria Guida (14’58”84) e Roberta Brunet (15’10”39) sfiorare il podio: entrambe quarte, rispettivamente nel 1996 e nel 1997, con tanti nomi quotati messi comunque alle spalle. Poi poco o niente fino alla Regina Nadia.
Ma vediamo quali sono stati i momenti clou nella storia dei 5000 romani maschili e femminili.
Aouita primo -13 minuti
Said Aouita, l’africano che in Italia ha aperto una nuova strada del mezzofondo, è un altro degli eroi del Golden Gala. Nell’86 quando Roma ospitò la finale della seconda edizione del Grand Prix, era stato proprio Aouita ad esaltare le doti di Stefano Mei che, dopo il doppio podio europeo di Stoccarda, finì al secondo posto sulla scia del marocchino: 13’13”13 contro 13’14”29
Ma fu il Golden Gala delll’87 a celebrare l’impresa storica del marocchino, già campione olimpico e primatista mondiale dei 5000. Il 22 luglio, un mese prima di vincere l’oro iridato sulla stessa pista, Aouita diventò il primo uomo a scendere sotto i 13 minuti. Erano scoccate le 22 quando prima il fedele Boutayeb poi il tunisino Baccouche lo portarono in 7’46”4 ai 3000: qui partì l’assalto finale al muro che il marocchino abbatté con un ultimo giro in 57”4. Il 12’58’39” sarebbe resistito come record per quasi 7 anni.
Nel 1988, nella prima edizione itinerante (a Verona) in vista dei Mondiali di Italia ’90 e in assenza degli americani impegnati nei concomitanti Trials, il poliedrico Said Aouita sarebbe poi andato a vincere gli 800 lasciando all’ex delfino Boutayeb il compito di vincere i 5000 (Antibo quinto)
Nadia e Totò scatenati (1990)
Nel 1990 il Golden Gala, che aveva già “giocato” in trasferta a Verona (1988) e Pescara (1989) fu dirottato dai Mondiali di calcio a Bologna ma ai 18.000 spettatori del Dall’Ara in 4 ore sembrò di vivere più che uno spettacolo di atletica un film di fantascienza. Ci voleva l’aria di Bologna ma anche una congiuntura astrale favorevole per vedere – insieme ad altre due vittorie azzurre (Panetta e De Benedictis) e al trionfo di Fiona May ancora in maglia britannica – due azzurri primi nelle due gare dei 5000 con due record italiani: Nadia Dandolo e Salvatore Antibo. Già, un’altra Nadia, risorta dopo infiniti problemi ai tendini col prestigioso quinto posto ai Mondiali di cross ad Aix-les Baines, prima della Battocletti. La padovana che non ti aspetti in quel 18 luglio compì la prima impresa accodandosi al ritmo forsennato della francese Sergent e della britannica Hunter, per poi involarsi quasi in scioltezza verso il record italiano in 15’11”64, quasi 10” in meno dal 15”20”94” ottenuto da Margherita Gargano a Partinico nel 1982.
Ma mentre si avvicinava la mezzanotte il Dall’Ara aveva in serbo un’altra impresa. Quando il Totò dell’atletica si concesse col suo stile all’abbraccio della folla per la vittoria e il record italiano di 13’05”59 tolto ad Alberto Cova (13’10”06 nell’85 a Oslo) il primo a sollevargli il braccio con un urlo di approvazione fu proprio Stefano Mei, ottimo terzo in 13’25”59 dietro al francese Leventure e davanti all’altro azzurro Angelo Carosi. Il record di Antibo avrebbe resistito oltre 30 anni fino al 13’02”26 di Crippa nel 2020 a Ostrava.
Antibo, quasi un bis nel ‘92
Antibo avrebbe sfiorato l’impresa anche due anni dopo a Roma quando dal suo furibondo finale, in un arrivo contestato, si salvò solo il britannico Ian Hamer: 13’09’80” per il britannico che poi si inchinò all’azzurro agli Europei di Spalato, 13’10”08 per il siciliano davanti a 4 avversari nel fazzoletto di un secondo: i britannico Denmark e Buckner, il messicano Barrios e il keniano Johah Koech, Ci pensarono comunque Andrea Benvenuti negli 800 e di Genny Di Napoli clamorosamente davanti a Noureddine Morceli nei 1500, a regalarci la vittoria nel mezzofondo
Il record passa di Kiptanui (1995)
A Roma in quel 1995 il calendario segnava l'8 di giugno. Un anno prima, a Hengelo, il 21enne Haile Gebrselassie aveva migliorato il record di Aouita di quasi due secondi e mezzo, in 12’56”96 ma il cast dei 5000 a Roma prometteva scintille da primato. Il keniano Moses Kiptanui portava in dote i due ori di Tokyo e Stoccarda sui 3000 siepi. Sparring partner designato, il 19enne Daniel Komen, doppio oro mondiale junior l'anno precedente. Al via tante stelle straniere ma anche DI Napoli (7°) e Baldini (14°). Al traguardo fu Moses Kiptanui a migliorarsi di cinque secondi e mezzo e abbagliare la notte romana con lo stratosferico mondiale di 12’55”30. Komen, magnifico secondo, portò il mondiale juniores a 12’56”15, anche lui sotto al record di Gebrselassie che due mesi più tardi, dopo aver conquistato il titolo mondiale dei 10.000 a Goteborg, si riprese il record entrando nel futuro: 12’44”39.
Ingebrigtsen re d’Europa (2021)
Il Golden Gala costretto nel 2021 a lasciare l’Olimpico fu accolto da Firenze a suon di record europeo nei 5000. Un record pazzesco, firmato dal più sensazionale dei fratelli Ingebrigtsen, il 21enne Jakob, campione d'Europa a soli 17 anni su 5000 e 1500 metri. Il norvegese abbatté in 12’48”45 un record che resisteva da 21 anni: il 12’49”71 del belga di origini marocchine Mohamed Mourhit datato 2000. Ma non riuscì a prendersi il primato del Golden Gala, detenuto dal re della maratona Eliud Kipchoge (12’46”53 nel 2004) durante le sue stagioni da pistard. Si trattava comunque del miglior crono mondiale 2021 e del primo successo di un europeo al Golden Gala dal 1992 (l’ultimo era stato il britannico Hamer).
I vincitori maschili
Il record dei 5000 maschili è attualmente nelle mani del keniano Nicholas Kimeli con il 12’46”33 del 2022 ma è significativo che già nel 2002 Sakah Hissou (12’55”85) aveva aggiornato l’impresa di due anni prima di Moses Kiptanui. A dare una scossa al record del meeting nei 5000 sono stati fenomeni come Daniel Komen (12’48”58” (97) ed Eliud Kipchoge (12’46”53 nel 2004). Memorabile anche la gara del 1997 vinta ancora da Komen (12’48”58”) con sette atleti sotto la barriera dei 13 minuti. E come dimenticare l’edizione 2023, dominata in 12’52”09 dallo spagnolo Mohamed Katir, poi squalificato per mancati controlli antidoping, con ben 13 atleti sotto i 13 minuti! Sei le doppiette: il marocchino Aouita (86-87), il keniano Daniel Komen (97-99), il marocchino Salah Hissuou (96-2002), l’etiope Sileshi Sihine (2007-2008), l’etiope Kenenisa Bekele (2006-2009), l’etioppe Imane Merga (2010-2011). Ma scorrendo l’albo d’oro si scopre che anche nei 5000 non manca quasi nessuno dei nomi che hanno la storia del mezzofondo. Oltre a Said Aouita e Kenenisa Bekele ci sono infatti Sydney Maree (1989), primo sudafricano (poi divenne americano) a scendere sotto la barriera dei 3’30” nei 1500 e il fenomeno Haile Gebrselassie, vincitore nel ’98.
Dinastia Dibaba
Solo 18 le edizioni in cui si sono disputati i 5000 femminili al Golden Gala ma sono bastate alla tri-olimpionica Tirunesh Dibaba a realizzare uno storico poker (2004, 2005, 2006 e 2008). D’altra parte, il suo primato mondiale della specialità (14’11”15) realizzato a Oslo nell’88 aveva resistito per 12 anni fino all’avvento di Latesenbet Gidey. Un rapporto speciale quello fra Il Golden Gala e le tre sorelle più famose del mezzofondo, la dinastia Dibaba: mentre Ejegayehu si deve accontentare di vari piazzamenti, nel 2014 il titolo dei 5000 rimase in famiglia grazie a Genzebe che portò il record del meeting di Tirunesh (14’36”58) a 14’34”99. Non compare nell’albo d’oro un’altra delle regine etiopi, Meseret Defar, ma solo perché nel 2012 la keniana Vivian Cheruiyot, nella più bella volata dei 5000, la sopravanzò di 3 centesimi portando il primato del meeting a 14’35”62.
Quando nel 2016 l’etiope Almez Ayana ha portato il record del meeting a 14’12”69 è entrata anche lei nella storia: si trattava infatti della seconda prestazione mondiale di sempre, dopo il record della Dibaba e ad oggi solo sei atlete (compresa la Dibaba) hanno fatto meglio. Anche la keniana Hellen Obiri, penultima vincitrice dei 5000 nel 2017, con 14’18”27 ha realizzato a Roma il suo personale ma il Golden Gala aveva ancora in serbo l’ultima impresa.
Sempre Nadia
Tutti gli occhi per Nadia nei 5000 che l’anno scorso sono tornati al Golden Gala 8 anni di assenza. Nel 2024, nell’edizione post-olimpica, Nadia si era battuta coma una leonessa già nei 1500 per portare il personale sotto i 4 minuti (3’59”19). Nel 2025, reduce dal record italiano dei 1500 mancato per 4/100 a Rovereto, ha poi dispensato emozioni da regina assoluta come solo lei sa fare. Incurante della fuga a 5 che le avrebbe spezzato le gambe, Nadia in testa al gruppetto di tre inseguitrici è avanzata come un metronomo: 2’51”5, 2’51”2, 2’53”2, 2’57”6 e 2’49”3 i parziali dei suoi 1000. Quanto bastava per raccogliere le avversarie per strada e chiudere, alle spalle della solita bi-olimpionica Beatrice Chebet e dell’iridata indoor dei 3000 Freweyni Hailu, con un tempo migliore di 8”49 rispetto a quello che le aveva dato il quasi-bronzo olimpico.
Con 14’23”15 Nadia è diventata al Golden Gala 2025 la seconda europea di sempre dietro la primatista olandese Sifan Hassan (14’13”42 a Londra 2023) così come la keniana Chebet con 14’03”69 ha preso le misure del record della keniana Tsegay (14’00”21) toltole un mese dopo a Eugene (13’58”06) per diventare la prima donna sotto i i 14 minuti.
Giovedì si riparte da qui con un 5000 da cui, in assenza della Chebet, sarà lecito aspettarsi di tutto.
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